• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00002 La Camera, esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013, considerato che: Il DPEF,...




Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00002
presentata da
ANTONIO DI PIETRO
martedì 8 luglio 2008 nella seduta n.030

La Camera,
esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013,
considerato che:
Il DPEF, in base a quanto stabilito dalla legge di contabilità (legge n. 468 del 1978 e successive modificazioni), assume un ruolo fondamentale nell'ambito della procedura di bilancio esso infatti, premessa la valutazione degli andamenti tendenziali di finanza pubblica e degli eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi fissati dal precedente documento, fissa gli obiettivi fondamentali della politica di bilancio per il periodo di riferimento. Non si tratta di indicazioni di carattere meramente programmatico, ma di decisioni che assumono rilievo vincolante per la successiva sessione di bilancio: il procedimento legislativo di esame dei disegni di legge finanziaria e di bilancio dovrà infatti svilupparsi in modo coerente con le previsioni del Documento di programmazione;
il DPEF 2009-2013, oltre ad essere molto reticente sui reali impegni e sugli interventi previsti, è anche carente per quanto riguarda alcuni elementi essenziali, previsti dalla legge n. 468 del 1978, infatti, il Documento non corrisponde ai requisiti dell'articolo 3, comma 2, lettera f) della legge n. 468 del 1978 istitutiva della procedura di bilancio attualmente in vigore, in quanto manca completamente «...l'articolazione degli interventi, anche di settore, collegati alla manovra di finanza pubblica per il periodo compreso nel bilancio pluriennale, necessari per il conseguimento degli obiettivi di cui alle precedenti lettere... con la valutazione di massima dell'effetto economico-finanziario attribuito a ciascun tipo di intervento in rapporto all'andamento tendenziale»;
in particolare, il DPEF al nostro esame, per i contenuti della manovra rimanda al decreto-legge n. 112 del 2008, con il quale viene sostanzialmente anticipata a giugno la manovra economica che si sarebbe dovuta adottare in sessione di bilancio a partire dal 1o ottobre. Il Governo ha così provveduto, autonomamente, con un colpo di mano, a depotenziare la «sessione di bilancio», dimenticando che modifiche regolamentari innovatrici della «sessione di bilancio», se non addirittura modifiche alla legge di contabilità, richiederebbero quantomeno una condivisione da parte di tutte le forze politiche, e certamente un approccio diverso almeno dal punto di vista formale. Pertanto, la decisione di anticipare i contenuti della legge finanziaria con un decreto-legge, già all'esame del Parlamento, e un disegno di legge, già approvato dal Consiglio dei ministri il 18 giugno scorso, toglie all'esame parlamentare sul documento e alle deliberazioni nelle risoluzioni che l'accompagnano, quel carattere di scelta programmatica insita nello strumento definito dalle leggi di contabilità;
rispetto alla norma e alla prassi consegnatici dalla strumentazione di esame dei bilancio pubblico, il DPEF perde, di fatto, la natura di documento di impostazione programmatica pluriennale che, accanto alla descrizione degli andamenti tendenziali dei grandi aggregati macroeconomici illustrava le scelte politiche e di intervento nei diversi comparti della vita economica e sociale del Paese e le relative ricadute in termini di quadro programmatico;
nel DPEF si legge che la manovra di bilancio sarà anticipata entro l'estate e così facendo il Governo "interrompe la tradizione di discussioni che sulle «finanziarie», per prepararle, per farle, per controllarne infine gli effetti, occupavano ogni anno mediamente 9 mesi su 12." Ma in questo modo - pur condividendo l'esigenza di una riforma della sessione di bilancio come delineata dal documento conclusivo approvato l'8 maggio 2007 dell'indagine conoscitiva sulle proposte di riforma condotta dalla Commissione Bilancio - si sottrae nei fatti al Parlamento il diritto di indicare i limiti e i contenuti di massima della manovra di bilancio. Infatti, il Governo, senza aver presentato e discusso in Parlamento le linee generali della politica economica, ha approvato un complesso di provvedimenti proiettati sugli anni futuri, pur in assenza di un quadro generale condiviso. Non si tratta in questo caso di una manovra correttiva che si limita - come spesso è accaduto a metà anno - ad adeguare gli andamenti finanziari dell'anno in corso agli obiettivi desiderati, ma di un intervento complessivo ed esteso, con effetti immediati e ripercussioni negli anni a venire. In altre parole, le misure che vanno ora all'esame del Parlamento, con il decreto-legge n. 112 del 2008, sono state adottate al di fuori di qualsiasi quadro programmatico e senza che il Parlamento abbia avuto la possibilità di valutarne la pertinenza e l'efficacia rispetto ad obiettivi che lo stesso Governo è chiamato a fissare e che, al momento dell'emanazione del decreto-legge, non aveva ancora illustrato al Parlamento. Al contrario, sarà il DPEF in questo modo a recepire i contenuti del decreto-legge entrato in vigore praticamente in contemporanea. Il quadro generale insomma è stato disegnato e discusso dopo e non prima della manovra. Si configura, quindi, non il benefico effetto di semplificazione e di snellimento delle procedure che tutti auspicano, ma un'azione che sottrae al Parlamento il diritto di indicare con la risoluzione al DPEF, i limiti e i contenuti di massima che deve avere la manovra di bilancio.
1. Il DPEF al nostro esame, nell'ambito del quadro programmatico per gli anni 2009-2013, prevede:
una modestissima crescita (in termini reali) del PIL pari allo 0,9 per cento per il 2009 ed a tassi annui superiori (variabili tra l'1,2 per cento e l'1,5 per cento) per il restante periodo del quinquennio;
una riduzione graduale del tasso di disoccupazione, da un valore pari, per l'anno in corso, al 5,9 per cento ad un tasso pari al 5,4 per cento per il 2013;
un tasso di inflazione programmata pari all'1,7 per cento per il 2008 e all'1,5 per cento per gli anni successivi. Tuttavia, tenendo conto che le tensioni sui prezzi degli alimentari sono attese perdurare e che l'andamento del prezzo del petrolio non è atteso invertirsi, l'inflazione nel 2008 può essere stimata intorno al 3,4 per cento;
l'obiettivo, per il 2008, di un tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari al 2,5 per cento del PIL (il precedente quadro programmatico contemplava un obiettivo pari al 2,4 per cento); una progressiva riduzione di tale valore percentuale, fino ad arrivare ad un azzeramento del medesimo nel 2012;
un aumento programmatico della pressione fiscale: 43 per cento per l'anno 2009, 43,2 per cento per il 2010 e 43,1 per cento per l'anno 2011, mentre la pressione fiscale tendenziale a legislazione vigente sarebbe pari al 42,8 per cento per il 2008, al 42,6 per cento per il 2009 e al 42,8 per cento per il 2010 e per il 2011.
