• Testo Audizione

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Atto a cui si riferisce:
Audizione del Presidente dell'INPS, Antonio Mastrapasqua, sullo stato delle procedure di accorpamento degli enti previdenziali e sugli effetti delle recenti riforme in materia pensionistica.



PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Presidente dell'INPS, Antonio Mastrapasqua, sullo stato delle procedure di accorpamento degli enti previdenziali e sugli effetti delle recenti riforme in materia pensionistica.
Prima di dare la parola al presidente Mastrapasqua, che ringrazio per la presenza, vorrei in via preliminare rappresentare al nostro ospite, a nome dell'intera Commissione, una richiesta di natura metodologica legata all'acquisizione da parte del Parlamento di dati e informazioni da parte dell'INPS.
Vorrei segnalare che abbiamo dovuto spesso registrare, nel corso della legislatura, una difficoltà nel ricevere con tempestività ed efficacia elementi conoscitivi da parte dell'istituto, non soltanto su argomenti legati alla normale dialettica Governo-Parlamento, per i quali è ovvio che l'interlocutore


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della Commissione debba essere il ministero e che, in quel caso, l'INPS svolga soltanto una funzione servente, ma anche su richieste di natura meno impegnativa, quali l'applicabilità di una determinata normativa o lo stato di attuazione di circolari o atti simili, che spesso sono state esaudite solo grazie alla disponibilità dei singoli responsabili dei relativi uffici dell'INPS, normalmente a seguito di ripetuti solleciti delle competenti strutture amministrative della Camera.
Chiedo, quindi, al presidente Mastrapasqua se non si possa pensare di stabilizzare e rendere più consolidato il rapporto e lo scambio di informazioni con il Parlamento, eventualmente prevedendo la creazione di un punto di riferimento dell'INPS che si rapporti con la Commissione e, per la parte di natura più tecnica, con lo stesso servizio studi della Camera.
Nel dargli la parola, gli chiedo di fornire una disponibilità in questo senso.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Grazie, presidente. Credo che il modo più facile per ottenere dati dall'INPS da parte degli uffici della Camera sia quello di chiederli al presidente, che sicuramente si renderà parte attiva per fornirli ai servizi e alle strutture della Camera.
Per quanto riguarda l'integrazione degli enti previdenziali, l'articolo 21 del decreto legge n. 201 del 2011, convertito con modifiche nella legge n. 214 del 2001, dispone, a decorrere dal 1o gennaio 2012, la soppressione di INPDAP e ENPALS e l'attribuzione delle relative funzioni all'INPS, che succede in tutti i rapporti, attivi e passivi, degli enti soppressi. Obiettivo dell'accorpamento è il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione amministrativa in considerazione del processo di convergenza e di armonizzazione del sistema pensionistico attraverso l'applicazione del metodo contributivo.


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L'intervento è l'ultimo atto di un percorso legislativo che prende il via già con la legge 24 dicembre 2007, n. 247, di attuazione del protocollo welfare del 23 luglio 2007 e continua con l'articolo 17 del decreto 1o luglio 2009, n. 78, convertito nella legge 3 agosto 2009, n. 102, e con l'articolo 2 del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito nella legge 26 febbraio 2010, n. 25, per provare a concludersi in sede di conversione del disegno di legge n. 2968, disposizione e formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, ovvero legge di stabilità 2012, con un emendamento respinto dall'Aula (a firma Agostini, Mercatali, Carloni, Giaretta, Legnini, Lumia, Lusi, Morando), che prevedeva l'integrazione, dal 1o giugno 2012, dei tre enti.
L'iter parlamentare in argomento comprendeva, peraltro, un ordine del giorno, accettato invece dalla Camera il 14 settembre 2011, concernente l'impegno del Governo a valutare l'opportunità di integrare il disegno di legge delega sulla riforma fiscale e assistenziale con misure ulteriori di delega per una riforma organica del sistema previdenziale riguardante, tra l'altro, il completamento della riorganizzazione degli istituti ed enti previdenziali su tre poli, uno relativo alla previdenza privata, uno a quella del pubblico impiego e uno alla sicurezza e alla tutela della salute dei lavoratori.
Un emendamento respinto dal Senato sul disegno di legge n. 2887 di conversione in legge con modificazioni del decreto legge 13 agosto 2011, n. 938 - recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari - era inoltre inerente all'adozione nell'ambito della spending review di un piano preliminare per la riorganizzazione della spesa pubblica con la previsione dell'accorpamento degli enti della previdenza pubblica.


