• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00065 CAPARINI, VOLPI e COMAROLI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che: la malattia...




Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-00065
presentata da
DAVIDE CAPARINI
giovedì 29 maggio 2008 nella seduta n.011

CAPARINI, VOLPI e COMAROLI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che:

la malattia vescicolare del suino è una malattia infettiva e contagiosa ad eziologia virale, l'uomo ne è immune e il suino è l'unico animale che in natura manifesta sintomatologia clinica. È inserita nell'elenco comunitario delle malattie da debellare, gli animali colpiti dalla malattia sono quindi abbattuti per impedirne la diffusione e gli allevatori rimborsati dei danni economici subiti;

dal novembre 2006 la zona di San-Paolo Coniolo in provincia di Brescia è stata interessata da numerosi e ripetuti casi della malattia vescicolare e conseguenti abbattimenti di animali infetti o a rischio infezione. A fronte di ciascun abbattimento l'A.S.L, ha istituito in un raggio di 3 km dall'allevamento focolaio una zona di protezione sanitaria che ha impedito la movimentazione degli animali sani (compreso il trasporto per la macellazione). L'autorità sanitaria ha inoltre istituito una zona di sorveglianza sanitaria nel raggio di 10 km dal focolaio in cui è consentita la movimentazione degli animali previa le opportune analisi, ma che nei mesi passati, a causa di focolai consecutivi, si è tradotta in un sostanziale impedimento delle vendite;

gli allevamenti nella zona di protezione sanitaria San Paolo-Coniolo che hanno subito il fermo totale di 4 mesi e mezzo sono (Nome allevamento, tipologia allevamento, tipologia animale, numero animali, comune): Tommasoni Tommaso, riproduzione ciclo chiuso, scrofe 100, San Paolo; Tommasoni Massimo ed Erminio, riproduzione ciclo chiuso, scrofe 200, San Paolo; Caseificio Sociale Giardino, ingrasso, grassi 4.000, Orzivecchi; scrofe 670, San Paolo; Plodari Bruno, riproduzione/ciclo chiuso, grassi 2.600, san Paolo; Plodari Bruno, riproduzione ciclo chiuso, scrofe 4.100, Pompiano; Giudici Piero, ingrasso, finissaggio, grassi 21.000, Pompiano; Azienda Agricola Tiraboschi, riproduzione/scrofe/svezzamento, scrofe 900, Orzinuovi; Ferrari Franco, riproduzione/ciclo aperto, scrofe 30, Orzinuovi; Tommasoni Lorenzo, riproduzione/ciclo aperto, scrofe 700, Orzinuovi; Tommasoni Alessandro, riproduzione/ingrasso, grassi 2.000, Orzinuovi; Azienda Agricola Ferretti Luigi, riproduzione/ingrasso, grassi 2.500, Orzinuovi; Micheletti Fausto, ingrasso, grassi 780, Orzivecchi; Micheletti Mario, ingrasso, grassi 540, Orzivecchi;

nell'ottobre 2007 è stato effettuato un abbattimento cautelativo di 42mila suini negativi alla viaria al fine di evitare il propagarsi della malattia;

dal 14 novembre 2006 il fermo viene applicato a singhiozzo e da settembre 2007 a gennaio 2008 senza soluzione di continuità. Le aziende sottoposte a questo prolungato fermo aziendale, pur non avendo contratto la malattia, subiscono di fatto danni economici ingenti, senza poter beneficiare di alcun rimborso. La mancata commercializzazione dei suini sani ha interrotto i normali flussi di cassa determinando gravissime perdite finanziarie. Gli allevamenti a ciclo aperto, costituiti da solo ingrasso, hanno cercato di circoscrivere i danni evitando a fine ciclo l'introduzione di nuovi capi. Le scrofaie sono state costrette ad allevare i suini in condizioni sanitarie e di benessere difficili a causa della limitata movimentazione che ha causato una mortalità anomala e la diffusione di numerose patologie;

da settembre 2007 a marzo 2008 poi a causa del verificarsi di numerosi e ripetuti casi di vescicolare nella zona geografica della bassa provincia di Brescia, il programma delle vendite di capi di allevamento all'industria di trasformazione alimentare è stato completamente interrotto, ad eccezione di due brevi finestre di consegna in gennaio e febbraio 2008;

è evidente come le aziende in cui non è stata conclamata la malattia hanno subito danni economici ingenti: lo stato di fermo aziendale ha comportato la necessità di gestire il prevedibile aumento delle nascite, di peso medio degli animali in allevamento e, soprattutto, il blocco degli spostamenti degli animali;

la mancanza di liquidità, a fronte della revoca dell'accreditamento con conseguente ulteriore fermo delle movimentazioni, ha quindi compromesso notevolmente l'attività di allevamento e creato notevoli difficoltà alle aziende;

