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Atto a cui si riferisce:
S.2/00019 BELISARIO, LI GOTTI, ASTORE, BUGNANO, CARLINO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, GIAMBRONE, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA, RUSSO - Al Ministro della giustizia - Premesso che: la Procura...




Atto Senato

Interpellanza 2-00019
presentata da
FELICE BELISARIO
mercoledì 16 luglio 2008 nella seduta n.040

BELISARIO, LI GOTTI, ASTORE, BUGNANO, CARLINO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, GIAMBRONE, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA, RUSSO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la Procura della Repubblica di Roma avviò un'indagine sul sistema e sui costi della operazioni di intercettazioni telefoniche disposte dall'autorità giudiziaria (proc. N. 25016/04 B RG notizie di reato). All'esito delle indagini, la Procura della Repubblica di Roma, con atto del 10 marzo 2005, avanzò richiesta di archiviazione al GIP di Roma che, con decreto del 2 maggio 2005 reso nel procedimento 43129/04 RG giudice per le indagini preliminari, accolse la richiesta adottando gli argomenti del PM che qui si intendono integralmente trascritti e riprodotti;

dall'elencazione degli argomenti posti a fondamento del decreto di archiviazione risulta che:

1) il Ministero della giustizia e quello delle comunicazioni, al fine di individuare le prestazioni di intercettazione alle quali i vari gestori sarebbero stati tenuti nonché il relativo costo, hanno istituito un apposito "Gruppo di lavoro" con il quale ha collaborato quale consulente tecnico del Ministro della giustizia il dottor Bruno Pellero (che si è occupato, sia pure non da solo, proprio di predisporre la bozza del listino, poi approvata mediante decreto interministeriale 26 aprile 2001). Il testo licenziato anche con l'apporto del Pellero nulla sostanzialmente ha detto circa l'impiego dei risponditori (i cui costi non sono stati pertanto in alcun modo tariffati); inoltre, attraverso la predisposizione di molteplici listini ("per il passato", "ponderato", e "per il futuro"), si è di fatto approntato un vero e proprio piano di ammortamento in favore dei gestori, che ha consentito loro di recuperare gli investimenti sostenuti per dotare le proprie centrali dei sistemi di trasmissione DFD o DC; in definitiva, per quanto riguarda il DFD, sulla base di una stima del numero prevedibile di intercettazioni da eseguire nel triennio 2002-2004 e della durata media di ciascuna di esse, stabilita presuntivamente in 50 giorni, è stato calcolato che su ciascuna prestazione di intercettazione dovesse essere operato nel periodo di riferimento un aumento di 70.083 lire, destinato a compensare gli investimenti dei gestori che si erano dotati in centrale dei menzionati apparati di trasmissione; diversi conteggi, ma analoghi principi, sono stati altresì applicati con riferimento al DC. Soltanto a partire dal 2005, attraverso un nuovo "Listino per il futuro" depurato da tali voci aggiuntive, era prevista la possibilità di remunerazione dei soli "costi operativi" sostenuti dai gestori. Ciò ha destato il sospetto che in questo modo, tra l'altro non condiviso da alcuno dei principali Paesi europei, si sia voluto riconoscere un indebito vantaggio ai più importanti operatori telefonici, atteso che essi attraverso il sistema DFD o Modico già avevano realizzato significative economie di gestione in grado di ripagare l'investimento sostenuto; Telecom, Tim e Omnitel, in definitiva, si sarebbero viste rimborsare non solo le prestazioni tariffate (attraverso le quali qualsiasi imprenditore di regola recupera gli investimenti sostenuti, mediante i propri margini di ricavo), ma addirittura in un triennio gli stessi costi di aggiornamento tecnologico delle proprie centrali, così determinandosi un annullamento del rischio di impresa, un incremento anomalo dei ricavi ed un corrispondente ingiustificato esborso di pubblico denaro;

2) «le indagini hanno portato ad individuare una situazione di duplicazione dei costi, relativamente alla trasmissione dei "flussi primari" dai DFD delle centrali telefoniche fino ai risponditori dei CIT (Centro di Intercettazioni Telefoniche presso le sale di ascolto delle Procure della Repubblica)». Ed infatti la prestazione retribuita, liquidata a Telecom mediante listino, prevedeva l'arrivo delle conversazioni intercettate fino alla sala di ascolto. Le linee che consentivano il transito delle fonie e dei dati dalle centrali fino ai CIT, tuttavia, nel caso in cui si ricorreva all'impiego degli apparati SRF, erano noleggiate dalla RCS (società del gruppo Urmet che commercializzava i risponditori) ed i costi di tali noleggi di linee venivano recuperati in forma forfettaria mediante imposizione alle Procure della Repubblica del canone di noleggio giornaliero di 50.000 lire per ciascuna intercettazione. In questo modo il transito dei flussi tra le centrali telefoniche e i CIT veniva in effetti pagato due volte: la prima a Telecom, mediante listino, e la seconda al gruppo Urmet, tramite noleggio dei risponditori comprensivo dei costi di noleggio delle linee telefoniche;