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L'accorpamento deve, inoltre, consentire la realizzazione di una riduzione dei costi complessivi di funzionamento non inferiore a 20 milioni per il 2012, a 50 milioni per il 2013 e a 100 milioni di euro a decorrere dal 2014.
Tali riduzioni si sommano a quelle già disposte dall'articolo 4, comma 66, della legge 12 novembre 2011, n. 183, la quale prevedeva per il complesso INPS, INPDAP e INAIL una riduzione delle spese di finanziamento di 60 milioni di euro per l'anno 2012, di 10 milioni per il 2013 e di 16,5 milioni per l'anno 2014, secondo un riparto tra gli enti sopracitati, nonché tra gli altri enti nazionali di previdenza e di assistenza sociale pubblici eventualmente individuati, da effettuarsi con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.
La predetta legge n. 214 del 2001 stabilisce, inoltre, che entro il 31 marzo 2012 debbano essere deliberati i bilanci di chiusura degli enti soppressi e che entro 60 giorni successivi all'approvazione dei bilanci di chiusura si provvederà all'emanazione di decreti di natura non regolamentare di trasferimento all'INPS delle risorse strumentali, umane e finanziarie degli enti soppressi.
Allo scopo di indirizzare le prime fasi di incorporazione il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha emanato, con nota del 28 dicembre 2011, una specifica direttiva che pone particolare enfasi sul rispetto della data del 31 marzo 2012 per la deliberazione dei bilanci di chiusura, nonché degli inventari di chiusura da parte dei competenti organi degli enti soppressi. La direttiva precisa, inoltre, che nelle more dell'adozione dei decreti di trasferimento delle risorse all'INPS, l'attività degli organi degli enti soppressi dovrà essere limitata agli adempimenti connessi alla deliberazione del bilancio di chiusura al 31 dicembre 2011, ferma restando la necessità che quella dei


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direttori generali sia finalizzata al necessario raccordo funzionale tra le strutture centrali e periferiche degli enti incorporati con la tecnostruttura dell'istituto.
Da ultimo, l'articolo 18-bis della legge 14 febbraio 2012, n. 14, la cosiddetta «Milleproroghe», ha disposto che i predetti organi cessino alla data di approvazione dei bilanci di chiusura e comunque non oltre il 1o aprile 2012.
La confluenza di INPDAP ed ENPALS determinerà una decisa modifica dei principali aggregati dell'istituto, che, rappresentati dettagliatamente nei tavoli che seguono, sono riassumibili nel modo che segue. La stima per l'anno corrente dello stato finanziario di competenza è pari a meno 736 milioni per INPS, a meno 143 milioni per INPDAP e a un sostanziale pareggio per ENPALS. Il risultato economico di esercizio è pari a meno 370 milioni per INPS, a meno 13,281 miliardi per INPDAP e a 231 milioni per ENPALS. Il patrimonio netto è di 40,286 miliardi per INPS, di meno 24,477 miliardi per INPDAP e di 3,235 miliardi per ENPALS. Il personale in forza è pari a 26.158 unità per INPS, a 7.034 per INPDAP e a 350 per ENPALS, per un totale di oltre 33.000 dipendenti. Inoltre, sono 21 milioni i trattamenti pensionistici e 20 milioni i lavoratori iscritti.
La situazione dell'INPS, come ente gestore non solo di tutto il sistema pensionistico pubblico, ma anche delle prestazioni di sostegno al reddito e di molte altre prestazioni a carattere assistenziale, si appalesa, dunque, sostanzialmente unica nel panorama internazionale, caratterizzandosi anche, con riferimento ai costi di funzionamento, per una situazione di grande virtuosità, ove si consideri che nei due Stati europei che più si avvicinano per popolazione all'Italia (Francia e Germania)


