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Atto a cui si riferisce:
C.1/00081 premesso che: la crisi economica globale sta assumendo proporzioni storiche. Indotta da un'iniqua distribuzione del reddito, ha portato larghi strati della popolazione a basso e...



Atto Camera

Mozione 1-00081 presentata da PIER PAOLO BARETTA testo di mercoledì 10 dicembre 2008, seduta n.101
La Camera,

premesso che:
la crisi economica globale sta assumendo proporzioni storiche. Indotta da un'iniqua distribuzione del reddito, ha portato larghi strati della popolazione a basso e medio reddito ad indebitarsi per sostenere il tenore di vita e il bene primario della casa. La crisi ha subito in seguito un pesante aggravamento a causa di atteggiamenti, in molti casi irresponsabili, di una finanza di speculazione che ha prodotto le pesanti e crescenti turbolenze sui mercati finanziari. La crisi americana dei mutui sub-prime ha costituito l'innesco che ha provocato un generale e rapidissimo deterioramento delle prospettive di crescita dell'economia;

in tale quadro, la crisi finanziaria globale ha investito alcune delle più grandi istituzioni finanziarie americane ed europee, per fronteggiare la quale Governi e autorità monetarie hanno assunto ampie iniziative, quali, ad esempio, massicce iniezioni di liquidità, riduzioni dei tassi di interesse, ricapitalizzazione delle banche con fondi pubblici;

data la dimensione e la diffusione dei soggetti coinvolti, la crisi sta generando una mancanza di fiducia, di cui si avvertono gli effetti: le condizioni di credito sono diventate sensibilmente più strette, si riducono i piani di investimento, i consumi si indeboliscono, sulle prospettive pesa una forte incertezza, con molte delle economie dell'Unione europea in recessione o sull'orlo della recessione;

previsioni negative sono previste da tutti i principali organismi internazionali: l'Ocse, nell'Economic outlook di novembre 2008, prevede per l'Italia, nel 2009, un tasso di crescita negativo del prodotto interno lordo reale dell'1 per cento, sensibilmente inferiore alla previsione formulata a giugno 2008 (+0,9 per cento);

peraltro, per il 2009 l'indicatore di crescita negativa, che nell'anno 2008 caratterizzava soltanto la situazione italiana, è ora riscontrabile in quasi tutte le economie avanzate: sempre l'Ocse stima una crescita di -0,6 per cento per l'area euro nel 2009;

segnali di ripresa sono previsti solo a partire dalla fine del 2010: in sostanza, la stabilizzazione dell'economia mondiale e la sua uscita dagli squilibri macroeconomici e macrofinanziari rischia di determinarsi attraverso una lunga e pericolosa crisi recessiva;

per scongiurare questo scenario, è opinione ormai dominante che sia necessario non soltanto l'intervento delle politiche monetarie e delle banche centrali nazionali, ma anche di adeguate politiche fiscali di segno anticiclico;

molti Paesi hanno già deciso, o stanno decidendo, di muoversi in questa direzione, mettendo in campo pacchetti di stimolo fiscale volti al sostegno temporaneo della domanda interna di consumi e di investimenti pubblici: fra essi, ad esempio, la Cina e la nuova amministrazione Usa;

l'Unione europea ha una duplice responsabilità in merito: da un lato deve evitare che la crisi recessiva si estenda e si approfondisca all'interno dei Paesi membri, con le sue deleterie conseguenze in termini di distruzione di posti di lavoro; dall'altro lato non può non fornire il suo contributo al processo di riaggiustamento mondiale, nell'ambito di una cooperazione internazionale al cui interno la stessa Unione europea è chiamata oggi ad esercitare un ruolo potenzialmente nuovo e di grande impegno;

per rispondere a questa situazione, la Commissione europea ha presentato il 26 novembre 2007 «Il piano europeo di ripresa economica». Esso identifica un insieme di misure volte al sostegno dell'economia reale e si fonda su due pilastri:

a) nell'immediato, un significativo rafforzamento del potere d'acquisto delle famiglie, attraverso la tempestiva adozione di un pacchetto fiscale dell'ammontare di 200 miliardi di euro (1,5 del prodotto interno lordo dell'Unione europea), 170 dei quali dovrebbero essere implementati dai Paesi membri e 30 dalla Commissione europea;

