• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
S.2/00025 LIVI BACCI, FINOCCHIARO, CABRAS, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, PEGORER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che: il 10 luglio 2008, il Parlamento...



Atto Senato

Interpellanza 2-00025 presentata da MASSIMO LIVI BACCI
venerdì 1 agosto 2008, seduta n.054

LIVI BACCI, FINOCCHIARO, CABRAS, MARCENARO, MARINARO, MICHELONI, PEGORER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

il 10 luglio 2008, il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione B6-0348 sul "censimento dei rom su base etnica in Italia", nella quale si manifesta viva preoccupazione per le ordinanze del 30 maggio 2008, volte a "fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi" nel territorio delle regioni Lazio, Campania e Lombardia. Si è in particolare manifestata contrarietà rispetto alle affermazioni, ivi contenute, secondo cui la presenza di campi nomadi attorno alle grandi città costituisca di per sé una grave emergenza sociale, tale da riflettersi sull'ordine e la sicurezza pubblici e da legittimare quindi la dichiarazione dello stato di emergenza, nonché l'adozione di misure anche derogatorie rispetto alle norme vigenti. Si è inoltre espressa preoccupazione «per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, i Prefetti, cui è stata delegata l'autorità dell'esecuzione di tutte le misure, inclusa la raccolta di impronte digitali, possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi, sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di "calamità naturali, catastrofi o altri eventi", che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico»;

con la suddetta risoluzione, il Parlamento europeo ha inoltre esortato "le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell'imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto ciò costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e sull'origine etnica, vietato dall'articolo 14 della CEDU, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell'Unione Europea di origine Rom e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure", invitando altresì "gli Stati membri a intervenire con decisione a tutela dei minori non accompagnati soggetti a sfruttamento, di qualunque etnia e nazionalità essi siano e precisando che laddove l'identificazione di tali minori sia utile a tal fine, invita gli Stati membri ad effettuarla attraverso procedure ordinarie e non discriminatorie, secondo il caso, nel pieno rispetto di ogni garanzia e tutela giuridica";

il Parlamento europeo ha peraltro ribadito in tale contesto l'importanza per gli Stati membri di adottare - anche avvalendosi dei fondi comunitari stanziati ad hoc- politiche di inclusione degli immigrati di qualunque etnia o nazionalità siano, favorendo in particolare la scolarizzazione dei minori, abolendo ogni forma di segregazione e assicurando parità di accesso al mercato del lavoro, all'assistenza sanitaria, al sistema previdenziale, combattendo ogni pratica discriminatoria anche in materia di assegnazione di alloggi, al fine di garantire il pieno esercizio dei diritti fondamentali, che per loro stessa natura sono riconosciuti alla persona in quanto tale a prescindere dalla cittadinanza;

considerato che:

con un memorandum depositato nella Commissione per i diritti umani del Consiglio d'Europa in data 28 luglio 2008, il Commissario Thomas Hammarberg ha espresso forti perplessità in ordine alle politiche adottate dal Governo italiano in materia di immigrazione, sottolineando tra l'altro la difformità di tali direttive con una linea che ha da sempre caratterizzato la politica dei Governi italiani in materia, tesa a garantire i diritti umani, tutelandoli ed assicurandone l'effettività anche a prescindere dalla cittadinanza;

nel suddetto memorandum, reso noto al Governo italiano nella sua stesura iniziale il 1° luglio 2008, e rivisto sulla base della risposta da questo fornita in data 21 luglio, si è espressa preoccupazione circa il rischio che misure quali quelle contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza" identifichino le fonti dell'insicurezza in gruppi etnici specifici, sovrapponendo la figura del criminale a quella dello straniero, così alimentando il razzismo e la xenofobia, favoriti, tra l'altro, dalla mancata introduzione nell'ordinamento di norme efficaci contro la discriminazione, rispondenti ai criteri sanciti dalla Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI's General Policy Recommendation n. 7 del 13 dicembre 2002), sulla "Legislazione nazionale per la lotta al razzismo e alla discriminazione razziale". Si è inoltre manifestata perplessità in ordine alle modalità con le quali si è proceduto agli sgomberi di molti campi nomadi, in assenza peraltro di una "effettiva protezione da parte della polizia", asserendo altresì che "la dichiarazione dello stato di emergenza e il conferimento di poteri speciali ai commissari straordinari può non essere la migliore soluzione per risolvere i problemi di rom e sinti". Il Commissario ha quindi asserito che non si dovrebbe mai procedere agli sgomberi dei campi nomadi qualora le autorità non possano offrire a tali persone una contemporanea e dignitosa sistemazione alternativa;