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il medesimo ruolo è ricoperto rispettivamente da sei e tre principali enti che occupano complessivamente circa 120.000 dipendenti in Francia e 60.000 in Germania.
Sul piano delle attività intraprese nell'ambito del processo di integrazione, merita preliminarmente di essere richiamata la determinazione presidenziale n. 5802 del 23 gennaio 2012, con la quale, tenuto conto di quanto stabilito dall'articolo 21 della richiamata legge n. 214 del 2001, secondo cui è demandata al presidente dell'Istituto la promozione delle più adeguate iniziative tese al conseguimento degli obiettivi di efficienza e di efficacia, di razionalizzazione e di organizzazione amministrativa e di riduzione dei costi sottesi alla soppressione di INPDAP e ENPALS e in coerenza anche con quanto previsto dalla citata direttiva ministeriale, si definiscono le linee generali sulle finalità, priorità e modalità di attuazione del percorso di integrazione degli enti soppressi per il loro riassetto organizzativo e funzionale, nell'ottica di garantire la continuità e l'efficacia dell'azione amministrativa e del progressivo allineamento verso i migliori standard di servizio per l'utenza.
Tale finalità trova consistenza nell'integrazione delle risorse degli enti soppressi e nei grandi progetti di innovazione e di efficientamento sui quali si è focalizzata la strategia dell'INPS, quali l'omogeneizzazione e l'ampliamento dei servizi, lo sviluppo della cultura previdenziale del conto assicurativo, il popolamento del casellario dell'assistenza, l'incremento dell'efficacia delle attività contrattuali, il potenziamento dell'accertamento del credito e della riscossione, la riduzione strutturale del contenzioso, lo sviluppo del modello organizzativo, la valorizzazione del capitale umano e delle specializzazioni, la valorizzazione del patrimonio da reddito, l'evoluzione del modello di offerta e di interazione con il partner istituzionale,


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la razionalizzazione logistica, la distribuzione territoriale, la coerenza di spazi a uso uffici e archivio, l'accesso online dei servizi per agevolare modalità alternative di fruizione di servizi, lo sviluppo della qualità, la telematizzazione della domanda, l'automazione dei controlli e dei processi operativi di dematerializzazione.
Nell'ambito del percorso di integrazione il provvedimento in questione ha sancito e specificato in apposito cronoprogramma le principali fasi e i tempi di attuazione, individuando, a garanzia di un efficace ed efficiente funzionamento delle strutture che assicuri la piena continuità dell'azione amministrativa, la programmazione e il conseguimento degli obiettivi di risparmio, alcune aree prioritarie di integrazione, per ciascuna delle quali dovranno essere predisposti, attraverso il pieno coinvolgimento delle strutture competenti per materia, documenti di analisi e scenari a tendere, con l'esplicitazione dei relativi effetti.
In particolare, per ciò che attiene agli aspetti contabili del processo, nei termini previsti dalla richiamata determinazione n. 5802 del 2012, con la successiva determinazione n. 5803 del 15 marzo, il presidente ha adottato l'ampliamento e la qualificazione delle linee guida gestionali 2012, così avviando il procedimento di predisposizione del bilancio di integrazione da completarsi entro il 30 giugno prossimo venturo, al fine di recepire i bilanci di chiusura dei soppressi enti.
Con tale ultimo provvedimento sono stati previsti, tra l'altro: l'analisi di ulteriori interventi di razionalizzazione logistica sulle direzioni regionali e provinciali delle strutture di INPS e degli enti soppressi, con l'obiettivo dell'integrazione logistica del personale, della cessazione quanto più possibile delle locazioni passive e dell'attivazione delle sinergie realizzabili, garantendo la necessaria capillarità territoriale in