b) nel lungo periodo, il rafforzamento della competitività europea, grazie alla convergenza dei Governi su una serie di priorità comuni di azioni volte a favorire lo smart investment, nell'ambito della strategia di Lisbona;

la Commissione europea, nel proporre che gli Stati membri prevedano, nei bilanci nazionali per il 2009, incentivi finanziari pari complessivamente a 170 miliardi di euro, richiede che essi siano tempestivi (per poter sostenere rapidamente l'attività economica durante la fase di rallentamento della domanda), temporanei (per scongiurare un deterioramento permanente delle posizioni di bilancio), mirati ad aumento dell'occupazione, sostegno ad imprese e famiglie vittime di restrizioni creditizie, coordinati (così da moltiplicare l'impatto positivo e garantire la sostenibilità di bilancio a lungo termine) e che combinino strumenti di reddito e di spesa, mediante possibili interventi concernenti:

a) la spesa pubblica con impatto sulla domanda a breve termine;

b) garanzie e prestiti agevolati;

c) incentivi fiscali opportunamente strutturati;

d) la riduzione delle imposte e dei contributi sociali versati dai datori di lavoro al fine di contribuire al mantenimento e alla creazione dei posti di lavoro;

e) riduzioni temporanee dell'aliquota iva standard, per incentivare i consumi;

ad avviso della Commissione europea, la concomitanza eccezionale della crisi finanziaria e della recessione giustifica un'espansione di bilancio coordinata nell'Unione europea tale da causare in alcuni Stati membri un superamento del valore di riferimento del disavanzo (3 per cento del prodotto interno lordo);

il piano invita, inoltre, gli Stati membri ad incrementare gli investimenti in infrastrutture, nell'efficienza energetica degli edifici, nonché in materia di istruzione e di ricerca e sviluppo, al fine di stimolare la crescita la produttività. A proposito di infrastrutture, già il libro bianco di Jacques Delors prevedeva di creare un nuovo circuito di finanziamento dei progetti infrastrutturali di dimensione europea, tramite l'emissione di titoli pubblici dell'Unione europea (eurobonds), i quali avrebbero oggi, fra l'altro, il vantaggio di offrire sui mercati opportunità di investimento a lungo termine, aventi caratteristiche di basso rischio e di connessione all'economia reale, offendo così anche su questo versante un contributo alla costruzione di una nuova fase dell'economia mondiale non più dominata da spinte aventi prevalente natura speculativa e finanziaria;

i principali Paesi europei stanno operando in linea con il piano della Commissione europea. In Germania il Governo ha presentato nei mesi di ottobre e novembre 2008 una serie di misure rivolte a contrastare gli impatti negativi sull'economia legati alla crisi: tali misure sono, in particolare, rivolte ad incentivare gli investimenti, a ridurre il carico fiscale e contributivo sulle famiglie attraverso agevolazioni fiscali e sussidi per i figli a carico e la riduzione dei contributi sociali per le indennità di disoccupazione a favore delle famiglie e delle imprese. Nel Regno Unito il pre-budget report presentato il 24 novembre 2008 prevede un pacchetto di misure volto a sostenere, in particolare, i redditi, i consumi e gli investimenti. Il 28 novembre 2008 la Spagna ha approvato in Consiglio dei ministri un piano per stimolare l'economia e l'occupazione, con misure già operanti nel 2008, come gli sgravi fiscali per le famiglie e le imprese per un totale di 16,5 miliardi di euro (deduzione sull'irpef di 400 euro a famiglia, maggiori deduzioni per figli a carico e la riduzione dell'ires), le misure per sostenere l'occupazione (deduzioni per le imprese che assumono disoccupati con figli a carico o lavoratrici e aumento dell'indennità di disoccupazione per coloro che intraprendono un'attività propria), la creazione di un fondo di 8 miliardi da destinare alla realizzazione di opere pubbliche e di un fondo di 3 miliardi per sostenere settori strategici dell'economia, una moratoria temporanea sul 50 per cento delle rate per i mutui contratti dai soggetti con redditi più bassi o disoccupati e l'introduzione di ulteriori deduzioni per i redditi fino a 33.000 euro. In Francia il Governo ha annunciato diversi provvedimenti di sostegno all'economia reale, che prevedono la costituzione di una linea di credito di 22 miliardi per agevolare il finanziamento delle piccole e medie imprese, 100.000 contratti sovvenzionati aggiuntivi per impieghi presso enti locali e associazioni culturali e umanitarie, la realizzazione di 30.000 alloggi che era stata messa a rischio dalla crisi del settore immobiliare: un piano di interventi dall'ammontare di 175 miliardi in tre anni;

