• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00018 Risoluzione in Commissione 8-00018 presentata da FRANCO CECCUZZI giovedì 27 novembre 2008 pubblicata nel bollettino n.100 La VI...



Atto Camera

Risoluzione in Commissione 8-00018 presentata da FRANCO CECCUZZI
giovedì 27 novembre 2008 pubblicata nel bollettino n.100
La VI Commissione,
premesso che:
l'articolo 47 della Costituzione italiana afferma che la Repubblica «favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione»;
l'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, (Testo unico delle imposte sui redditi) stabilisce che è possibile detrarre un importo pari al 19 per cento degli interessi passivi dei mutui stipulati per l'acquisto della prima casa;
tale aliquota del 19 per cento è stata fissata dall'articolo 49, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, contestualmente alla rimodulazione delle aliquote degli scaglioni Irpef, equiparando tale aliquota di detrazione all'aliquota prevista per il primo scaglione di reddito (18,50 + 0,50 quale addizionale regionale Irpef);
l'articolo 3, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 330, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 luglio 1994, n. 473, ha stabilito che la detrazione possa agire su una cifra non superiore a 7 milioni di lire; importo che è stato convertito in euro 3.615,20;
il 4 ottobre 2007 la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, nel corso della XV Legislatura, ha approvato una risoluzione, presentata dall'on. Franco Ceccuzzi, che impegnava il governo a «ad elevare da euro 3.615,20 ad euro 6.000 l'importo massimo su cui calcolare la detrazione relativa ad interessi ed oneri accessori» dei mutui prima casa;
la legge finanziaria per il 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244), recependo solo in parte i contenuti della risoluzione Ceccuzzi, ha elevato l'importo massimo di detraibilità portandolo da 3.615,20 a 4.000 euro: un innalzamento significativo, dal momento che tale cifra per oltre 10 anni è rimasta invariata, ma non ancora adeguata ai parametri attuali relativi al costo delle abitazioni, all'entità dei mutui contratti, all'inflazione reale ed al carovita;
attualmente l'aliquota prevista per il primo scaglione di reddito è fissata al 23 per cento (senza considerare le addizionali comunali e regionali);
si è verificata in Italia, negli ultimi anni, una crescita esponenziale dei mutui per l'acquisto della prima casa; occorre inoltre aggiungere che soltanto un quarto dei mutui è di tipologia «a tasso fisso», a fronte di una media europea del 50 per cento;
secondo indagini realizzate da organi di informazione, l'offerta di mutui ormai arriva a coprire anche il 100 per cento del costo di acquisto dell'abitazione, mentre la lunghezza media dei contratti è passata, rispetto al 1997, da 15 a 25 anni;
la Banca centrale europea, negli ultimi 2 anni e mezzo, ha aumentato per 9 volte il costo del denaro, passando dal 2 al 4,25 per cento;
i principali analisti internazionali prevedono che la Banca centrale europea aumenterà ulteriormente, nei prossimi mesi, il costo del denaro: secondo l'Isae (Istituto di studi e analisi economica) i tassi saliranno al 4,50 per cento entro il 2008;
nel mese di agosto 2008, secondo i dati resi noti dall'Abi (Associazione bancaria italiana) i tassi sui prestiti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni sono saliti al 5,96 per cento, contro il 5,92 per cento di luglio ed il 5,84 per cento di giugno: un livello che riporta i tassi ai massimi dell'agosto 2002, confermando l'ascesa continua dei tassi di interesse;
secondo i dati resi noti dalla Banca d'Italia, a luglio 2008 il Taeg (il «tasso annuo effettivo globale») applicato per l'acquisto di abitazioni è risultato non solo in crescita per il quarto mese consecutivo, ma anche superiore alla soglia del 6 per cento (cifra mai toccata negli ultimi quattro anni), attestandosi al 6,07 per cento; anche il tasso di interesse di mercato per i mutui ultradecennali supera la soglia del 6 per cento attestandosi al 6,08 per cento; secondo la Banca d'Italia è inoltre aumentato il debito delle famiglie italiane: a luglio il totale dei prestiti alle famiglie è salito a 463,91 miliardi di euro (dai 460,80 di giugno), di cui 253,95 miliardi solo per mutui casa oltre i cinque anni; rispetto a luglio del 2007 lo stock di debito delle famiglie italiane è aumentato del 2,3 per cento, ma rispetto alla fine del 2004 la crescita dei prestiti erogati dal sistema risulta addirittura pari al 32 per cento;
secondo le associazioni del consumatori (Adusbef e Federconsumatori) il crack finanziario della Banca statunitense Lehman Brothers ha inciso sulla crescita dell'Euribor (salito al 4,97 per cento); questo innalzamento comporta un aumento medio di circa 3.000 euro all'anno per le famiglie italiane che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile;
