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Atto a cui si riferisce:
S.1/00023 premesso che: la famiglia si è sempre più qualificata nel suo ruolo di "mattone fondamentale" della società ma, purtroppo, fino agli anni Novanta l'interesse per le politiche familiari è...



Atto Senato

Mozione 1-00023 presentata da OSKAR PETERLINI
mercoledì 24 settembre 2008, seduta n.059

PETERLINI, D'ALIA, CINTOLA, CUFFARO, FOSSON, PINZGER, THALER AUSSERHOFER, COSSIGA, RAMPONI, BAIO - Il Senato,

premesso che:

la famiglia si è sempre più qualificata nel suo ruolo di "mattone fondamentale" della società ma, purtroppo, fino agli anni Novanta l'interesse per le politiche familiari è stato piuttosto scarso, la programmazione politica si è orientata verso un modello di welfare rivolto all'assistenza delle persone in stato di difficoltà piuttosto che alla valorizzazione e al sostegno della famiglia nel suo complesso;

proprio in ragione di questo vuoto di attenzione nei confronti delle famiglie e del notevole cambiamento culturale, negli ultimi 30 anni, è iniziato un lento e inesorabile processo di denatalità: nel 1970 il numero medio di figli per donna era di 2,2; il tasso di fecondità è gradualmente sceso e si aggira ora intorno ai 1,3 figli per donna, uno dei più bassi al mondo. Dall'altro lato si registra un allungamento della vita ed un progressivo aumento di bisogno assistenziale rappresentato dai disabili e dagli anziani non autosufficienti cui la famiglia, da sola, è stata chiamata a rispondere;

accanto a questi fenomeni si è assistito alla modificazione della composizione familiare: maggiore diffusione delle convivenze more uxorio, delle famiglie monogenitoriali e delle famiglie ricostituite e quindi allargate, all'aumento delle patologie familiari e al radicarsi delle famiglie povere;

anche sul fronte fiscale, nel passato, la famiglia non è stata oggetto della necessaria attenzione, non sono stati individuati gli interventi più opportuni, non sono state investite le risorse necessarie. Tale percorso è iniziato con il decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55, convertito dalla legge 26 aprile 1983, n. 131, sulla finanza locale, che ha imposto la partecipazione al costo dei servizi a domanda individuale: asili nido, case di riposo, soggiorni di vacanza, eccetera ed è proseguito nel corso degli anni Ottanta con l'imposizione di ticket sanitari, la progressiva riduzione del valore degli assegni al nucleo familiare, eccetera;

analogo discorso viene fatto per il problema dell'abitazione, che risulta oggi centrale per le famiglie italiane, basti pensare che esse spendono buona parte del loro reddito per il pagamento dei canoni di locazione e delle rate dei mutui. È preoccupante, a tal proposito, il fenomeno della continua erosione del potere d'acquisto delle famiglie ed in particolare di quelle dei pensionati e le condizioni di crisi colpiscono maggiormente le famiglie composte da lavoratori flessibili e da quelli monoreddito, le donne sole con figli e i pensionati;

le istituzioni non possono intervenire soltanto quando la famiglia non è più in grado di affrontare i bisogni e quindi non è in grado di fronteggiare i problemi. Lo Stato, nelle sue articolazioni, deve valorizzare le responsabilità assunte dalla famiglia rispetto allo svolgimento dell'attività di cura nei confronti dei componenti deboli, deve sostenere l'importanza del suo ruolo di mediazione tra generazioni e considerare attentamente che lo sviluppo e la stessa economia del Paese può crescere solo se si investe sul potenziale sociale espresso dalle famiglie;

negli ultimi anni, la responsabilità della famiglia sulle nuove generazioni è accompagnata da gravi fragilità, che sono determinate dalla mancanza di un supporto sociale organizzato nelle fasi di crescita delle nuove generazioni, dall'infanzia all'adolescenza, all'età adulta. Un indicatore sensibile, quale quello delle risorse economiche investite dal sistema pubblico per le voci "famiglia e figli", attesta la scarsità dell'impegno in questo senso. Mentre il nostro Paese investe appena l'un per cento del Prodotto interno lordo ed il 4 per cento dell'intera spesa per la protezione sociale, gli altri Paesi europei impegnano il doppio della loro spesa sociale con punte in Germania, Svezia e Francia che si aggirano intorno al 10 per cento;