2. L'evoluzione dell'economia globale nel medio termine risulta incerta a causa di tre principali fattori di rischio:
un rallentamento più marcato per gli Stati Uniti potrebbe determinare una decelerazione sull'economia globale, anche se attualmente l'indebolimento dell'economia statunitense è compensato dalle economie emergenti, che contribuiscono in modo determinante alla crescita del PIL mondiale;
l'incertezza sull'ampiezza e la durata della crisi finanziaria, anche se le autorità monetarie hanno adottato misure straordinarie per ristabilire condizioni ordinate sui mercati. Nell'ultimo trimestre 2007 e nel primo del 2008 alcune banche europee e statunitensi hanno registrato risultati di periodo negativi a causa di perdite e accantonamenti;
le quotazioni del greggio e dei prodotti alimentari potrebbero generare rischi considerevoli;
i prezzi dei prodotti alimentari hanno subito rialzi, in particolare dall'inizio del 2008, a causa di fattori strutturali quali la forte domanda delle economie emergenti e la riduzione delle scorte;
la maggiore produzione di bio-carburanti, le sfavorevoli condizioni climatiche e le recenti restrizioni alle esportazioni introdotte da alcuni paesi hanno creato ulteriori pressioni sui livelli dei prezzi. Vi è quindi il rischio che le pressioni inflazionistiche restino elevate per un periodo lungo, andando ad erodere la crescita dell'economia reale. L'inflazione nel 2008 misurata dal delatore del PIL è stimata al 3,4 per cento. Il Documento di programmazione economica finanziaria segnala inoltre il permanente divario di sviluppo territoriale tra le aree del paese. Nel 2007 la crescita del PIL è stata pari all'1,6 per cento nel Centro-Nord ed allo 0,9 per cento nel Mezzogiorno;
tenendo presente che le tensioni sui prezzi degli alimentari sono attese a durare nel tempo, e che l'andamento del prezzo del petrolio non è atteso invertirsi, l'inflazione può essere stimata intorno al 3,4 per cento. La ripresa della crescita dell'inflazione che ha caratterizzato l'economia italiana dagli ultimi mesi del 2007, si è manifestata anche nei Paesi dell'area dell'euro. Per quanto riguarda l'inflazione programmata, si conferma il dato dell'1,7 per cento per il 2008 e dell'1,5 per cento per gli altri anni. A riguardo gli accordi tra Governo e parti sociali in materia di inflazione programmata non contemplano il mancato recupero dell'inflazione dovuta all'aumento degli input importati, determinando un impoverimento netto per l'intero Paese;
l'inflazione importata, determinata dall'aumento dei prezzi dei fattori produttivi importati da un paese, assume rilevanza nel 2008, la quale sarà in parte l'effetto di fenomeni «esogeni», quali le tensioni dei prezzi dei prodotti energetici e il loro impatto sui prodotti alimentari. Tuttavia la natura importata del fenomeno e i continui richiami della Banca centrale europea a non generare second-round effects alimentando la dinamica salariale, suggeriscono - secondo il Governo - di mantenere invariato il tasso di programmazione all'1,7 per cento nel 2008, adottando misure perequative per alleviare l'impatto negativo sui redditi più bassi. Rimane il fatto che così facendo i costi dell'inflazione sono trasferiti sui redditi fissi, tanto più che gli indici con i quali si misura l'inflazione non tengono conto dei reali consumi dei ceti popolari e che il procedimento di rilevamento dei prezzi da parte dell'Istat presenta carenze più volte denunciate da sindacati e associazioni dei consumatori;
l'accelerazione dei prezzi al consumo in Italia a fine 2007 e inizio 2008 si è verificata in tutte le ripartizioni territoriali ma con diversa intensità. I differenziali d'inflazione tra le ripartizioni territoriali e la media nazionale sono stati ampi nel 2007, tendendo ad aumentare nei 5 mesi del 2008. Le regioni con i tassi d'inflazione più elevati sì concentrano nel sud e nelle isole;
come ampiamente preannunciato, la Banca centrale europea ha deciso di reagire all'aggravamento dei rischi inflazionistici, aumentando di 25 punti base i tassi di interesse di riferimento, che raggiungono così il 4,25 per cento. Il caro vita dell'area dell'euro ha accusato a giugno una nuova accelerazione, raggiungendo un tasso di incremento annuo del 4 per cento, mentre il petrolio non arresta la sua corsa al rialzo e proprio stamattina ha sfondato al rialzo la soglia dei 145 dollari. Gli analisti temono che l'inflazione non abbia ancora sfogato tutte le spinte rialziste giunte dal fronte energetico, e prevedono che possa peggiorare ulteriormente nei mesi estivi. Intanto la Bce alza il costo del danaro dell'area dell'euro: il tasso minimo di offerta applicato alle operazioni di rifinanziamento sale al 4,25 per cento, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale e quello sui depositi presso la Banca centrale rimarranno, rispettivamente, al 5,25 per cento e al 3,25 per cento. Tali variazioni avranno decorrenza a partire dal prossimo 9 luglio. Si tratta della prima variazione decisa dall'istituzione monetaria dal giugno del 2007, quando venne effettuato l'ultimo di una serie di rialzi nell'ambito di una manovra restrittiva iniziata nel dicembre del 2005. Successivamente l'ondata di insolvenze sui mutui subprime negli Stati Uniti ha innescato una gigantesca crisi finanziaria globale, tutt'ora in corso e che ha sconvolto i piani di tutte le banche centrali, inclusa l'istituzione di Francoforte. La fase di strette venne quindi bloccata e la Bce ha tenuto il costo del danaro fermo per oltre un anno. La decisione della Banca centrale europea di portare i tassi di interesse dal 4 per cento al 4,25 per cento è una scelta di politica monetaria pericolosa che comporterà un aumento delle spese per interessi e rischia di mettere ancor di più le famiglie indebitate a dismisura a causa del caro-mutui.
