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Atto a cui si riferisce:
S.4/00211 GARAVAGLIA Mariapia - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che: il decreto ministeriale 9 novembre 2007 fissa i criteri e modalità si erogazione dei contributi in...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 009
all'Interrogazione 4-00211 presentata da
GARAVAGLIA Mariapia

        Risposta. - Lo Stato considera l'attività svolta dalle fondazioni lirico-sinfoniche di rilevante interesse generale, in quanto intesa a favorire la diffusione dell'arte musicale e l'educazione musicale della collettività.

        In tal senso il legislatore, prima con la legge n. 800 del 1967 e poi con la legge n. 163 del 1985, si è preoccupato di individuare e disciplinare idonei meccanismi di finanziamento per sostenere l'attività delle suddette istituzioni, che, di fatto, si presentano come strutture con alti costi di produzione e con livelli di personale artistico e tecnico di altissima specializzazione.
        Tali circostanze hanno comportato inevitabilmente costi fissi rilevanti che non sempre è possibile ridimensionare nel breve periodo, caratteristica comune a tutte le istituzioni che offrono «beni pubblici» sul mercato.
        Una maggiore efficienza di gestione, pertanto, dovrebbe comportare migliori livelli di efficienza amministrativa e gestionale ma certamente non dovrebbe comportare riduzioni di personale artistico e, in una certa misura, tecnico.
        L'efficienza, intesa anche come capacità degli enti di reperire nuove e più organiche forme di finanziamento aggiuntive, può in qualche modo mettere in pericolo la vita stessa delle fondazioni liriche, quantomeno quelle economicamente più fragili, se nel contempo vengono a mancare le risorse «certe» provenienti dal settore pubblico.
        Ne discende che il volume di risorse necessarie per far funzionare la macchina artistica di una fondazione lirico-sinfonica non reperito - in genere - in una più o meno piccola città metropolitana, che, oltretutto, farebbe ricadere completamente il peso finanziario di tale struttura sulla comunità locale.
        La parsimonia, tuttavia, nel nostro caso significa una perdita secca di produzione artistica per la collettività; pertanto ci si trova nella più o meno consapevole situazione di «circolo vizioso» per cui diminuire la produzione artistica comporta un «guadagno» per l'amministrazione che finanzia mentre il medesimo comportamento produce una perdita per coloro che non potranno usufruirne.
        Le ridimensionate risorse pubbliche hanno inciso in modo determinante su tutte le fondazioni: in una logica meramente aziendalistica qualunque impresa che vede ridurre le propone risorse «certe» da un anno all'altro del 10% subisce necessariamente dei contraccolpi sull'equilibrio di bilancio.
        Tali considerazioni si scontrano con la circostanza che il settore pubblico non è in grado di far fronte alle crescenti esigenze finanziarie degli enti mentre le fondazioni avrebbero, in misura diversa, gli strumenti necessari non solo per ampliare le proprie attività ma anche per far conseguire benefici collaterali all'intera collettività.
        In questa sede non si può non fare cenno al costo del personale che oltre a rappresentare la maggiore fonte di spesa, in alcuni casi costituisce un costo fuori controllo a fronte di una attività non sempre capace di giustificarlo.
        Sebbene l'Opera si identifichi con le masse artistiche e tecniche, ed è pertanto corretto un approccio di tutela e valorizzazione del personale, tuttavia è evidente che per costruire un piano di sostenibilità di lungo periodo bisogna affrontare alcuni nodi cruciali che dovranno prendere in considerazione ed effettuare scelte di politica economica generale e di politica aziendale anche sui contratti di lavoro integrativi del contratto collettivo nazionale di lavoro.
        Infine il tema della patrimonializzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche è ancora lontano dall'essere sostenibile.
        Se si considera la definizione di fondazione correntemente utilizzata di «patrimonio per uno scopo», si deve ritenere che l'uso perpetuo degli immobili non rappresenta un bene fungibile o vendibile sul mercato e pertanto non è una risorsa finanziaria per la fondazione, se si eccettuano alcuni ricavi dall'affitto degli spazi e simili ma che, tuttavia, incidono sul bilancio per una percentuale estremamente ridotta.
        Allo stesso tempo, mentre per le fondazioni che operano in contesti ricchi non è difficile reperire le fonti finanziarie necessarie allo sviluppo ed alla tenuta complessiva dei conti, ciò non accade in contesti meno fortunati e soprattutto nelle regioni del Sud e delle Isole.
        Tale divario geografico non è mai stato affrontato con la dovuta consapevolezza e comporta il rischio di un inevitabile tracollo di importanti istituzioni proprio nelle regioni nelle quali più auspicabile sarebbe un intervento statale in grado di coniugare la crescita economica con la crescita culturale e sociale del territorio.
        Anche in questo caso, la politica del Paese si intreccia con quella dell'amministrazione della singola fondazione che deve coprire costi naturalmente crescenti con risorse decrescenti e far fronte a fabbisogni finanziari di notevole valore con risorse sempre più esigue.
        In definitiva, lo scenario che si delinea richiama all'attenzione della politica e della società la necessità di un investimento forte, non solo nelle fondazioni lirico-sinfoniche ma in tutto il settore culturale, e, soprattutto, una precisa individuazione di obiettivi, strumenti operativi e strategie che vadano ben oltre la mera analisi di bilancio e che siano, invece, il frutto di una maggiore consapevolezza, sul piano sia formale che sostanziale, dell'importanza strategica che la cultura e lo spettacolo hanno per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese.
        Occorre pertanto ripensare il ruolo delle fondazioni e della produzione di musica lirica nel rinnovato contesto sociale; molte delle potenzialità della maggior parte delle fondazioni appaiono sacrificate.
        Ampliando e sviluppando quanto già indicato dal legislatore nazionale con la legge n. 800 del 1967 e con il decreto legislativo n. 367 del 1996, sta emergendo l'esigenza di riesaminare, con apposito provvedimento legislativo, non solo il contesto dell'azione governativa in materia di finanziamento del settore lirico-sinfonico ma anche il profilo giuridico di alcune delle più importanti istituzioni liriche e sinfoniche, attraverso il riconoscimento alle stesse di quel ruolo che già di fatto hanno acquisito nella storia culturale del nostro Paese con la messa a disposizione del pubblico, nazionale ed internazionale, di un livello di produzione artistica elevato.
        In tale ottica si assicura che sarà attentamente valutato il ruolo e l'importanza che storicamente l'Arena di Verona ha rivestito e riveste nel panorama delle fondazioni lirico-sinfoniche del nostro Paese.
        Proprio per raggiungere tale obiettivo si porta a conoscenza dell'interrogante che in data 16 settembre 2008 è stato nominato il Capo di Gabinetto del Ministro, dottor Salvatore Nastasi, commissario straordinario della fondazione lirico-sinfonica Arena di Verona.
        Il provvedimento, che ha una durata di 60 giorni, si è reso necessario per affrontare la delicata situazione patrimoniale della fondazione ed è stato deciso in accordo con il Sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Il Ministro per i beni e le attività culturali

Bondi