si è ricordato altresì come i Rom e i Sinti siano stati esclusi dalla sfera di applicazione della legge n. 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche, nonché del decreto legislativo n. 215 del 2003, che recependo solo parzialmente la direttiva 2000/43/CE, non ha attribuito a costoro lo status di minoranze e i diritti connessi a tale qualificazione, sulla base dell'argomento secondo cui essi non avrebbero un legame con una specifica area territoriale. Argomento, questo, ritenuto foriero di ulteriori discriminazioni al pari di quello - che l'esperienza dimostra falso - secondo cui rom e sinti rifiuterebbero alloggi e sistemazioni stanziali. Il Commissario ha altresì sottolineato come l'Italia, pur avendola firmata nel 2000, non abbia al momento ancora ratificato la Carta europea per le lingue regionali o minoritarie, che garantirebbe invece un'adeguata tutela delle minoranze;

si è inoltre sottolineata la dubbia compatibilità delle norme di nuovo conio in materia di immigrazione, rispetto agli standard di tutela dei diritti umani sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dalla giurisprudenza di Strasburgo ma anche - per la parte in cui tali norme si applicano anche ai cittadini dell'Unione europea - con il diritto comunitario. In particolare, si è affermato che il pacchetto sicurezza e le ordinanze richiamate rischino di favorire la "discriminazione ai danni dei cittadini dell'Unione europea di etnia rom", rivelando peraltro la debolezza delle politiche di inclusione e integrazione sociale adottate dal Governo;

nel memorandum si è in particolare espressa perplessità in ordine a norme, già in vigore ovvero da adottare, contenute nel pacchetto sicurezza - quali la circostanza aggravante relativa alla permanenza irregolare sul territorio nazionale o l'incriminazione del mero ingresso irregolare - suscettibili di favorire non solo atteggiamenti discriminatori nei confronti degli stranieri, ma anche la loro ulteriore marginalizzazione e la negazione, nei loro confronti, di diritti sanciti come fondamentali e inviolabili. Si è in tale contesto manifestata preoccupazione in ordine agli effetti correlati alla prevista estensione sino a 18 mesi della detenzione amministrativa nei Centri di identificazione ed espulsione, che nella formulazione proposta dal Governo sembra carente dei rimedi giurisdizionali effettivi previsti dalla direttiva "rimpatri", ben più pregnanti del mero giudizio di convalida sulla legittimità del trattenimento, prefigurato dal disegno di legge Atto Senato 733. Infine, si è espressa perplessità in ordine alla forte limitazione prevista, negli schemi di decreti legislativi di cui agli Atti del Governo 4 e 5, al diritto di difesa dei cittadini comunitari o degli stranieri - anche se richiedenti asilo - colpiti da provvedimenti di allontanamento, ai quali è negata la possibilità di partecipare al ricorso avverso tale misura,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda conformarsi alla posizione assunta dal Parlamento europeo e dal Consiglio d'Europa, in particolare astenendosi dall'attuare forme di censimento degli abitanti dei cosiddetti campi nomadi suscettibili di essere percepite come discriminatorie o lesive della dignità personale e adeguando le norme proposte in materia di immigrazione, non ancora entrate in vigore, al diritto comunitario e internazionale;

se non si ritenga opportuno avvalersi dei fondi stanziati appositamente dall'Unione europea, per realizzare politiche di inclusione e integrazione degli immigrati presenti sul territorio nazionale, evitando ogni forma di segregazione o marginalizzazione degli stranieri, promuovendo altresì la scolarizzazione e ogni altra misura utile a garantire la parità di accesso dei minori all'istruzione e ai sistemi di formazione e assistenza sociale;

se non si ritenga urgente adottare iniziative volte alla revisione della disposizione contenuta nel decreto-legge n. 112 del 2008 in via di conversione alle Camere con cui si esclude dal beneficio dell'assegno sociale la maggior parte degli immigrati regolari che ne hanno oggi diritto;

quali misure di tutela il Governo intenda adottare, al fine di impedire discriminazioni e ogni forma di violenza perpetrate, sempre più spesso, ai danni delle minoranze etniche presenti sul territorio nazionale, in particolare rom e sinti, se del caso proponendo le modifiche ritenute opportune al decreto legislativo n. 215 del 2003, al fine di adeguarlo alle norme comunitarie in materia;

se il Governo non intenda procedere alla ratifica della Carta europea per le lingue regionali e minoritarie, introducendo nell'ordinamento interno misure di tutela specifica per tali minoranze;

se non si ritenga doveroso limitare, in materie delicate come quelle inerenti l'immigrazione, il ricorso alla decretazione d'urgenza e al potere di ordinanza di cui all'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, ai soli casi nei quali non sia possibile, se non a prezzo di altissimi costi per l'incolumità e l'interesse pubblici, adottare provvedimenti normativi secondo i procedimenti ordinari e nel rispetto delle norme vigenti.

(2-00025)