3. Dall'analisi del DPEF 2009-2013, appare rilevante la mancanza di un forte impegno da parte dell'esecutivo per stimolare la crescita economica. Da tempo sosteniamo che la bassa crescita del nostro Paese rappresenta una vera emergenza. Nel 2008, l'Italia crescerà, se tutto va bene, solo dello 0,4-0,5 per cento a fronte dell'1,5 per cento dei Paesi della zona euro. Di questa emergenza sembra però, che la manovra economica si interessi poco o niente a guardare gli obiettivi programmatici che il Governo si pone in termini di crescita, pressione fiscale e risanamento della finanza pubblica. Infatti, nel DPEF, il Governo segnala che il suo obiettivo programmatico è una crescita che va dallo 0,9 per cento del prossimo anno all'1,5 per cento del 2011 con una media nel triennio dell'1,2 per cento: la metà esatta del tasso di crescita del 1995 e del 2001 e di quella dei Paesi dell'eurozona. Se questo è l'obiettivo del Governo, significa che siamo davvero molto lontani da ciò che occorre al Paese tenendo conto, tra l'altro, che negli ultimi due anni l'Italia è cresciuta rispettivamente dell'1,9 per cento e dell'1,6 per cento. Da ciò si deduce che il Governo è il primo a non credere alla propria manovra, oppure, per prudenza, fa previsioni inesatte;
la crescita italiana ha confermato in questi anni il divario con l'area dell'euro: un punto percentuale, sia nel 2007 che nel 2006. Nel 2008, l'espansione del PIL nel primo trimestre è stata stimata pari allo 0,5 per cento (conforme alle previsioni della Commissione e dell'OCSE, mentre per il FMI la crescita sarà dello 0,3 per cento), a fronte dell'1,7 per cento dell'area dell'euro. La crescita dell'economia è frenata da altri fattori negativi di natura prevalentemente esogena: i forti rincari dei prodotti petroliferi e delle materie prime non energetiche che hanno spinto verso l'alto l'inflazione; l'apprezzamento dell'euro nei confronti delle principali valute. Questi sono elementi comuni all'intera area dell'euro, ma colpiscono in misura maggiore l'Italia, poiché si inseriscono in un contesto di bassa produttività, di scarsa competitività delle imprese e di rilevanti problemi strutturali;
con un quadro programmatico come quello indicato nel DPEF, con una crescita così bassa, ci domandiamo come potranno realizzarsi gli obiettivi di finanza pubblica, primo fra tutti il pareggio di bilancio nel 2011. Come spiega il DPEF, che con la manovra verrà tagliata la spesa corrente al netto degli interessi, intervenendo sugli enti locali, la pubblica amministrazione e la sanità, facendo, nel contempo, aumentare la pressione fiscale al 43 per cento, malgrado le dichiarazioni programmatiche dello stesso Berlusconi che si era impegnato ad abbassarla. Si deve tuttavia osservare che nei tre settori citati (enti locali, pubblica amministrazione e sanità) risparmiare circa 10 miliardi di euro nel triennio è cosa alquanto difficile e tutta da verificare. Inoltre i dati della crescita, del deficit e del debito contenuti nel DPEF sono tra loro incongruenti. Infatti, senza un contestuale rilancio dell'economia attraverso un rafforzamento della domanda pubblica e privata e una successiva nuova politica dell'offerta, ogni taglio di spesa darà un input recessivo che a sua volta potrà innescare un circuito perverso di ulteriore rallentamento della crescita, di una caduta del gettito tributario e quindi di una maggiore difficoltà nelle politiche di risanamento;
i consumi privati concorrerebbero alla crescita dello 0,2 per cento, le esportazioni nette fornirebbero un apporto dello 0,3 per cento, la spesa delle famiglie segnerebbe una forte decelerazione rispetto al 2007 crescendo solo dello 0,3 per cento, gli investimenti in macchinari ed attrezzature mostrano una crescita sensibilmente negativa rallentando ulteriormente rispetto al 2007, le esportazioni sono stimate del 2,1 per cento in rallentamento rispetto alla dinamica espansiva del biennio 2006-2007;
nel primo trimestre del 2008 l'occupazione è aumentata dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente, la dinamica dell'occupazione crescerebbe a tassi più moderati rispetto all'ultimo biennio, 0,7 per cento, a fronte di una crescita media dell'1,3 per cento nel 2006-2007, mostrando ancora una forte elasticità rispetto al PIL. Il tasso di disoccupazione si attesterebbe invece al 5,9 per cento, facendo registrare una riduzione dello 0,2 per cento rispetto al 2007, il costo del lavoro per unità di prodotto risulterebbe in forte rialzo rispetto al 2007. Parallelamente ad una crescita lievemente negativa della produttività, il costo del lavoro per unità di prodotto risulterebbe in forte rialzo rispetto al 2007, con il 4,1 per cento rispetto all'1,5 per cento;
per quanto riguarda le previsioni relative al 2009, la crescita del PIL risulterebbe pari allo 0,9 per cento, mentre negli anni seguenti si proietta una dinamica di crescita pari a circa 1,5 per cento. I consumi delle famiglie crescerebbero dello 0,9 per cento, riflettendo l'evoluzione positiva della decelerazione dell'inflazione al consumo. Gli investimenti in macchinari ed attrezzature mostrerebbero un incremento pari all'1 per cento per giungere quindi, nel medio periodo, a crescere in media ai tassi superiori al 2 per cento annuo. Nel 2009 le esportazioni crescerebbero del 3,5 per cento e le importazioni del 3 per cento manifestando un'elasticità elevata rispetto al PIL. Rispetto al 2008, il disavanzo della bilancia commerciale migliorerebbe di circa 0,6 per cento attestandosi al 2 per cento rispetto al PIL, per effetto del miglioramento delle ragioni di scambio. L'occupazione crescerebbe dello 0,5 per cento e negli anni seguenti, ad una media dello 0,6-0,7 per cento dell'anno. Il tasso di disoccupazione continuerebbe a ridursi passando da 5,8 per cento del 2009 al 5,4 per cento del 2013. Il costo del lavoro per unità di prodotto crescerebbe dell'1,3 per cento (nel 2008 la crescita stimata è del 4,1 per cento).
4. Il miglioramento della finanza pubblica registrato nel biennio 2006-2007 è incontestabile: la situazione di disavanzo eccessivo è stata corretta, con la discesa dell'indebitamento netto (deficit) in rapporto al PIL all'1,9 per cento lo scorso anno, dopo il 3,4 per cento del 2006 e il 4,2 per cento del 2005. Il recupero è stato, tuttavia, realizzato pressoché interamente sul versante delle entrate attraverso l'aumento della pressione fiscale (pari al 43,3 per cento del PIL) risultante, soprattutto, dall'ampliamento della base imponibile, inclusa la lotta all'evasione. Si deve tuttavia, registrare che oggi i conti pubblici sono tornati a rischio: la congiuntura economica è seriamente peggiorata, con il PIL che nel 2008 aumenterà di appena lo 0,3-0,6 per cento, mentre il deficit sarà in risalita verso il 2,5 per cento, non solo a causa della mancata crescita. La frenata del PIL si rifletterà, innanzitutto, in un rallentamento delle entrate fiscali, i cui segnali sono già visibili; una serie di spese pubbliche certe, ma non ancora contabilizzate in bilancio (rinnovi contrattuali, Ferrovie, Anas, sanità e altre voci straordinarie), potrebbero spingere il deficit vicino al 3 per cento del PIL, così da rendere necessari alcuni incisivi tagli nei flussi di spesa per rimanere nei vincoli europei;
dice il DPEF: dobbiamo «rispettare gli impegni assunti in Europa dall'Italia... Impegni che, dato "l'obiettivo-vincolo" del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2011.» Inoltre, il DPEF non manca di citare un ulteriore vincolo che assume e che deriva da un rilievo della Commissione europea: "Il prospettato deterioramento della posizione strutturale nel 2008, rispetto al 2007 è chiaramente non in linea con la riduzione annua di almeno 0,5 per cento del PIL prevista dal Patto di stabilità e crescita e ribadita dalla decisione del Consiglio ai sensi dell'articolo 104". Nella Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica (RUEF) elaborata dal Governo Prodi e presentata in Parlamento il 18 marzo 2008, si legge che: "Nel complesso la politica di bilancio dovrà recuperare risorse per un ammontare che si stima tra i 20 ed i 30 miliardi nel triennio 2009-2011". Questo importo viene incrementato dal DPEF in base al risultato della due diligence operata dalla Ragioneria generale dello Stato, che ha cifrato in aumento rispetto alle previsioni il deficit 2008 stimandolo al 2,5 per cento del prodotto interno lordo. Pertanto la correzione triennale necessaria per raggiungere gli obiettivi fissati dovrebbe essere pari a 34,4 miliardi di euro;
