• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00013 CAPARINI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che: l'industria tessile italiana sta attraversando una fase di gravissima crisi dovuta, in...




Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-00013
presentata da
DAVIDE CAPARINI
mercoledì 14 maggio 2008 nella seduta n.005

CAPARINI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:

l'industria tessile italiana sta attraversando una fase di gravissima crisi dovuta, in massima parte, alla concorrenza sleale dei paesi asiatici. Oltre il 70 per cento circa della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal sud-est asiatico: Cina, Corea, Thailandia e Taiwan. Il 30 per cento circa della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal bacino mediterraneo dove il nostro paese detiene il triste primato seguito da Spagna, Turchia e Marocco;

il fenomeno della contraffazione si presenta come un insieme complesso di violazioni a leggi, norme e regolamenti, vincoli contrattuali che regolano i diritti di proprietà intellettuale e di sfruttamento commerciale dei prodotti di ogni genere;

contraffazione ed importazioni parallele costituiscono un giro d'affari enorme ed in continuo sviluppo che alimenta, spesso senza saperlo, un'industria criminale che sfrutta questo mercato per reinvestire nel traffico di droga e nello sfruttamento della prostituzione;

il fenomeno ha raggiunto le dimensioni allarmanti in quanto l'industria della contraffazione vale, in termini di produzione sommersa, il 25 per cento del Pil e sottrae quattro milioni di lavoratori al mercato regolare (Il Sole 24 Ore, 17 novembre 2005). Nella classifica delle vendite di merci contraffatte spiccano gli articoli di abbigliamento (72 per cento), gli accessori (14 per cento), i dvd, i cd e le videocassette (4 per cento). L'area di Napoli, l'hinterland milanese e la provincia di Prato sono i principali centri di produzione del falso italiano;

i danni prodotti dalla contraffazione sono molteplici, i nocumenti all'erario e alle aziende sono enormi: ogni anno 12 mila posti di lavoro scompaiono solo in Italia e sottrae alle imprese manifatturiere 6 miliardi di euro in evasione Iva. Sono stimati in 250 mila i posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, a causa della contraffazione, di cui 120 mila circa nella sola Unione europea;

è stato stimato che il giro d'affari di questo fenomeno si attesta oltre i 100 miliardi di dollari l'anno in tutto il mondo pari al 5-6 per cento dell'intero commercio mondiale;

il fenomeno della contraffazione indebolisce la posizione di mercato dei legittimi produttori, mette a rischio il settore della distribuzione autorizzata, inganna i consumatori e abbassa gli standard di qualità con un rischio notevole per la sicurezza in quanto vengono immessi sul mercato articoli potenzialmente pericolosi;

il preoccupante fenomeno colpisce indistintamente le aziende titolari di grandi marchi come le piccole aziende, che trovano nel prodotto contraffatto un temibile concorrente, per non parlare del fatto che dietro al commercio di questi prodotti si nascondono reati gravi, come lo sfruttamento minorile, le vendite senza licenza, l'evasione fiscale;

spesso accade che le aziende italiane intraprendano azione di risarcimento del danno per la contraffazione subita, ma la stessa non ha esito alcuno o nel peggiore dei casi non è nemmeno possibile intraprendere un'azione legale poiché, per l'ordinamento cinese la società che per prima deposita il marchio ne è titolare;

un altro paradosso è rappresentato dal fatto che spesso le imprese italiane che vorrebbero registrare il proprio marchio si trovano nell'impossibilità di farlo perché questo è già stato registrato in maniera abusiva ed illegale da società estere;

la contraffazione consiste nell'apposizione da parte delle imprese truffatrici di false indicazioni di provenienza, nell'imitazione del prodotto o del suo imballo;

l'industria della contraffazione in Cina ha un giro d'affari di oltre 16 miliardi di dollari l'anno, che costa alle aziende occidentali decine e decine di miliardi di dollari di mancate vendite;

molte aziende si preoccupano, altresì, del calo di immagine dovuto all'immissione sul mercato di imitazioni di pessima qualità dei loro prodotti;

diverse fonti confermano, che si tratta di un fenomeno in espansione, che, invece, è più incentrato sulla realizzazione e sulla vendita di beni di largo consumo;

l'enormità e la capillarità delle attività di contraffazione in Cina rendono vani anche gli sforzi più cospicui delle singole imprese, tutto ciò a causa dell'insufficiente legislazione cinese in tema di marchi e brevetti;

la Confartigianato sulla base di un sondaggio condotto su un campione di 1.500 realtà made in Italy ha stilato una classifica dei motivi della crisi che sta minacciando le piccole e medie aziende: dalla concorrenza dei prodotti a basso prezzo (indicato dal 51,5 per cento degli imprenditori), alla delocalizzazione in paesi a basso costo di manodopera (14,5 per cento), alla copiatura di brevetti e marchi, al mancato rispetto delle direttive internazionali (7 per cento). La risposta delle piccole e medie imprese è che il 34,4 per cento non ritiene di dover attuare alcun cambiamento nelle proprie politiche imprenditoriali, il 31,7 per cento intende puntare sulla diversificazione del prodotto, il 14,9 per cento sulla ricerca di nuovi mercati e il 7,9 per cento pensa di ridurre la produzione;

il Ministero del commercio cinese ha dichiarato che la Cina avrà nel 2007 il 31,4 per cento del mercato tessile europeo, quota che riguarderà le dieci categorie di prodotti contemplate nei recenti accordi con l'Unione europea. Nel 2004, la quota cinese sugli stessi prodotti era del 12,4 per cento. Secondo le ultime statistiche, le esportazioni del tessile cinese verso l'Ue sono aumentate nel primo semestre 2005 del 130 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per una cifra complessiva di 8,65 miliardi di dollari (Ansa, 22 agosto 2005);

il Governo con la finanziaria per il 2004 è intervenuto a difesa dei prodotti italiani ed europei, preoccupato del confronto di questi con la concorrenza sleale dei Paesi orientali ipotizzando l'introduzione di dazi a difesa dei prodotti made in Italy -:

quali iniziative siano allo studio al fine di tutelare la merce prodotta dalle aziende italiane nel rispetto della normativa vigente;

quali misure finalizzate al controllo della liceità della filiera di provenienza della merce prodotta nei paesi orientali e venduta nel mercato italiano siano allo studio;

se il Ministro intenda adottare idonee iniziative, anche di natura normativa, al fine di fronteggiare la concorrenza sleale subita dai prodotti del tessile-abbigliamento da parte dei produttori extra UE che invadono il nostro mercato con una crescente quantità di beni contraffatti in spregio a qualsiasi normativa sui brevetti.
(5-00013)