• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/00098 PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro, salute, politiche sociali - Premesso che: secondo la vigente normativa, la spesa relativa al pagamento...




Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00098
presentata da
DONATELLA PORETTI
giovedì 19 giugno 2008 nella seduta n.024

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro, salute, politiche sociali - Premesso che:

secondo la vigente normativa, la spesa relativa al pagamento delle rette di permanenza nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) per soggetti con handicap permanente grave o ultrasessantacinquenni non autosufficienti è ripartita per il 50 per cento a carico del Servizio sanitario nazionale e per il restante 50 per cento a carico dei Comuni, con l'eventuale compartecipazione dell'utente secondo i regolamenti regionali o comunali (si veda l'allegato 1 decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, richiamato nell'art. 54 della legge n. 289 del 2002);

i Comuni possono chiedere all'assistito un contributo percentuale a tal fine, sulla base della situazione economica dello stesso, valutata secondo i parametri dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), così come determinata dall'art. 25 della legge n. 328 del 2000 in relazione a quanto stabilito nel decreto legislativo n. 109 del 1998 e successive modificazioni;

i Comuni, le Aziende sanitarie locali e le RSA calcolano l'ISEE dell'assistito con riferimento alle informazioni relative al nucleo familiare di appartenenza, ignorando la previsione normativa di cui all'art. 3, comma 2-ter del decreto legislativo n. 109 del 1998 secondo la quale ai fini del calcolo ISEE, per i soggetti con handicap permanente grave o ultrasessantacinquenni non autosufficienti che usufruiscano di prestazioni sociali agevolate, si deve prendere in considerazione la "situazione economica del solo assistito";

alcuni Comuni, addirittura, in assenza dei regolamenti comunali finalizzati ad individuare la situazione economica dell'assistito ai fini della compartecipazione agli oneri, richiedono il pagamento dell'intero 50 per cento della retta che per legge dovrebbe essere pagata dal Comune;

i Comuni, le ASL e le RSA disapplicano il dettato normativo giustificandosi con la mancata adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'art. 3, comma 2-ter, del decreto legislativo n. 109 del 1998, finalizzato ad "evidenziare la situazione economica del solo assistito";

tale prassi è illegittima. Se così non fosse, si giungerebbe al paradosso giuridico per cui l'inerzia della Presidenza del Consiglio dei ministri comporterebbe la disapplicazione di una legge ordinaria;

del resto, tale è l'univoca interpretazione delle autorità consultate (pareri del Garante per la protezione dei dati personali);

così come è univoca l'interpretazione della recente giurisprudenza amministrativa e ordinaria che sull'argomento si è pronunciata con sentenze e ordinanze cautelari (Tribunale amministrativo regionale -TAR- Sicilia - Sez. distaccata di Catania, n. 42 del 11 gennaio 2007; TAR Lombardia-Milano, ordinanza n. 602/08; TAR Toscana, sez. III, ordinanza n. 733/07 del 7 settembre 2007, TAR Toscana, sez. II, ordinanza n. 43/08 del 17 gennaio 2008; TAR Toscana sez. II, ordinanza n. 291/2008; sentenza 174/08 Tribunale di Lucca; giudice di pace di Bologna, sentenza n. 3598 del 12 ottobre 2006);

sul punto si è, altresì, pronunciato il Consiglio di Stato, con ordinanza 2594/08 del 16 maggio 2008 su appello proposto dal Comune di Firenze all'ordinanza del TAR Toscana, sez. II, n. 43/08 del 17 gennaio 2008. Il Supremo organo di giustizia amministrativa ha cassato le doglianze dell'amministrazione ritenendo sussistenti sia il fumus boni iuris che il grave pericolo economico per gli anziani assistiti, stante la sproporzione fra i redditi percepiti dagli stessi e le somme richieste dalla pubblica amministrazione;

i Comuni, le ASL e le RSA, in caso di insufficienza del reddito dell'assistito, chiedono ai congiunti dello stesso il pagamento di parte o dell'intera retta in base agli artt. 433 e seguenti del codice civile e all'art. 1 della legge n. 1580 del 1931;

l'art. 2 comma 6 del decreto legislativo n. 109 del 1998 pone espressamente il divieto di rivalersi, per il pagamento di contributi relativi a prestazioni agevolate, nei confronti dei congiunti dell'assistito, escludendo l'applicazione degli articoli 433 e seguenti del codice civile;

l'art. 1 della legge 1580 del 1931, che disponeva la possibilità di esercitare una azione di rivalsa, per le spese di spedalità e manicomiacali, nei confronti dei congiunti che erano per legge tenuti agli alimenti durante il periodo di ricovero, è stato abrogato da norma uguale e contraria che espressamente esclude tale possibilità (il sopra menzionato art. 2, comma 6, del decreto legislativo n. 109 del 1998). Ciò in applicazione dell'art. 15 delle Disposizioni sulla legge in generale (cosiddette preleggi) del codice civile, secondo cui la norma posteriore abroga quella anteriore con essa incompatibile;

considerato, infine, che, come segnalato più volte dall'Associazione diritti degli utenti e consumatori (Aduc), numerose famiglie, stante la grave situazione di salute del proprio congiunto, sono costrette a pagare quanto richiesto, pur nella consapevolezza dell'ingiustizia ed illegittimità della pretesa, o a vedersi negato il rimborso di quanto indebitamente pagato, si chiede di sapere se il Governo non intenda attivarsi perché sia finalmente adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri citato al fine di dare attuazione definitiva alle disposizioni già in vigore, anche prevedendo idonee misure compensative a beneficio di coloro che si trovino o si siano trovati nelle condizioni descritte in premessa.

(3-00098)