i problemi e i fattori di rischio, come si vede, non mancano, anche se l'obiettivo di un disavanzo 2008 non superiore al 2,5 per cento del PIL (e al 2,0 per cento nel 2009) è senz'altro alla portata, pur in presenza di una nuova discesa del saldo primario e di un aumento della spesa per interessi; il debito pubblico, a sua volta, dovrebbe continuare a ridursi in rapporto al PIL (dal 104 per cento nel 2007 al 102,7 per cento nel 2009), nonostante la minore dinamica delle entrate tributarie e le maggiori spese correnti. Per centrare il pareggio di bilancio tra il 2011 e il 2012 occorrerebbero, secondo il Governo, circa 35 miliardi di misure correttive (di cui 25 miliardi a riduzione del deficit), nel totale del triennio 2009-2011 rispetto all'attuale situazione di legislazione vigente e a politiche invariate (in realtà per ottenere il risultato dichiarato di un indebitamento netto pari allo 0,1 per cento nel 2011, servirebbe una manovra correttiva pari a circa 40 miliardi);
le previsioni contenute nel DPEF non tengono conto soprattutto della retroazione (feed back) della gestione restrittiva della spesa pubblica sull'economia e dunque sui conti stessi. Non sono considerati gli effetti restrittivi delle manovre proposte sulla crescita. L'impulso restrittivo è pari - secondo alcuni economisti - a circa 0,4 punti di Pil per anno (2009-2011) e 1,6 punti in totale. Mancherebbero, dunque, entrate per circa lo 0,2 per cento annuale rispetto al Pil e cioè, circa 3 miliardi di euro di entrate annuali in meno rispetto a quanto scritto nel DPEF;
il Governo vuole intervenire in prevalenza non dal lato delle entrate fiscali, ma dal lato della spesa pubblica. Affermazione sorprendente da parte di chi, nel quinquennio 2001-2006, era riuscito ad incrementare le spese di parte corrente, l'indebitamento netto, azzerare il saldo primario e perfino incrementare lo stock del debito (come anche si desume dai grafici contenuti nello stesso DPEF 2009 alle pagine da 35 a 37). Osserviamo peraltro che il Governo non corregge il tendenziale dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni per l'anno 2008, che peraltro sale dal 1,9 per cento del 2007 al 2,5 per cento. Comincia ad intervenire (meno 0,6 per cento, circa 10 miliardi di euro solo per correggere il tendenziale) a partire dal 2009. La manovra 2009 sarà di circa 13,1 miliardi di euro e per gran parte sarà dunque diretta a ridurre il deficit all'1,8 per cento del Pil;
ciò che viene programmato non è in buona sostanza la crescita, ma un taglio deciso della spesa pubblica riversandone il grosso dell'onere sugli enti territoriali;
sul piano dello sviluppo la scelta è riservata sostanzialmente al nucleare e alla detassazione di alcune plusvalenze reinvestite. Tremonti punta a gestire con il ministro Scajola direttamente i finanziamenti del Fondo per la aree sottoutilizzate (FAS), finora gestite collegialmente dal Cipe e dalle regioni. Al di là di tutte le dichiarazioni contro la camicia di forza dei vincoli europei, Tremonti prosegue dunque, la politica deflattiva ispirata dalla BCE che ha un notevole impatto negativo sullo sviluppo.
5. Il processo di federalismo fiscale è tutt'ora largamente incompiuto. Gli obiettivi da raggiungere sono: maggiore responsabilità, più efficienza, concretezza e maggiore competitività del sistema Paese soprattutto più accountability.
6. Relativamente alla gestione del debito nel 2008 si deve segnalare che: la crisi che ha investito i mercati internazionali a partire dal 2007 ha continuato a produrre i suoi effetti anche nell'anno in corso. Le tensioni a livello internazionale sono tornate a influire sul mercato dei titoli di Stato dell'area dell'euro. Le ricadute sul mercato dei titoli di Stato della presente situazione di crisi sono essenzialmente riconducibili ai seguenti fenomeni: a causa delle note difficoltà di bilancio derivanti dalla crisi del credito e dei mercati monetari, gli operatori bancari manifestano una maggiore difficoltà ad acquistare i titoli del debito all'emissione da redistribuire poi agli investitori nazionali e internazionali. Pur in presenza di un contesto di mercato così problematico, il Tesoro ha continuato a garantire la copertura del fabbisogno di cassa del settore statale anche ricorrendo a una maggiore flessibilità negli strumenti offerti al mercato. Oltre all'emissione di strumenti a breve termine per coprire sfasamenti di cassa temporanei, l'approccio all'emissione dei titoli a medio/lungo termine è stato particolarmente calibrato sulle capacità di assorbimento del mercato. Con tale strategia, il Tesoro è riuscito a mantenere il costo medio di finanziamento del debito al di sotto di quello della media del 2007, mantenendo il controllo dell'esposizione al rischio di tasso interesse e di rifinanziamento;
in questo scenario si prevede una moderata salita della spesa per interessi per l'anno 2008. Invece per gli anni successivi l'incremento è più consistente e si spiega in larga parte con i più alti tassi di interesse previsti all'emissione, dovuti ad una maggiore inflazione (che influenza direttamente il costo dell'emissioni di titoli reali);
nello scenario tendenziale il rapporto debito/PIL è previsto in discesa progressiva fino al 2013, con un valore stimato per quest'ultimo anno del 96,5 per cento. Il DPEF prevede, a differenza del RUEF, una discesa più lenta nel tempo per effetto principalmente di due fattori: da un lato il rallentamento della crescita economica e dall'altro una dinamica più accentuata del fabbisogno del settore pubblico. Rispetto alle previsioni formulate in sede RUEF, nello scenario tendenziale la discesa del rapporto debito/PIL sotto il 100 per cento avverrebbe nel 2012 anziché nel 2010;
gli obiettivi di contenimento della spesa si fondano sull'adozione di misure specifiche, le quali - indica il documento - si concentrano, in particolare, nei settori del pubblico impiego, della finanza decentrata, della sanità e della previdenza;
il contenimento della spesa pubblica viene attuato, applicando un limite preventivo alla crescita delle spese di ogni ministero, centrato su «missioni», «programmi» e costi di gestione degli stati di previsione dei ministeri. Tale strumento di contenimento della spesa pubblica si andrà ad aggiungere agli altri tagli già disposti con il decreto-legge n. 93 del 2008 (il cosiddetto decreto-legge ICI, sul quale il Governo ha posto la fiducia alla Camera e arriverà in seconda lettura al Senato) con il quale sono state rimodulate le dotazioni finanziarie relative ai programmi ricompresi all'interno di ciascuna «missione» di spesa. Di fatto sono stati attuati, nel triennio, tagli alle amministrazioni centrali per 14,5 miliardi di euro, di cui 5 miliardi solo nel 2009. Di certo, gli effetti dei tagli ai ministeri, si faranno pesantemente sentire sui dipendenti pubblici: i risparmi sul personale devono fruttare per le casse dello Stato un beneficio di 2 miliardi di euro a regime. Il rischio che l'operazione si esaurisca dal lato degli investimenti è consistente;
si legge dalla relazione tecnica del decreto-legge n. 112 del 2008, l'affermazione che le percentuali di taglio sono state fissate «per differenza» (ad esempio, 222 milioni in meno per l'istruzione scolastica nel 2009), ossia per fare quadrare i conti. Roba da ragionieri, quando i risparmi veri nelle pubbliche amministrazioni si ottengono con un'opera pluriennale e mirata di molteplici microinterventi. Nel 2009 il contenimento delle spese in conto capitale sarà di circa 3,5 miliardi di euro. È evidente che i tagli alla spesa pubblica descritti da Tremonti, finiranno per colpire indiscriminatamente, a livello orizzontale tutte le amministrazioni pubbliche, anziché essere finalizzati, in maniera mirata a recuperare risorse in specifici settori, rischiando così di far pagare tutti gli enti pubblici, anche quelli virtuosi, che saranno costretti a tagliare i servizi sociali con il rischio, ad esempio che molti comuni perderanno scuole, dovranno chiudere asili nido e mense, oppure si vedranno costretti ad erogare meno assistenza agli anziani.