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relazione alla domanda di servizi; l'allargamento dell'analisi di razionalizzazione logistica alle agenzie, anche alla luce dell'integrazione sul territorio delle attività facenti capo agli enti soppressi con comune utilizzo delle strutture dell'istituto; l'elaborazione di un piano della formazione distinto per tipologia di forza lavoro capace di promuovere motivazione, competenze e crescita professionale e di omogeneizzare i processi di lavoro alla luce del cambiamento organizzativo derivante dall'incorporazione degli enti soppressi; l'ottimizzazione della forza lavoro disponibile sulla base della definizione di un piano organico triennale dei fabbisogni che tenga conto dell'incorporazione del personale degli enti soppressi e dal quale si evinca quali sono i servizi che si ritiene l'Istituto debba continuare a svolgere direttamente e quali, invece, nel tempo si ritiene di acquisire secondo modalità alternative; l'integrazione delle risorse dei coordinamenti professionali nell'ottica di conseguire le migliori sinergie alla luce dell'incorporazione degli enti soppressi; l'integrazione di organismi istituzionali operanti presso l'ex INPDAP e l'ex ENPALS nell'ottica di conseguire le migliori sinergie alla luce dell'incorporazione degli enti soppressi; l'armonizzazione nella gestione contrattuale del personale; l'elaborazione di un modello professionale che delinei profili di conoscenze e competenze dei diversi ruoli e che tenga conto del rinnovato ruolo istituzionale dell'Istituto conseguente al processo di integrazione; l'ulteriore semplificazione degli adempimenti Uniemens, anche nell'ottica di unificazione delle procedure di accertamento, di riscossione e di verifica contributiva con gli enti soppressi; il potenziamento delle funzioni e dei controlli previsti in relazione alle denunce mensili analitiche (DMA), in coerenza con il processo di unificazione delle procedure di accertamento, riscossione e verifica contributiva; l'individuazione


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di progetti volti a migliorare il sistema di recupero crediti e a ridurre i tempi medi di incasso anche a seguito della confluenza dell'ex INPDAP e dell'ex ENPALS nell'Istituto e della conseguente opportunità di unificare le modalità di versamento della contribuzione e della sua comunicazione all'ente previdenziale, omogeneizzando e semplificando i flussi di informazione; l'adeguamento del numero del personale ispettivo e la valorizzazione delle relative professionalità anche a seguito della confluenza degli enti soppressi, sviluppando sinergie con il personale ispettivo delle altre amministrazioni; la costante e uniforme erogazione delle prestazioni previdenziali in tempo reale su tutto il territorio e il pagamento unificato delle pensioni per i soggetti titolari di più trattamenti erogati dall'Istituto in precedenza anche dall'ex INPDAP e dall'ex ENPALS; l'unificazione della comunicazione mensile o annuale per i plurititolari e la semplificazione della gestione delle prestazioni pensionistiche e accessorie, con garanzia di adeguati standard qualitativi anche per ex INPDAP ed ex ENPALS; il mantenimento delle finalità sociali e delle politiche di credito e di welfare assicurate dagli enti soppressi, valutando interventi di razionalizzazione delle specifiche discipline regolamentari e rimodulando i criteri per l'attribuzione delle prestazioni privilegiando i criteri di merito, di reddito e di omogeneità sul territorio.