a fronte di questo massiccio intervento pubblico dei partner europei, il Governo italiano ha presentato un decreto-legge, il n. 185 del 2008, che, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, solo sulla carta prevede il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e non è in linea con le indicazioni della Commissione europea, perché non restituisce alla scuola le risorse tagliate nei mesi passati, rende inefficaci proprio quelle misure fiscali che maggiori effetti hanno sulla ricerca, sull'ambiente, sulla crescita e sull'occupazione, come la detrazione delle spese per la riqualificazione energetica degli edifici e il credito d'imposta per la ricerca, riprogramma le risorse del quadro strategico nazionale per interventi infrastrutturali, senza prevedere nessun finanziamento addizionale e addirittura ciò avviene dopo l'improprio utilizzo nei mesi passati delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate per misure di dubbia utilità sociale ed economica;

le risorse del citato decreto-legge sono scarse e addirittura va segnalato come l'intervento di sostegno all'economia perseguito dal provvedimento rechi effetti migliorativi sui saldi di finanza pubblica, sia con riferimento al saldo netto da finanziare, che in termini di indebitamento netto e di fabbisogno, con evidenti effetti prociclici, contrariamente a quanto previsto dalle più elementari regole di politica economica: l'Italia è l'unico Paese europeo a rinunciare all'apporto delle politiche di bilancio al fine di attutire le conseguenze della crisi in atto;

il bonus per le famiglie, date le condizioni attuali ed attese dell'economia, è una misura utile ma assolutamente insufficiente, mentre sarebbe stato necessario un intervento di portata ben più ampia, sia per importo medio, sia per numero di famiglie interessate,
impegna il Governo:

coerentemente con le indicazioni della Commissione europea e con le azioni intraprese dalle principali economie europee, a rimodulare il percorso di raggiungimento del pareggio del bilancio, destinando le risorse liberate a misure di riduzione dell'imposizione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione, attraverso l'innalzamento delle detrazioni fiscali, riduzione che tenga conto della presenza dei figli e che riconosca benefici anche agli incapienti e alle categorie sociali svantaggiate;

a procedere, in attesa della definitiva riforma degli ammortizzatori sociali, che li trasformi in uno strumento universalistico, ad un'estensione consistente degli ammortizzatori sociali a sostegno di tutte le persone che perdono il lavoro o che sono sospese dal lavoro, a prescindere dalle dimensioni dell'impresa, dalla forma contrattuale, dal settore di appartenenza;

a prevedere tempi certi e rapidi per i pagamenti dovuti dalla pubblica amministrazione alle imprese;

a presentare nelle sedi competenti misure finalizzate a creare un nuovo circuito di finanziamento dei progetti infrastrutturali di dimensione europea tramite l'emissione di titoli pubblici dell'Unione europea (eurobonds).

(1-00081)
«Baretta, Fluvi, Lulli, Damiano, Bersani, Letta, Colaninno, Ventura, Quartiani, Giachetti, Boccia, Calvisi, Capodicasa, Cesario, Duilio, Genovese, Marchi, Cesare Marini, Misiani, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Carella, Causi, Ceccuzzi, D'Antoni, De Micheli, Fogliardi, Gasbarra, Graziano, Losacco, Marchignoli, Pizzetti, Ria, Sposetti, Strizzolo, Benamati, Calearo Ciman, Fadda, Froner, Marchioni, Peluffo, Portas, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino, Bellanova, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Schirru».