7. Il DPEF al nostro esame non offre alcun elemento che consenta di valutare dimensioni e qualità di un'eventuale manovra espansiva che si accompagni a quella di correzione (per definizione, recessiva), necessaria per rispettare i vincoli del Patto di stabilità e crescita. La mancanza di queste informazioni - unita all'assenza di quantificazione delle risorse destinate all'attuazione delle «linee guida» della politica economica - priva di significato il DPEF stesso quale strumento di verifica degli effetti delle politiche seguite in passato (il quadro macroeconomico a legislazione vigente); di definizione delle fondamentali scelte per il futuro (il quadro programmatico); e soprattutto, di analisi della coerenza tra il primo e il secondo, attraverso il calcolo degli effetti espansivi e/o recessivi delle manovre di finanza pubblica;
infine, si deve segnalare che nel DPEF 2009-2013 è stata completamente ignorata la disposizione di cui all'articolo 3, comma 2-ter, del decreto-legge n. 316 del 2004, che obbliga il Governo a inserire annualmente nel Documento di programmazione economico-finanziaria un aggiornamento, predisposto dal ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sentiti gli altri ministri interessati, sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in coerenza con gli obblighi derivanti dall'attuazione del Protocollo di Kyoto e sui relativi indirizzi, indicando in particolare le proposte di modifica e di integrazione del Piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni che si rendano necessarie; impegna il Governo: a) a rivedere e completare il testo del DPEF secondo le indicazioni di seguito elencate:
a.1) introducendo tutte le informazioni e gli obiettivi previsti dalla legge n. 468 del 1978, specificando le politiche settoriali previste e i rispettivi attesi risultati, con particolare riferimento alle misure di correzione, così da consentire una più puntuale verifica degli impatti effettivi della manovra di finanza pubblica delineata dal DPEF;
a.2) inserendo nel DPEF un resoconto puntuale sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in coerenza con gli obblighi derivanti dall'attuazione del Protocollo di Kyoto e sui relativi indirizzi, come previsto dall'articolo 3, comma 2-ter, del decreto-legge n. 316 del 2004, indicando in particolare le proposte di modifica e di integrazione del Piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni che si rendano necessarie;
b) a fare chiarezza sugli interventi che dovranno necessariamente essere adottati per stimolare la crescita economica, nonché ad operare una drastica correzione degli indirizzi di politica economica e sociali del Governo, finalizzata alla promozione di una maggiore coesione e equità sociali, e al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
b.1) relativamente alla politica fiscale:
constatato che il DPEF, in relazione alla descrizione dei dati sull'andamento economico e finanziario, presenta nel complesso un quadro della situazione da cui emerge, chiaramente, che la politica fiscale adottata dal precedente Governo nella passata legislatura ha contribuito ad un sensibile aumento del gettito fiscale, contribuendo in tal modo ad un miglioramento di tutti gli indicatori della situazione di finanza pubblica;
rilevato che non sono previste, contrariamente a quanto più volte annunciato, misure specifiche per la progressiva riduzione della pressione fiscale a carico delle imprese e dei cittadini, che alla luce delle misure adottate rischia di aumentare, si prevedono invece interventi di perequazione fiscale che rischiano di risultare inefficaci e di avere pesanti ripercussioni sull'andamento tendenziale dell'inflazione e un notevole aggravio di costi per i cittadini consumatori;
constatato che, malgrado le critiche formulate al precedente Governo, i provvedimenti confermano la validità degli obiettivi di lotta all'evasione e all'elusione fiscale, anche se le misure introdotte e proposte mettono in dubbio il raggiungimento degli obiettivi prefissati;
l'intervento in materia di Patto di stabilità appare di entità notevolmente penalizzante per l'autonomia e l'operatività degli enti locali, al punto di configurare una più che probabile drastica riduzione della prestazione di servizi a favore delle collettività locali;
valutata estremamente grave la previsione di 9,2 miliardi di euro di tagli nel triennio sul sistema della finanza decentrata, di cui 3 miliardi di euro nel 2009, che si sommano agli effetti negativi per la finanza locale del decreto-legge n. 93, il quale ha abolito l'ICI sull'abitazione principale, senza prevedere il trasferimento integrale ai comuni delle risorse corrispondenti al mancato gettito, con una sottostima di circa 500 milioni di euro, con conseguenze nefaste sui servizi resi ai cittadini e sul sostegno alla crescita del Paese;
1. a destinare tutte le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, eccedenti gli obiettivi di risanamento, a riduzioni della pressione fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti e di prevedere, per i prossimi anni, la destinazione di tali maggiori entrate al recupero del potere di acquisto dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e delle famiglie;
2. a operare una significativa riduzione della pressione fiscale a favore dei lavoratori, partendo dai redditi medio-bassi, agendo sull'IRPEF e sulla contribuzione figurativa, sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello, ridistribuendo i vantaggi da aumento della produttività a favore dei lavoratori;
3. a non elevare le aliquote d'imposta attualmente previste a carico delle imprese, al fine di dare certezza alla programmazione strategica e alla conseguente previsione delle scelte d'investimento operate dalle medesime e prevedere una riduzione graduale delle aliquote d'imposta attualmente previste per i lavoratori autonomi;
4. a sostenere la crescita dimensionale delle imprese, introducendo forti sconti di imposta, fino all'azzeramento di Ires ed Irap per un certo numero di anni, per la quota di profitti corrispondente alla quota di capitale dell'impresa detenuto da fondi private equity e abbattendo l'imposta sostitutiva per i disavanzi da fusione.