3) poiché si riteneva che il listino avrebbe dovuto stabilire il costo omnicomprensivo del "Servizio di intercettazione" pagato dai suoi fruitori (Procure della Repubblica) ai fornitori dello stesso (gestori telefonici) per avere la disponibilità presso i CIT delle prestazioni tariffate, è sorto il legittimo sospetto che l'esigenza di dover noleggiare a parte, con costi supplementari elevati, gli apparati risponditori (non menzionati nel listino stesso) potesse rappresentare la conseguenza di una condotta fraudolenta, attraverso la quale i gestori e/o il gruppo Urmet avevano conseguito per molto tempo e continuavano a conseguire indebitamente delle somme aggiuntive mediante induzione in errore delle controparti circa la doverosità e legittimità di tali erogazioni patrimoniali. Sospetto evidenziato nella nota del 17 maggio 2002 a firma del Procuratore della Repubblica di Roma, che ha dato origine al procedimento n. 43129/04 RGG e che ha costituito il tema principale delle investigazioni condotte. Tale nota evidenziava anche altri due elementi di possibile rilievo penale, rappresentati dall'assenza di collaudo e di omologazione per gli apparati di trasmissione ed i risponditori in precedenza menzionati, nonché dall'eventuale incidenza che la siffatta situazione avrebbe potuto comportare per la "sicurezza e ritualità delle intercettazioni". Le indagini che a partire da quel momento sono state svolte hanno consentito di individuare ulteriori temi di interesse. È infatti emerso che anche in merito alle intercettazioni relative ad utenze riferibili al quarto gestore nazionale (Wind) sono stati noleggiati a titolo oneroso i risponditori SRF, pur non avendo mai avuto quel gestrore nelle sue centrali apparati di trasmissione Urmet (cosicché è apparsa a prima vista superflua l'esigenza di fare ricorso a mezzi tecnici che non avrebbero potuto in alcun modo dialogare con apparati DFD o DC, rendendo del tutto ingiustificata la relativa spesa). Situazione analoga ha caratterizzato altresì il gestore Tim, con riferimento al periodo antecedente al 15 ottobre 2001. Solo in tale data, infatti, esso ha dotato le proprie centrali dei DFD, mentre già da epoca antecedente è risultato il noleggio (apparentemente immotivato) di risponditori SRF per l'intercettazione di utenze a lui riferibili;

4) «una simile eventualità avrebbe necessariamente comportato un concorso criminoso tra Telecom e Urmet» (in alcun modo emerso a seguito delle indagini svolte, apparendo priva di rilevanza la assai circoscritta partecipazione che una società del gruppo Urmet ha avuto in una finanziaria bresciana, a sua volta partecipata da altre società riferibili all'amministratore delegato pro tempore di Telecom);

5) «anche presso le centrali Tim, sono stati installati gli apparati DFD, a decorrere dal 15 ottobre 2001». L'unica situazione peculiare inerente a Tim è relativa al fatto che, anche prima del 15 ottobre 2001, è risultata l'esistenza di noleggi di risponditori SRF per l'intercettazione di utenze di quel gestore, sebbene nelle sue centrali all'epoca ancora non fossero installati i DFD (noleggi, pertanto, a prima vista del tutto ingiustificati);

6) anche con riferimento alle utenze Wind intercettate è emersa la stessa problematica menzionata a proposito di Tim, relativa al periodo antecedente all'ottobre 2001, caratterizzata dal ricorso ai risponditori SRF pur in assenza di apparati DFD di centrale ai quali interfacciarsi (con noleggi a titolo oneroso a prima vista inutili);

7) l'indagine penale deve limitarsi comunque a verificare se sussistano elementi dai quali sia possibile desumere l'esistenza di reati ed appare di tutta evidenza come tali elementi non possano essere ravvisati con riferimento a tutte e tre le posizioni da ultimo trattate (Ministero della giustizia, Gruppo di lavoro interministeriale, Direzione nazionale antimafia) «per l'assenza di condotte commissive od omissive intenzionali dirette ad assicurare un illecito profitto ai gestori telefonici ovvero al gruppo URMET, con danno ingiusto per la Pubblica Amministrazione»;

la valutazione in ordine alla sussistenza dei reati attiene, nel caso di specie, alla verifica di insussistenza dell'elemento psicologico del reato, senza che ciò interferisca sulla valutazione di condotte che devono ispirarsi al principio della buona amministrazione,

si chiede di sapere quali iniziative siano state assunte dal Ministro in indirizzo al fine di:

controllare, contenere e recuperare la lievitazione ingiustificata dei costi a carico dell'erario, con indebito lucro dei gestori di telefonia;

recuperare le somme elargite con "duplicazione dei costi" e corrisposte a Telecom e Urmet;

recuperare le somme corrisposte a Wind e Tim per prestazioni da esse non rese in assenza di installazione di risponditori SRF nelle centrali;

portare a conoscenza della Procura generale della Corte dei conti la grave situazione di sperpero di pubblico denaro e di danno ingente per l'erario.

(2-00019 p. a.)