• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.4/01208 ROSATO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: l'articolo 2 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, trasformando il concorso per la magistratura ordinaria...
LEGGI ANCHE IL TESTO DELLA RISPOSTA ALL'INTERROGAZIONE
Testo della risposta scritta



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01208 presentata da ETTORE ROSATO
mercoledì 1 ottobre 2008, seduta n.058
ROSATO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

l'articolo 2 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, trasformando il concorso per la magistratura ordinaria in un concorso di secondo grado, aveva previsto, tra i requisiti per accedervi, oltre alla laurea in giurisprudenza, diversi altri titoli tra loro alternativi, tra i quali l'aver superato l'esame di abilitazione forense oppure l'aver svolto funzioni direttive in una pubblica amministrazione per almeno tre anni, previo superamento del relativo concorso pubblico;

l'articolo 1 della legge 30 luglio 2007, n. 111, ha parzialmente modificato alcuni dei suddetti titoli ulteriori rispetto alla laurea, stabilendo, in modo particolare, quello dell'«essere avvocati iscritti all'albo senza essere incorsi in sanzioni disciplinari» in luogo del previgente aver superato l'esame di abilitazione forense;

questa apparentemente «lieve» modifica normativa ha determinato conseguenze, probabilmente - come può capitare - non preventivate, di rilevante e palese iniquità, perché ha precluso l'accesso al concorso per la magistratura ordinaria a quanti, pur avendo superato l'esame di abilitazione forense, non possono iscriversi all'albo degli avvocati, perché sono dipendenti pubblici per aver superato un concorso per l'accesso alla pubblica amministrazione, stante l'incompatibilità tra l'iscrizione all'albo degli avvocati e l'essere funzionari pubblici;

la suddetta modifica legislativa determina l'ingiustizia e l'irragionevolezza di precludere la partecipazione ai dipendenti pubblici che hanno superato l'esame di abilitazione forense e che non siano funzionari direttivi da almeno cinque anni (avendo, nel frattempo, l'articolo 1 della citata legge n. 111 elevato da tre a cinque anni l'anzianità di servizio necessaria nella pubblica amministrazione), con la conseguenza che chi ha superato l'esame di abilitazione forense e non ha avuto il merito di vincere un concorso pubblico per l'accesso ai ruoli direttivi della pubblica amministrazione e può, dunque, iscriversi all'albo degli avvocati può partecipare al concorso per la magistratura, e chi, invece, ha superato l'esame di abilitazione forense ed ha avuto il merito di vincere anche un concorso pubblico per l'accesso ai ruoli direttivi o dirigenziali della pubblica amministrazione non può parteciparvi, se non dopo cinque anni di servizio, perché non può iscriversi all'albo degli avvocati, e ciò anche - iniquità che rasenta il paradosso! - se prima della vincita del concorso sia stato iscritto all'albo e abbia esercitato la professione forense anche per anni;

ad avviso dell'interrogante i ricordati palesi profili d'iniquità presentano forti sospetti d'illegittimità costituzionale per violazione del principio di parità di trattamento e del principio di ragionevolezza, entrambi costituzionalizzati nel principio di eguaglianza dell'articolo 3 della Carta costituzionale, come costantemente chiarito dalla giurisprudenza della Corte costituzionale;

la suddetta modifica legislativa, attraverso la previsione del requisito dell'«essere avvocati iscritti all'albo senza essere incorsi in sanzioni disciplinari», con questa sua formulazione generica e generalizzante, preclude l'accesso al concorso anche agli avvocati iscritti all'albo che siano incorsi in sanzioni disciplinari lievi, come il biasimo, appalesandosi, dunque, anche sotto questo profilo, irragionevole, in quanto imponderatamente sproporzionata ed eccessiva nel suo divieto, e come tale sospetta d'incostituzionalità anche sotto quest'aspetto;

con decreto ministeriale del 27 febbraio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 21 marzo 2008 - 4a serie speciale - è stato bandito un concorso, per esami, a 500 posti di magistrato ordinario, che ha fedelmente recepito questa modifica legislativa, precludendo, dunque, l'accesso al concorso agli abilitati alla professione forense che, per essere pubblici dipendenti, non possono iscriversi all'albo, nonché agli avvocati che siano incorsi in sanzioni disciplinari lievi;

per i motivi ricordati, sono stati anche presentati davanti al tribunale amministrativo regionale numerosi ricorsi giurisdizionali amministrativi per l'annullamento parziale del bando di concorso, previo sollevamento della questione d'illegittimità costituzionale, tanto che la rilevanza e la non manifesta infondatezza della stessa verrà esaminata e decisa dal giudice amministrativo, ad ottobre, nelle camere di consiglio, per la discussione delle istanze cautelari contestualmente presentate al fine di evitare il periculum in mora dell'esclusione dalle prove scritte, fissate per il 19, 20 e 21 novembre 2008, con il rischio, se venisse sollevata e rimessa alla Corte costituzionale, di causare l'invalidità successiva e derivata degli atti della procedura concorsuale -:


se il Ministro ritenga doveroso eliminare tutti i segnalati profili di diseguaglianza, di discriminazione, di irragionevolezza e di sospetta incostituzionalità, attraverso l'assunzione di iniziative legislative, anche urgenti, volte a reintrodurre il requisito previgente;



e se, per conseguenza, ritenga doveroso modificare il bando di concorso, di cui al decreto ministeriale del 27 febbraio 2008, decretando la riapertura dei termini per tutti coloro che, a causa delle segnalate iniquità, non hanno potuto presentare domanda di partecipazione al concorso o, avendola presentata, sono stati esclusi dalla partecipazione stessa.(4-01208)