5. a prevedere la semplificazione fiscale per le piccole e medie imprese, partendo dall'elevazione del tetto di fatturato per il pagamento a forfait delle diverse imposte e tributi, anche attraverso una differenziazione del tetto stesso per settori e comparti, da concordare con tutte le categorie interessate, dall'innalzamento del limite per le spese per l'acquisto di beni strumentali, in particolare per quanto riguarda l'affitto dell'immobile strumentale all'attività e di ridurre al 10 per cento la ritenuta d'acconto per i professionisti che aderiscono al forfettone;
6. a prevedere la tassazione del reddito da affitto non ad aliquota marginale, ma ad aliquota fissa e consentire la detraibilità di una quota fissa dell'affitto pagato;
7. ad aumentare la quota fiscalmente detraibile della rata sui mutui relativi all'acquisto della prima casa di abitazione;
8. in riferimento all'attuazione del federalismo fiscale, a presentare un disegno di legge autonomo, non collegato alla manovra finanziaria e che non abbia un vincolo perentorio di approvazione fissato al 31 dicembre 2008. Risulta, infatti, opportuno consentire un adeguato dibattito parlamentare, oltre che un pieno coinvolgimento del sistema delle autonomie;
9. in merito all'impianto complessivo della delega legislativa per l'attuazione del federalismo fiscale, a dare piena attuazione alla riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione, a ridurre il peso dell'intermediazione dello Stato: le regioni e gli enti locali non dovranno attendere di ricevere trasferimenti dallo Stato, i soldi delle tasse dovranno essere del territorio; a prevedere imposte erariali per l'espletamento delle funzioni e dei servizi propri dello Stato; a prevedere un fondo perequativo gestito direttamente dalle regioni con il massimo di trasparenza ed a favore di quelle regioni il cui PIL medio pro capite sia inferiore alla media nazionale e che siano attivamente impegnate nella lotta all'evasione fiscale e contributiva;
10. a migliorare il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione finanziaria attraverso l'approntamento di misure fiscali improntate al riconoscimento dei diritti del cittadino contribuente, composto di regole più semplici e certe, di aliquote più adeguate e proporzionate;
11. a favorire, relativamente agli aspetti tributari, il conseguimento dell'obiettivo di più equa distribuzione dell'onere fiscale attraverso azioni di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale, di recupero della base imponibile, valorizzando il criterio della effettiva progressività del prelievo affermato in Costituzione e promuovendo un maggior equilibrio del prelievo rispetto alle diverse tipologie di reddito;
12. a prevedere un adeguato sostegno del potere d'acquisto di salari e pensioni, anche operando la riduzione della pressione fiscale (43,3 per cento nel 2007, 43,1 per cento nel 2009);
b.2) in riferimento al comparto della giustizia:
considerato che gli interventi normativi fino ad ora adottati e i tagli finanziari previsti nel settore giustizia determineranno la vanificazione di ogni progetto di ristrutturazione del sistema, con particolare riferimento alla informatizzazione degli uffici, alla definitiva introduzione del processo telematico e alla auspicata introduzione dell'ufficio per il processo, impedendo di provvedere alla spese primarie e quotidiane e considerato inoltre che un analogo riflesso negativo sul funzionamento delle attività sarà determinato anche per i servizi resi dalle forze dell'ordine sul territorio;
1. a provvedere urgentemente al reperimento delle risorse adeguate per assicurare alla riforma organica del processo sia civile che penale, con particolare riferimento al sistema delle comunicazioni e delle notificazioni per via telematica in modo da consentire agli uffici giudiziari di gestire il carico degli adempimenti e di superare i ritardi nella trattazione dei processi determinati per meri problemi procedurali e meramente formali;
2. ad incrementare i fondi dedicati al personale ed alle strutture di supporto delle forze dell'ordine, in modo da assicurarne l'ammodernamento e da consentire una più razionale presenza sul territorio nazionale, indispensabile per una efficiente lotta alla criminalità organizzata e diffusa;
3. a prevedere, nel comparto giustizia, un forte incremento di personale sia giudicante che amministrativo, con particolare riferimento ai servizi di cancelleria, assicurando inoltre un intervento urgente per garantire la verbalizzazione e la trascrizione degli atti presso tutti i singoli uffici giudiziari, quale passaggio fondamentale per lo svolgimento dei processi penali;
4. a reperire le necessarie risorse finanziarie per salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori delle forze dell'ordine, della giustizia e del settore carcerario, prevedendo l'ampliamento, e l'ammodernamento delle strutture penitenziarie esistenti, assicurando anche l'attuazione dei piani e dei programmi a tal fine previsti nelle ultime leggi finanziarie;
5. a completare le procedure di stabilizzazione del personale del comparto giustizia, secondo i tempi e le scadenze previsti, nonché gli impegni, anche finanziari, già assunti con la Legge finanziaria 2008;
6. a trasferire le risorse finanziarie giacenti nei depositi giudiziari, a favore del Ministero della giustizia, sfruttando così le risorse «dormienti» giacenti presso i depositi giudiziari, utilizzandole in favore dei Ministero della giustizia, consentendo così il pressoché totale autofinanziamento del sistema giudiziario, recependo tra l'altro le proposte avanzate dalla Commissione «per lo studio e la proposta di riforme e di interventi per la razionalizzazione, armonizzazione e semplificazione delle procedure processuali ed amministrative relative alle sanzioni pecuniarie da reato applicate a norma del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, alle spese processuali ed alla gestione dei beni confiscati ed in giudiziale sequestro nonché la verifica ed ampliamento delle forme di contrasto alla criminalità economica con riferimento particolare all'ambito di applicazione della responsabilità degli enti».
b.3) relativamente alle politiche per lo sviluppo delle infrastrutture del Paese:
ribadita la contrarietà verso i primi provvedimenti già adottati dal Governo in materia, con i quali ingenti risorse disponibili e già allocate dal precedente Governo per le infrastrutture sono state dirottate, sulle spese correnti; consistente appare infatti la progressiva diminuzione delle risorse destinate agli investimenti per il prossimo triennio, quantificabile in più di 11 miliardi di euro, rispetto a quelle previsto; a questi tagli, tenuti coperti fin oltre il possibile, come conferma il documento allegato infrastrutture, presentato al Parlamento senza i previsti pareri del CIPE e della conferenza unificata Stato regioni non si può pensare di rispondere con il miraggio delle liberalizzazioni o della finanza di progetto; il concorso di possibili risorse private e il tema della concorrenza nel mercato e per il mercato, che condividiamo in linea di principio, non può solo essere semplicemente evocato;
1. ad allocare un adeguato e congruo stanziamento di risorse per il finanziamento dell'allegato infrastrutture, nel quale, persino le priorità infrastrutturali, indicate nel documento, non trovano, allo stato attuale, adeguata copertura nelle tabelle sinottiche; in particolare, si chiede di attuare gli impegni che il Governo si era assunto per le infrastrutture al sud;
2. a stanziare i fondi necessari all'attuazione del Piano-casa, nei fatti, esaltato dalla retorica di Governo, che in realtà si limita solo alle parole, contrariamente a quanto fatto dal precedente Governo Prodi che ha stanziato ben 1.200 milioni, con la finanziaria 2008;
3. a procedere ad un nuovo Piano nazionale del trasporto aereo, rivedendo la nostra politica dei trasporti aerei per ridefinire le connessioni tra l'Italia e il mondo in relazione all'economia globalizzata; all'interno di questo quadro è importante selezionare le infrastrutture aeroportuali capaci di rispondere alle esigenze economiche dei territori, a partire dalla risoluzione del problema Malpensa;
4. a destinare adeguati livelli di risorse alla portualità ed alle infrastrutture al servizio della logistica;
5. a rimuovere i tagli operati alla finanziaria 2008 del Governo Prodi in relazione al trasporto pubblico locale, il cui processo di riforma era stato approntato con una adeguata corresponsione di risorse (oltre 700 milioni di euro) e di provvedimenti di accompagnamento sul versante sociale che vengono cancellati con grave pregiudizio per l'erogazione di un servizio essenziale al diritto alla mobilità di pendolari e cittadini nel territorio;
b.4) relativamente alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali:
1. a favorire la piú ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi, a garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Ad individuare, inoltre, tra le funzioni fondamentali degli enti locali, per quanto non già stabilito dalla legge, le attività di interesse generale il cui svolgimento sia necessario al fine di assicurare la soddisfazione dei bisogni degli appartenenti alla popolazione locale, in condizioni di piena accessibilità fisica ed economica, di continuità e non discriminazione e ai migliori livelli di qualità e sicurezza;
2. a fare uscire progressivamente dall'azionariato di controllo delle società di servizi pubblici locali gli enti territoriali;
3. la gestione delle risorse idriche - essendo l'acqua un bene comune dell'umanità - non deve essere liberamente assoggettata alle norme del mercato.
