• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00044 Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che: l'applicazione delle...




Atto Camera

Interpellanza 2-00044
presentata da
FABIO GARAGNANI
martedì 10 giugno 2008 nella seduta n.015

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:



l'applicazione delle leggi concernenti il diritto allo studio nelle varie Regioni pur nella consapevolezza dell'autonomia delle medesime nel settore summenzionato, pone il problema del dovere dello Stato di garantire ai cittadini la fruizione di diritti essenziali quali vitto, alloggio, trasporti e libertà di scelta del percorso educativo non dal punto di vista quantitativo ma in particolare nell'ottica di poter usufruire di un diritto essenziale che non può essere appannaggio degli abitanti di alcune regioni e non di altre;


esistono infatti Regioni come la Lombardia e il Veneto che hanno stanziato per l'anno scolastico 2007-2008 cifre significative a favore delle famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie, 46 e 20 milioni di euro rispettivamente, a fronte di altre, quali l'Emilia Romagna, poco più del 2 per cento su una cifra di 19 milioni di euro e altre ancora in cui non esiste alcun intervento in questa essenziale materia;


i cittadini e le famiglie che intendano ricorrere a strutture scolastiche ed educative non statali e non comunali devono sostenere in proprio i relativi costi, dopo avere peraltro contribuito a pagare, a beneficio altrui, i costi della scuola statale e comunale;


le leggi regionali approvate da alcune regioni, come sopra riportato, costituiscono finalmente un passo in avanti nel riconoscimento del ruolo oggettivo di servizio pubblico svolto da strutture educative private mentre la normativa adottata recentemente in altre Regioni rimane ancorata ad una concezione pubblicistica e totalizzante della scuola muovendosi nel solco di una logica ormai superata che non si può e non si vuole abbandonare;


pur nel riconoscimento della piena autonomia delle regioni di regolamentare questo importante settore, occorre, a parere dell'interpellante, riconoscere che l'attuale situazione vede la convivenza di sistemi scolastici aperti al privato sociale o caratterizzati da un arroccamento sul ruolo del pubblico, determinando così situazioni di notevole disparità fra i cittadini di uno stesso Stato;


un sistema educativo così concepito non costituisce sicuramente una risposta alle legittime aspettative degli studenti e delle loro famiglie di poter contare su di un quadro normativo omogeneo con standard minimi uguali per tutti e quindi di potere scegliere in assoluta libertà;


l'interpellante rileva altresì che, se è vero comunque che un sistema come quello italiano imperniato sul primato del pubblico statale non può essere cambiato dall'oggi al domani, è altrettanto vero che possono essere intrapresi alcuni passi, aumentando con iniziative urgenti e tempestive i fondi per le scuole paritarie che, partendo dallo spirito della legge n. 62 del 2000 favoriscano il sorgere di una autentica parità scolastica basata sulla competizione di modelli formativi diversi, nell'ambito ovviamente dei principi stabiliti dall'ordinamento scolastico italiano e scelti dalle famiglie sulla base della qualità dell'insegnamento e dei valori trasmessi;


infine, a parere dell'interpellante, occorre che il Governo ripensi la sua politica scolastica favorendo un maggior pluralismo educativo nel sistema scolastico italiano finora ingessato in un ottuso statalismo burocratizzato e spesso incapace, in mancanza di alternative, di dare serie prospettive di crescita culturale alle giovani generazioni;


il 3 giugno 2008 il Governo ha risposto all'interpellanza n. 2-00020, del sottoscritto interpellante, concernente sempre il diritto allo studio. In fase di replica, l'interpellante si è dichiarato «totalmente insoddisfatto» perché: «nella risposta all'interpellanza è stata fatta una confusione notevole fra parità scolastica e diritto allo studio; si tratta di due concetti completamente diversi! Fra l'altro, non è vero che lo Stato non possa intervenire perché si tratta di materia di competenza esclusiva delle regioni: nella quattordicesima legislatura, infatti, fu predisposta una proposta di legge per la fissazione dei limiti essenziali che fu discussa da tutte le Commissioni competenti - ovviamente sulla base di un presupposto di legittimità della medesima - e non giunse all'esame dell'Aula in quanto la legislatura era in scadenza. Il provvedimento, però, fu discusso dalla Commissione cultura, dalla Commissione bilancio e dalla Commissione affari costituzionali». Si tratta, in particolare dell'A.C. 2113, dalla cui lettura si evincono i presupposti in base ai quali un intervento dello Stato, oltre che auspicabile, appare anche pienamente legittimo -:


se, anche alla luce degli elementi segnalati in premessa, non ritenga necessario, pur nel rispetto dell'autonomia regionale, promuovere una qualche forma di intervento che definisca i livelli minimi essenziali del diritto allo studio - costituzionalmente garantito validi su tutto il territorio nazionale, considerato che in alcune Regioni, come l'Emilia Romagna, a parere dell'interpellante i cittadini sono privi di ogni garanzia nel fruire di questo diritto;

quale sia l'orientamento del Governo con specifico riferimento a possibili misure di sostegno alle famiglie che intendono avvalersi delle scuole paritarie.
(2-00044)«Garagnani».