secondo le associazioni dei consumatori, oltre 3,2 milioni di famiglie italiane hanno stipulato e continuano a pagare un mutuo che prevede una rata variabile;
secondo gli ultimi dati Istat, la spesa per l'abitazione rappresenta attualmente la voce più consistente dei bilanci familiari: il 26,7 per cento della spesa complessiva mensile;
sempre secondo i dati Istat, le rate medie dei mutui complessivi (tasso fisso e variabile) sono cresciute di circa l'8 per cento nell'ultimo anno, passando da 438 a 471 euro;
in base ad un recente studio della Cgia di Mestre, l'indebitamento medio delle famiglie italiane (comprendente mutui per l'acquisto della casa, prestiti per l'acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili) ha raggiunto nel dicembre del 2007 15.765 euro; secondo tale indagine, in cinque anni, tra il primo gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007, l'indebitamento delle famiglie è quasi raddoppiato registrando una crescita media del 93,28 per cento;
secondo i dati emersi dall'»European Outlook 2009» sul mercato immobiliare presentato nel mese di settembre 2008, entro l'anno «le compravendite di case saranno circa 700.000 con un calo, rispetto al 2007, del 13 per cento, mentre sul versante delle quotazioni è previsto un aumento medio del 2 per cento. La diminuzione delle compravendite (il primo semestre 2008 si è chiuso con una flessione degli scambi dell'8 per cento) - si legge nel rapporto - è un effetto dell'aumento del costo dei mutui cui va aggiunta la maggiore severità nell'erogare il credito alle famiglie per l'acquisto di una casa. Il calo si concentra soprattutto nella fascia di mercato medio-bassa (al di sotto dei 250.000 euro)»;
secondo quanto riportato da organi di informazione, è aumentato notevolmente, nei tribunali italiani, il numero di procedure esecutive immobiliari causate dalla incapacità, da parte dei contraenti, di far fronte all'aumento dell'importo economico della rata del mutuo;
nel mese di aprile 2008 Antonio Catricalà, presidente dell'Antitrust, ha reso noto che in Italia «sono 110.000 le famiglie con problemi di insolvenza per il caro mutui e 420.000 quelle in difficoltà per un totale di 530.000 famiglie»;
secondo informazioni diffuse dall'Adusbef, che ha elaborato i dati forniti dalla Banca d'Italia e dalla Banca centrale europea, i mutui italiani sono mediamente più alti rispetto alla media dell'Unione europea;
l'articolo 8 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, varato dal Governo Prodi per rispondere alle difficoltà dei cittadini in seguito all'aumento delle rate dei mutui bancari, disciplina la portabilità gratuita del mutuo bancario;
il comma 1 dell'articolo 8 del decreto-legge n. 7 del 2007 consente al debitore di trasferire il mutuo, l'apertura di credito o altri finanziamenti contratti con una banca, un istituto finanziario o un ente previdenziale ad altri intermediari bancari e finanziari o enti previdenziali;
il comma 2 del sopra citato articolo 8 stabilisce che tale trasferimento si attua mediante un atto di surrogazione per volontà del debitore; per effetto della surrogazione, il mutuante surrogato subentra nelle garanzie accessorie, reali e personali, al credito surrogato;
il comma 3 del già citato articolo 8 sancisce la nullità di ogni patto, anche posteriore, con il quale si impedisca o si renda oneroso per il debitore l'esercizio o la facoltà di surrogazione;
il comma 4-bis del medesimo articolo 8 prevede che all'operazione di surrogazione non venga applicata né l'imposta sostitutiva di cui all'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973, né le imposte di cui all'articolo 15 dello stesso decreto: l'atto di surroga è quindi esente da imposte;
il comma 1 dell'articolo 8-bis del decreto-legge n. 7 del 2007 vieta agli istituti assicurativi e bancari di addebitare al cliente le spese relative alla predisposizione, produzione, spedizione, o altre spese comunque denominate, relative alle comunicazioni di cui all'articolo 8 del medesimo decreto;
il comma 450 dell'articolo 2 della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008) ribadisce e specifica i principi espressi dall'articolo 8 del decreto-legge n. 7 del 2007, introducendo, al medesimo articolo, un comma aggiuntivo 3-bis il quale recita testualmente: «La surrogazione di cui al comma 1 comporta il trasferimento del contratto di mutuo esistente, alle condizioni stipulate tra il cliente e la banca subentrante, con l'esclusione di penali o altri oneri di qualsiasi natura. Non possono essere imposte al cliente spese o commissioni per la concessione del nuovo mutuo, per l'istruttoria e per gli accertamenti catastali, che si svolgono secondo procedure di collaborazione interbancaria improntate a criteri di massima riduzione dei tempi, degli adempimenti e dei costi connessi»;