b.5) relativamente alle politiche per il lavoro:
considerato che:
il precariato è diventato in Italia una vera e propria emergenza nazionale ed un fenomeno che oltre a coinvolgere la popolazione italiana più giovane, riguarda anche la vita delle persone meno giovani, con più di quaranta anni di età;
secondo i dati forniti dall'ISTAT sarebbero 3.757.000 i lavoratori precari assunti con le più diverse forme contrattuali in ltalia, di cui almeno 948.000 provenienti da esperienze lavorative «precarie» terminate ed in cerca di nuova occupazione;
che il 56 per cento del precariato in Italia è costituito prevalentemente da donne;
per combattere il precariato l'attuale Governo, invece di adottare misure realmente strutturali per l'economia del mercato del lavoro, non solo si è impegnato nel Documento di programmazione economico finanziaria 2009-2013 (DPEF) a sopprimere tutte le norme varate durante la precedente legislatura relative alla stabilizzazione del personale precario, ma ha anche proposto nella manovra economica solo misure di soluzione a carattere compensativo, quali ad esempio la «detassazione degli straordinari»: misura che cela l'infausto obiettivo di convincere le imprese ad investire sull'occupazione già esistente, anziché promuovere l'assunzione dei giovani e lasciando di fatto irrisolti i problemi del Paese;
in altri paesi europei, come ad esempio la Danimarca, sono utilizzati per il mercato del lavoro modelli di flessibilità (in particolare la cosiddetta «flexicurity») che, congiuntamente alla corresponsione di robusti sussidi di disoccupazione a favore dei precari hanno lo scopo di stimolare le persone ad aggiornarsi professionalmente e a trovare un nuovo impiego in tempi ragionevolmente certi ed accettabili;
1. ad adottare opportune iniziative normative volte all'introduzione di un salario minimo adeguato al costo della vita del lavoratore, nonché all'adozione di misure finalizzate a coniugare le esigenze del mondo dell'impresa con quelle del mercato e del mondo del lavoro;
2. ad aumentare le risorse attualmente disponibili per adottare nuove tipologie di ammortizzatori sociali e modelli di flessibilità già utilizzati con successo in altri Paesi del nord Europa;
3. ad adottare opportune iniziative normative finalizzate ad accrescere, tutelare e valorizzare l'occupazione femminile, sia sotto forma sostegno per i congedi parentali, sia sotto forma di investimento sulla qualità del lavoro femminile.
b.6) relativamente alle politiche per il pubblico impiego:
1. a prevedere risorse adeguate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego;
2. a rivedere le politiche adottate nei settori dell'istruzione, con la previsione di una riduzione di 87.000 insegnanti e 42.500 unità di personale ATA nel triennio, e nella sanità, dove sono previste riduzioni di spesa di 3 miliardi di euro nel biennio 2010-2011;
3. a rimuovere i tagli adottati recentemente dal Governo per il comparto sicurezza, poiché dal DPEF e dal decreto-legge n. 112 del 2008 appare un'inaccettabile incongruenza tra quanto annunciato dall'attuale maggioranza prima del voto e la previsione di una insostenibile contrazione delle risorse finanziarie ad esso assegnate, anche in previsione del maggiore onere che sarà posto, a carico delle forze dell'ordine, dai provvedimenti sulla sicurezza attualmente in discussione in Parlamento per quanto riguarda il controllo del territorio e il contrasto all'immigrazione clandestina;
b.7) relativamente alle politiche per la sanità:
considerato l'esiguo rilievo attribuito agli interventi in materia di sanità quale sintomo di una scarsa attenzione a tali politiche di settore, come è testimoniato anche dalla mancata nomina di un autonomo ministro della salute;
rilevata la discrasia tra i tagli previsti alle risorse destinate alla sanità e gli incrementi concernenti la spesa per acquisti di beni e servizi nonché quella per prestazioni sanitarie fornite da produttori in regime di mercato, per la quale si prevede un incremento medio del 3,6 per cento; giudicata particolarmente negativa, in assenza di una revisione dei criteri per l'accreditamento delle strutture destinatarie di tali risorse che consenta di garantire l'appropriatezza delle cure e quanto meno di evitare la possibilità di truffe, come evidenziato da recenti episodi di malasanità;
considerato che l'incidenza delle risorse destinate alla sanità - che il documento prevede possa raggiungere, a fine periodo, il 7 per cento del PIL - è inferiore alla media degli altri Paesi dell'Unione europea;
valutata negativamente l'adozione di una logica di meri tagli alla spesa pubblica ed agli investimenti in settori strategici, quale ad esempio quello della sanità:
1. a chiarire quale modello di federalismo il Governo intende adottare, soprattutto in relazione ai tagli dei trasferimenti agli enti locali, i quali, con riferimento alla tutela della salute, non devono in alcun modo tradursi in riduzione dei servizi e delle prestazioni offerte ai cittadini, nei confronti dei quali bisogna sempre garantire l'assegnazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie;
2. ad adottare interventi che incidano su elementi decisivi di razionalizzazione della spesa sanitaria e del sistema sanitario nel suo complesso, quali ad esempio il sistema di pagamento dei DRG, la revisione dei meccanismi di accreditamento e dei controlli delle strutture private;
3. a prevedere una copertura di spesa che eviti la reintroduzione dei ticket dopo aver tagliato le spese superflue per la sanità;
4. a prevedere un formale impegno per il rinnovo contrattuale del comparto sanità;
5. valutato riduttivo il progetto di digitalizzazione, prefigurato come strumento di controllo della spesa farmaceutica e sanitaria, anziché come elemento da valorizzare in funzione di garanzia dell'appropriatezza e della continuità delle cure, a prevedere, per la sua realizzazione, il reperimento delle necessarie risorse e le opportune attività di formazione del personale;
b.8) relativamente alle politiche per lo sviluppo delle imprese e della Ricerca:
1. a prevedere più incisivi interventi finalizzati alle esenzioni e facilitazioni fiscali, che vadano oltre il sostegno dello start up, proponendo di adottare le garanzie statali per l'accesso al finanziamento delle PMI che spesso sono quelle che hanno un basso capitale sociale e poche risorse stabili in linea con gli indirizzi della Commissione europea che proprio in questi giorni ha aggiornato le norme sugli aiuti di Stato concessi sotto forme di garanzie e quindi sulla loro ammissibilità.
2. a prevedere l'esenzione degli oneri sociali per gli addetti alla ricerca per un periodo di tre anni dalla creazione dell'impresa, anche al fine di stimolare la collaborazione tra imprese ed università, essendo la ricerca e la formazione un elemento fondamentale per l'innovazione e lo sviluppo delle imprese. Fra l'altro nel DPEF il Governo parla di università solo per dire che si possono trasformare in fondazioni private mentre non c'è alcun cenno ad una politica strategica su quello che è appunto ricerca e innovazione.
