• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/00416 DI GIOVAN PAOLO, MORRI, CASSON, VIMERCATI, VITA, SANTINI, SIRCANA, D'ALIA, BUTTI, GRAMAZIO, FLERES, TOFANI, FONTANA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00416 presentata da ROBERTO DI GIOVAN PAOLO
giovedì 20 novembre 2008, seduta n.098

DI GIOVAN PAOLO, MORRI, CASSON, VIMERCATI, VITA, SANTINI, SIRCANA, D'ALIA, BUTTI, GRAMAZIO, FLERES, TOFANI, FONTANA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

il 26 settembre 2008 la società Telecom Italia Media spa, quotata in borsa e controllata da Telecom Italia, nelle persone dell'amministratore delegato e del direttore della testata giornalistica del telegiornale della rete televisiva Tg "La7", ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 25 giornalisti dello stesso telegiornale, facendo riferimento alla legge n. 223 del 1991;

la procedura è tesa a colpire esclusivamente 25 dei circa 90 giornalisti del telegiornale, che rappresentano solo il 10 per cento dei dipendenti del gruppo Telecom Italia Media;

la presunta necessità di licenziare 25 giornalisti è argomentata dai sopranominati dirigenti esclusivamente con le perdite di bilancio patite negli ultimi anni dal gruppo Telecom Italia Media nel suo complesso;

nel documento con cui è stata aperta la procedura si sostiene altresì che:

i conti della rete televisiva La7 sono in peggioramento nel corso del 2008 esclusivamente a causa della contrazione del mercato pubblicitario e della decisione dell'azienda di investire maggiormente in programmi di intrattenimento e sport per aumentare l'audience;

i programmi realizzati dalle testate giornalistiche di La7 hanno conseguito nel corso del 2007 un risultato negativo pari a circa 20 milioni di euro;

nel corso del confronto sindacale previsto dalla stessa legge n. 223 del 1991 i rappresentanti del gruppo Telecom Italia Media si sono espressamente rifiutati di fornire ai rappresentanti dei lavoratori informazioni essenziali per capire il significato dei licenziamenti e in particolare: quali sono i programmi giornalistici considerati nel conteggio che porta a dichiarare la perdita di 20 milioni; quali sono in dettaglio i costi e i ricavi attribuiti alla testata per arrivare al saldo finale di 20 milioni di euro;

che la rete televisiva La7 (che secondo gli stessi vertici aziendali, come riportato nelle stesse relazioni di bilancio, si qualifica per la quantità e la qualità dei programmi di informazione) manda regolarmente in onda programmi giornalistici realizzati con ampio ricorso a lavoro giornalistico definito "abusivo" dai vertici della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), ovvero realizzati da decine di figure professionali inquadrate con contratti atipici (collaboratori a progetto, interinali, collaborazioni a partita iva, eccetera), sia direttamente da Telecom Italia Media (per i programmi "Omnibus", "Omnibus Week End", "Otto e mezzo", "L'Infedele") sia indirettamente, attraverso società di produzione esterne, a titolo esemplificativo la società Magnolia per il programma "Exit", la società H24 per il programma "Istantanea", la società Endemol (appartenente al gruppo Mediaset) per il programma "Le invasioni barbariche", la società Wilder per il programma "Tetris", o il gruppo Class per il programma "Linea mercati";

sempre a titolo esemplificativo, i rappresentanti sindacali dei giornalisti hanno rilevato, non smentiti, come il programma "Exit" costi a La7 circa 200.000 euro a puntata, quanto la Rai spende per "Annozero" di Michele Santoro; e come il programma Lineamercati - due appuntamenti giornalieri da circa un minuto e mezzo ciascuno (il primo all'apertura dei mercati al mattino, il secondo dopo l'una di notte) in cui un addetto della televisione concorrente Cfn-Cnbc, in collegamento audio-video, riferisce dell'andamento dei mercati borsistici, costi circa 1.000 euro al minuto, per un montante annuale equivalente al costo di almeno sei giornalisti;

sono rimaste senza alcun riscontro le richieste di informazioni e chiarimenti da parte dei rappresentanti sindacali dei giornalisti (rivolte sia al tavolo di confronto sindacale per la procedura di licenziamento collettivo, sia al presidente di Telecom Italia Media, sia all'azionista di controllo, nella persona dell'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè) sulla logica industriale di appaltare a società esterne, a costi molto alti e spesso ingiustificati, programmi di informazione tranquillamente realizzabili dai giornalisti dipendenti;

che peraltro gli stessi dirigenti di Telecom Media e La7-TgLa7 argomentano, nel documento di apertura della procedura di licenziamento collettivo, a sostegno della volontà di ridurre l'organico redazionale, che la redazione del Tg5 avrebbe una produttività superiore del 30 per cento rispetto a quella della redazione del Tg La7,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto per far luce sui contorni preoccupanti della vicenda e per fermare il grave attacco ai diritti dei lavoratori portato avanti dal gruppo Telecom Italia;

se non ravvisi in questa vicenda:

a) la volontà del gruppo Telecom Italia di stravolgere, attraverso la politica dei fatti compiuti, le basi stesse del diritto del lavoro, puntando ad utilizzare la legge n. 223 del 1991 per licenziare dei dipendenti senza dichiarare in quale strategia di rilancio aziendale sia inquadrata l'operazione, senza collegare i licenziamenti ad alcuna riduzione della produzione, ma anzi affiancandoli a ripetute dichiarazioni ufficiali secondo le quali i programmi d'informazione restano essenziali per La7 e sono destinati ad ulteriore sviluppo;

b) la volontà del gruppo Telecom Italia di utilizzare la legge n. 223 del 1991 per aprire la strada a modificazioni sostanziali del mercato del lavoro giornalistico, allargando l'area del lavoro precario e sottopagato, quando non del tutto irregolare, e restringendo l'area del regolare lavoro dipendente normato dalla legge istitutiva dell'Ordine dei giornalisti e dal contratto collettivo nazionale del lavoro giornalistico.

(3-00416)