le associazioni dei consumatori hanno denunciato, fin dalla sua entrata in vigore, la mancata applicazione del decreto-legge n. 7 del 2007: nello specifico, secondo Adusbef e Federconsumatori, alla prima metà dell'anno 2008, la mancata applicazione della legge sulla portabilità dei mutui ha coinvolto 150.000 famiglie e prodotto «un danno ai correntisti pari a 5,9 miliardi di euro» mentre da una recente indagine di Altroconsumo è emerso la mancata attuazione della portabilità gratuita dei mutui da parte del 95 per cento degli operatori bancari;
in sede di audizione informale svolta dinanzi alle Commissioni V Bilancio e VI Finanze, i rappresentanti dell'Associazione bancaria italiana hanno reso noto che soltanto centocinquantamila cittadini hanno utilizzato fino ad ora l'opzione di portabilità del mutuo;
il Ministro delle Finanze Giulio Tremonti ha sottolineato in numerose occasioni di essere «a favore della portabilità dei mutui», assicurando che «sarà cura del governo fare in modo che i costi siano azzerati, ossia che la portabilità sia gratuita»;
a seguito dell'indagine avviata il 18 maggio 2008 dall'Antitrust per verificare la corretta applicazione delle disposizioni introdotte in materia dal citato decreto - legge n. 7 del 2007, nello scorso mese di agosto la stessa Antitrust ha sanzionato per 9 milioni e 680.000 euro 23 istituti bancari «per pratiche commerciali scorrette», in quanto, secondo l'Autorità, «le banche hanno impedito o reso troppo onerosa per i consumatori già titolari di un mutuo la surrogazione del mutuo stesso»;
secondo quanto è emerso da fonti di informazione, su segnalazione delle associazioni dei consumatori, molti istituti di credito continuano a non rispettare le norme sulla portabilità gratuita chiedendo addirittura somme di denaro ai clienti (da 500 a 3.000 euro) per autorizzare la surroga;
l'articolo 3 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, contiene disposizioni per la rinegoziazione dei mutui prima casa, con l'obiettivo di promuovere politiche a sostegno dei cittadini che non riescono a far fronte all'aumento delle rate e del carovita;
il comma 1 del suddetto articolo 3 del decreto-legge n. 93 prevede una convenzione fra il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Associazione bancaria italiana per l'introduzione di criteri di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile stipulati per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell'abitazione principale;
il comma 2 del citato articolo 3 dispone inoltre che questa «rinegoziazione assicura la riduzione dell'importo delle rate del mutuo ad un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all'importo originario del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto nell'anno 2006»;
il comma 3 del medesimo articolo 3 prevede altresì che «la differenza tra l'importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dall'atto di rinegoziazione» venga «addebitata su di un conto di finanziamento accessorio regolato al tasso che si ottiene in base all'Irs a dieci anni, alla data di rinegoziazione, maggiorabile fino ad un massimo di uno spread dello 0,50 annuo»;
il comma 7 del già citato articolo 3 dispone che «le banche e gli intermediari finanziari» che aderiscono alla convenzione devono formulare ai clienti interessati «la proposta di rinegoziazione entro tre mesi» dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93;
in data 19 giugno 2008 è stata firmata la convenzione tra il Ministero dell'economia e delle finanze e l'associazione bancaria italiana;
Altroconsumo ha presentato una denuncia alla Banca d'Italia e al Ministero dell'economia e delle finanze per sottolineare «l'assenza di trasparenza delle informazioni da parte di gruppi bancari a un milione e 200.000 mutuatari italiani e per la mancata applicazione della» suddetta convenzione. L'associazione dei consumatori ha segnalato che nelle lettere che le banche stanno inviando ai propri clienti sulla rinegoziazione dei mutui «non c'è traccia del piano d'ammortamento dei mutui, mentre abbondano gli errori di calcolo e le omissioni, e non c'è corrispondenza tra quota capitale ancora da pagare e rata attuale»; impegna il Governo: ad assumere le iniziative normative necessarie volte a elevare la percentuale degli oneri ammessa in detrazione dall'imposta lorda, che sarà applicata agli interessi passivi e relativi oneri accessori in dipendenza di mutui contratti per l'acquisto e la costruzione della prima casa garantiti da ipoteca su immobili;
ad elevare l'importo massimo su cui calcolare la detrazione relativa ad interessi ed oneri accessori;
a riferire alla Camera dei deputati sul numero di cittadini che hanno utilizzato l'opzione di portabilità del mutuo, nonché sul numero di cittadini che hanno invece rinegoziato il proprio mutuo in base alla convenzione tra Ministero delle Finanze ed Abi stipulata ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 93 del 2008.
(8-00018) «Ceccuzzi, Fluvi, Fogliardi, Strizzolo».