3. ad approntare efficaci politiche per il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese quale misura portante a favore dello sviluppo;
4. a sviluppare con adeguati interventi e risorse il settore del commercio e del turismo, puntando a posizionare le politiche di rilancio del settore turistico ad un nuovo posizionamento competitivo quale fattore produttivo di interesse primario per l'economia del Paese. A tal fine è necessario: rivedere le aliquote IVA che gravano sul settore per realizzarne l'allineamento ai livelli più bassi praticati da importanti competitori europei;
5. a sostenere il made in Italy attraverso misure di sostegno per la promozione straordinaria, anticontraffazione.
b.9) in relazione alle politiche di sviluppo del Mezzogiorno:
1. a ripristinare - nelle aree dell'obiettivo 1 - i crediti d'imposta automatici per gli investimenti;
2. ad utilizzare le risorse dei fondi strutturali europei per le aree sottoutilizzate prioritariamente per progetti interregionali, con l'intervento sussidiario dello Stato, finalizzati a creare le condizioni strutturali dello sviluppo;
3. a definire, valutando attentamente le opere da realizzare dal punto di vista della loro sostenibilità ambientale e della loro funzionalità, un piano infrastrutturale con priorità per il Mezzogiorno e la realizzazione delle autostrade del mare;
4. a predisporre un piano di lavoro e contro la povertà nel Mezzogiorno, a partire dall'attuazione del reddito minimo di inserimento e dalla riforma degli ammortizzatori sociali, nella convinzione che solo la crescita occupazionale e le misure di inclusione sociale possono consolidare l'aumento della domanda interna e la crescita e contribuire a sconfiggere la criminalità;
5. ad adottare interventi specifici per contrastare con decisione il fenomeno della criminalità organizzata e per rendere efficaci anche gli interventi già previsti per la sicurezza.
b.10) relativamente allo politiche per lo sviluppo del settore agroalimentare:
preso atto che il documento, contrariamente a quanto accaduto negli ultimi anni, non reca alcun riferimento alle politiche per i settori agroalimentare e della pesca per i prossimi anni;
in Europa sono attualmente in discussione tematiche rilevanti per lo sviluppo del settore agroalimentare e della pesca, che vanno ad intersecare le problematiche emergenti relative alla progressiva riduzione dei consumi dei beni alimentari da parte delle famiglie e all'emergenza della fame nel mondo;
1. a garantire alle imprese e ai lavoratori del settore un insieme di interventi per lo sviluppo del nostro sistema agroalimentare e di quello della pesca ed in particolare di completare gli interventi di natura fiscale, procedendo ad una progressiva stabilizzazione delle stesse, ed in particolare: a) prevedere misure di agevolazione per consentire al comparto pesca di superare la fase di crisi che sta attraversando; b) prevedere la stabilizzazione dell'aliquota IRAP all'1,9 per cento per il settore agricolo;
2. a prevedere in materia previdenziale: a) la conferma delle agevolazioni contributive per il settore agricolo nelle aree sottoutilizzate del Paese; b) riconsiderare, più in generale, il carico contributivo che grava sulle imprese e sugli addetti del settore agricolo e della pesca, al fine di favorire la crescita del livello occupazionale nel settore;
3. a incrementare le risorse a disposizione del Fondo di solidarietà nazionale al fine di dare piena attuazione ai meccanismi di gestione del rischio in agricoltura e potenziando il ruolo delle polizze assicurative;
4. a dare piena attuazione agli strumenti previsti nel Piano strategico nazionale per il settore agricolo finalizzati a migliorare la competitività del settore agricolo e forestale, valorizzare l'ambiente e lo spazio rurale attraverso la gestione del territorio e promuovere la diversificazione delle attività economiche;
5. a prevedere misure che garantiscano il risparmio idrico, attraverso una corretta gestione delle acque, in considerazione dell'assoluto rilievo che le risorse idriche rivestono per l'agricoltura nel contesto dei cambiamenti climatici. A tale riguardo, si sottolinea la necessità di procedere all'ottimale gestione delle risorse previste per il Piano irriguo nazionale, per quanto attiene alla manutenzione della rete, all'incremento delle capacità di invaso, in particolare nei periodi di scarse precipitazioni, e alla promozione delle tecnologie di risparmio idrico per l'irrigazione. Si ribadisce con forza, inoltre, la necessità di prevedere un aggiornamento del Piano irriguo nazionale che risponda, in particolare, alle esigenze provenienti dalle regioni del Mezzogiorno, maggiormente colpite dal fenomeno della siccità;
6. a promuovere l'internazionalizzazione delle imprese del comparto agricolo e della pesca, procedendo ad un loro rafforzamento sotto il profilo dimensionale mediante processi di aggregazione che garantiscano ulteriori possibilità di crescita sui mercati esteri, in considerazione del recente e progressivo aumento delle esportazioni di prodotti italiani;
7. a prevedere apposite misure per ridurre gli effetti della crescita del costo dei carburanti per il settore agroalimentare e della pesca, al fine di consentire la continuità operativa delle imprese e di calmierare l'andamento dei prezzi dei prodotti alimentari;
8. a rafforzare il ruolo dei distretti rurali e agroalimentari di qualità e a valorizzare lo strumento dei piani di sviluppo rurale nella promozione della qualità dei prodotti agroalimentari e a prevedere, a seguito delle recenti riforme, avanzate in sede comunitaria, dell'OCM vino ed ortofrutta, delle misure che tutelino due settori trainanti dell'intero comparto;
9. a garantire, in linea con le istanze provenienti dal mondo dei consumatori, la qualità, la sicurezza e la tracciabilità dei prodotti agricoli e agroalimentari, mediante la predisposizione di adeguati sistemi di etichettatura che consentano di rafforzare il legame con il territorio di provenienza e di rintracciare l'origine del prodotto acquistato;
10. a tutelare adeguatamente i prodotti italiani dai fenomeni di contraffazione, sia attraverso il ricorso ai desk anticontraffazione, di recente istituzione e sia mediante un'intensificazione dei controlli sul territorio;
11. a promuovere lo sviluppo dell'uso sostenibile delle biomasse, favorendo lo sviluppo delle filiere nazionali attraverso l'utilizzo di materia prima di origine nazionale;
12. a contrastare, con apposite misure, il lavoro nero ed irregolare e lo sfruttamento della manodopera dei cittadini extracomunitari in agricoltura;
13. a procedere ad una semplificazione amministrativa che garantisca la riduzione degli oneri burocratici gravanti sul settore, anche attraverso la promozione dell'utilizzo di strumenti telematici;
14. a procedere al rafforzamento e al consolidamento di una rete di proficui rapporti fra il settore primario e quello del credito, al fine di assicurare nuove e più efficaci forme di sostegno al credito per le aziende agricole ed agroalimentari che presentino adeguati parametri di stabilità sul piano economico e finanziario;
15. a individuare, nell'ambito dei piani nazionali per i giovani e per le pari opportunità, programmi specifici ed incentivi per favorire il ricambio generazionale e rilanciare l'imprenditoria femminile in agricoltura, sostenendo la mobilità fondiaria, l'accesso al credito di investimento, la formazione e la consulenza aziendale;
16. a prospettare la necessità, per le strategie di sviluppo del settore agroalimentare, di un forte collegamento con le politiche dei fondi strutturali e di coesione comunitari per il periodo 2007-2013, in un quadro di concertazione con le regioni e le Province autonome, per le competenze ad esse trasferite.
(6-00002) «Di Pietro, Donadi, Cambursano, Borghesi, Evangelisti, Barbato, Cimadoro, Costantini, Di Giuseppe, Favia, Aniello Formisano, Giulietti, Messina, Misiti, Monai, Mura, Leoluca Orlando, Paladini, Palagiano, Palomba, Piffari, Pisicchio, Porcino, Porfidia, Razzi, Rota, Scilipoti, Touadi, Zazzera».