a puro titolo d'esempio l'Azienda agricola Giudici dottor Piero, con sede in località Zurlengo di Pompiano (Brescia) via Castello n. 3 in conduzione diretta con salariati, svolge una attività ad indirizzo cerealitico-zootecnico con allevamento di suini a ciclo chiuso e conduzione di circa 580 ha di terreno (parte di proprietà e parte in affitto in forza di contratti pluriennali) coltivato interamente a mais, il cui raccolto viene direttamente impiegato per l'alimentazione dei capi in allevamento;

il ciclo di allevamento prevede la presenza di scrofe per la produzione di suinetti che vengono successivamente allevati ed ingrassati nelle strutture aziendali. Alla fine degli anni '90 l'azienda ha sviluppato le strutture di allevamento per le scrofe e i suinetti in post svezzamento fino ad arrivare ad una consistenza di circa 4.100 capi da riproduzione grazie ad ulteriori investimenti nelle strutture di allevamento e nelle specifiche attrezzature ed impianti;

gli allevamenti, pur non avendo contratto la malattia, hanno subito danni economici ingenti. Lo stato di fermo aziendale ha comportato la necessità di gestire il prevedibile aumento delle nascite e del peso medio degli animali presenti in allevamento e, soprattutto, il blocco degli spostamenti degli animali dalla scrofaia posta in località Gerolanuova di Pompiano istituita al fine di razionalizzare la gestione dell'allevamento e attuare le più idonee misure di prevenzione separata da altri siti periferici ove si effettuano le fasi di post svezzamento-accrescimento-ingrasso. L'istituzione del blocco degli spostamenti verso i centri periferici ha comportato la pressoché contemporanea riduzione delle coperture, al fine di ridurre il numero dei suini svezzati che sarebbe stato necessario ospitare nel sito 1 in attesa della revoca del blocco degli spostamenti;

nel periodo la presenza di scrofe produttive (scrofe gravide, in lattazione, in attesa di copertura e scrofette coperte, queste ultime presso il centro all'ingrasso e mediamente pari a 300 capi) sono risultate circa 4.100. In condizioni ordinarie e considerando un livello produttivo del tutto prudenziale di circa 2,1 parti per scrofa per anno e un numero di svezzati pari a 8,75 capi per parto si ha un numero medio di svezzati pari a 1.450 capi/settimana. Il blocco, o perlomeno la drastica riduzione delle coperture, ha comportato la diminuzione dei suini svezzati che nel periodo gennaio-aprile 2008 sono risultati mediamente pari a 435 capi/settimana. Rispetto all'obiettivo medio di produzione dell'azienda, si è registrato un calo del numero di svezzati pari a circa 1.000 capi/ settimana che, per il periodo del blocco dal 10 settembre 2007 al 3 gennaio 2008 (114 giorni) che si è effettivamente protratto al 10 marzo 2008, ha comportato una minore produzione di 16.000 suinetti svezzati (1.000 capi/settimana per 16 settimane);

la produzione di 10.000 animali in meno ha determinato una ingente perdita per l'azienda: al fine di procedere alla stima del mancato costo, ricavo e conseguentemente del mancato guadagno della produzione è necessario considerare i costi fissi sostenuti. I costi variabili sono pari a 157,90 euro/capo per un totale di euro 2.526.024,00. Considerando la vendita degli animali a 160 kg al prezzo medio di mercato di 1,18 centesimi/kg premio di 0,06 euro/kg (premio qualità Consorzio di Parma) -7,25 per cento di IVA in carico all'azienda per un ricavo di 1.336 euro/kg., ciò si traduce in un mancato ricavo per un totale di euro 3.527.040,00. Il mancato guadagno per i 114 giorni di fermo del periodo settembre 2007-gennaio 2008 è quindi stimabile in euro 1.001.016,00;

considerando gli stessi parametri per il periodo di revoca dell'accreditamento con conseguente ulteriore fermo del periodo gennaio 2008-marzo 2008 è stimabile un extra danno di euro 562.500,00. È inoltre da considerare che la mancata commercializzazione dei suini sani ha interrotto i normali flussi di cassa determinando difficoltà nei pagamenti necessari alle attività aziendali e comportando quindi tensioni e gravissime perdite finanziarie che in questo atto non sono quantificate;

se la norma prevede il risarcimento dell'azienda zootecnica colpita da vescicolare ne consegue la legittimità di un riconoscimento del complesso dei danni subiti da un allevamento sottoposto a ordinanze restrittive che comportano perdite aziendali tali da mettere in serio pericolo la sopravvivenza delle aziende;

il 28 maggio 2008 il direttore del settore agricoltura della Provincia di Brescia ha quantificato il danno di ridotta produzione pari a 16.000 suini e richiesto alla Regione Lombardia di «considerare questo caso particolare» ovvero di integrare la DGR 5377/07 inerente l'abbattimento volontario dei suinetti per benessere animale considerando il caso di scuola oggetto di questa interrogazione;

il riconoscimento dello «stato di calamità» oltre che legittimo e necessario consentirebbe l'opera di risanamento aziendale, allontanando lo spettro del fallimento e della disoccupazione per numerose famiglie -:

se il Ministro intenda intervenire a sostegno del settore zootecnico della provincia di Brescia. (5-00065)