la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, e la precarietà del lavoro, anche tra i meno giovani, registrano dati poco confortanti. L'Italia, infatti, si caratterizza come un Paese ad elevata disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione riferito all'intera popolazione di 15-24 anni è pari al 27,1 per cento (contro una media dell'Unione europea del 17,4 per cento) ed è lievemente superiore rispetto al dato calcolato solo sui ragazzi che hanno lasciato il sistema dell'istruzione e della formazione, pari al 26 per cento (contro la media dell'Unione europea del 20,1 per cento);

dare centralità alla famiglia in un Paese come il nostro - dove essa è costretta ad un sovraccarico funzionale dovuto alle profonde trasformazioni sociali ed economiche degli ultimi decenni - significa porla al centro delle politiche pubbliche, perché produce funzioni di grande valore sociale. Le famiglie vanno sostenute e aiutate nello svolgimento dei loro compiti di riproduzione, permettendo alla donna di esercitare il diritto al lavoro e alla realizzazione professionale. Con la legge 8 marzo 2000, n. 53, relativa ai congedi parentali, si è consolidato il riconoscimento del valore sociale della maternità e paternità, ma anche in questo caso permangono limiti legati alla necessità di ampliare i diritti per i rapporti flessibili, di rendere esigibili i diritti scarsamente utilizzati ed infine di agevolare le imprese che ne favoriscono l'applicazione e l'utilizzo;

altra vera e propria emergenza per le famiglie italiane è rappresentata dai carichi assistenziali delle persone non autosufficienti, spesso anziane (nel 2004, secondo dati elaborati dal Censis e dall'Agenzia dei servizi sanitari regionali, gli anziani non autosufficienti erano pari a 2.272.768). È evidente che la famiglia rappresenta attualmente il punto di riferimento, spesso l'unico, per rispondere a questa tipologia di bisogni;

il ruolo della famiglia è contemplato non solo dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, che riconoscono la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio ma, con la modifica del Titolo V, la famiglia rientra pienamente nel concetto della sussidiarietà orizzontale, ossia il primo livello ed espressione della società civile nel suo rapporto con le istituzioni;

la legge finanziaria per il 2008 ha previsto un primo accantonamento di risorse economiche, ma ora occorre prevedere gli ulteriori strumenti economico-finanziari adeguati a perseguirne le finalità,

impegna il Governo:

a valutare la reale consistenza del maggior gettito tributario e dedicarlo all'abbattimento del carico fiscale a favore delle fasce sociali meno abbienti e al sostegno della famiglia;

a varare provvedimenti a favore dell'occupazione, soprattutto per i giovani, potenziando le scelte già avviate con la legge finanziaria per il 2008 per rendere più attrattiva per le imprese l'assunzione a tempo indeterminato, anche con incentivi fiscali e previdenziali; di contro, ad aumentare il prelievo fiscale e previdenziale nei confronti di quelle imprese che prescelgono forme occupazionali di tipo precario;

a prevedere, come già avviene in tanti Paesi europei, un sistema di risparmio agevolato per l'acquisto della prima casa (Bausparen), coinvolgendo, in ragione delle rispettive competenze, anche le Regioni; ad incentivare i giovani (come in Germania, in Austria ed in altri Paesi) a cominciare molto presto a seguire un piano di risparmio sistematico per la casa, per ritrovarsi, quando decidono di formare la famiglia, già un congruo budget per l'acquisto e per poter proseguire il piano con un debito minore;

a favorire la maternità con incentivi economici, a prolungare per la donna lavoratrice il periodo di astensione retribuita, finora di cinque mesi, agevolando per le madri che vogliono proseguire l'astensione dal lavoro il congedo parentale e aumentando la percentuale di stipendio; a promuovere l'offerta di orari flessibili di lavoro nelle aziende e negli enti pubblici e forme di lavoro part-time; a sostenere la prosecuzione volontaria nell'INPS o la contribuzione in fondi pensione delle madri lavoratrici per garantire una pensione anche a chi si dedica alla famiglia e promuovendo forme pensionistiche a favore delle casalinghe;

ad incentivare, tramite le Regioni e le Province autonome, la presenza su tutto il territorio nazionale di asili nido, promuovendo in particolar modo quelli aziendali;

ad istituire un fondo previdenziale per la non-autosufficienza (con uno sguardo ai modelli europei, la cosiddetta Pflegeversicherung), alimentato anche da una contribuzione obbligatoria da parte dei cittadini per assicurare la disponibilità di fondi per la cura e l'assistenza delle persone non autosufficienti in continuo aumento in seguito all'allungamento della vita;

ad agevolare, nell'ambito della tassazione familiare, le famiglie meno abbienti, anche tenendo conto del numero dei componenti a cominciare dai redditi più bassi.

(1-00023)