PRESIDENTE. Scusi, presidente, se la interrompo, ma abbiamo i tempi contingentati. Se fosse possibile, le chiederei di riassumere il suo intervento, visto che comunque acquisiremo agli atti tutta la documentazione consegnata - la relazione e anche gli allegati - di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna


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(vedi allegato). In tal modo potremo dare spazio ai molti deputati iscritti a parlare senza rischiare di andare oltre i tempi previsti.
Mi rendo conto che le sto chiedendo uno sforzo, però le domando di aiutarci.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. In questi documenti abbiamo esaminato tutte le singole aree, non solo quelle che in cui si sono possibili sovrapposizioni, ma che, invece, non hanno sovrapposizioni. Per ogni singola area l'intendimento dell'Istituto è quello di andare alla ricerca della migliore pratica, sia in INPS, sia in INPDAP, sia in ENPALS, e, a seconda di dove si trovi la migliore pratica, di adattarla al sistema del nuovo Istituto.
Per quanto riguarda la contabilità, vale lo stesso discorso.
Per quanto riguarda l'area controllo di gestione sono stati avviati ovviamente i contatti per far sì che si riesca ad avere un unico sistema di misurazione e di definizione.
Per quanto riguarda le risorse umane, un tema molto controverso, il decreto Milleproroghe - è una questione nota, però al Senato è stato opportuno risottolinearla - ha sanato il problema dei soprannumerari, che non era stato generato dalla integrazione, ma dal disposto della legge dell'anno precedente (legge n. 138 del 2011).
Il decreto Milleproroghe ha prorogato la data entro la quale l'Istituto debba comunicare agli organismi della funzione pubblica l'ipotesi di soprannumerario e, quindi, quello che era un grosso problema, riguardante la possibilità che l'integrazione causasse esubero di personale, con il Milleproroghe, per fortuna, è stato scongiurato.
Per quanto riguarda l'area pensioni, è stata predisposta una circolare che disciplina tutta la materia comune.


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In merito alla moneta telematica, ai fini della tracciabilità dei pagamenti, si è proceduto a informare i pensionati detraenti sulle modalità di pagamento.
Per quanto riguarda la rivalutazione, analogamente, si sono informati i diversi beneficiari che avevano e hanno un problema nella rivalutazione.
In tema di armonizzazione è stato avviato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un incontro sull'articolo 24, comma 18, del decreto-legge n. 201 del 2011, al fini di avviare la predisposizione del decreto per l'armonizzazione dei requisiti di accesso al pensionamento nei casi in cui siano previsti requisiti anagrafici e contributivi diversi da quelli vigenti nell'AGO.
Per quanto riguarda la posizione contributiva - mi limito a leggere questa parte - è emerso che l'INPDAP non è ancora riuscito ad avvalersi compiutamente dei dati provenienti dalle denunce contributive mensili, dovendo, pertanto, provvedere a integrarli all'atto della liquidazione della pensione, avvalendosi dell'amministrazione di appartenenza del pensionando. Ciò crea una discreta disparità tra i pensionati e tra i contribuenti INPS e quelli INPDAP e fa sì che ci siano ancora oggi alcuni buchi contributivi per alcuni anni recenti e per molti anni passati nelle parti di contribuzione per quanto riguarda l'ex INPDAP.
È un problema che, ovviamente, è sul tavolo. L'INPDAP aveva già avviato alcuni progetti per sanare questa mancanza di contribuzione, perché si avrebbero contribuenti INPS con la posizione contributiva piena e contribuenti ex INPDAP con una posizione contributiva non totalmente piena. È allo studio una serie di progetti per vedere quale sia il modo migliore per tentare di far sì che tutto sia ricondotto a pari condizioni.


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Per quanto riguarda i sistemi tecnologici, si cercherà di generare la massima massa comune per raggiungere il massimo dei risparmi: comunicazione, siti web, rassegna stampa. Tutto ciò che è integrabile è in area di integrazione. Anche per l'area di audit è stato predisposto un nuovo piano integrato che veda l'audit su tutti i tre enti.
A proposito del contenzioso, è stata introdotta nella conversione in legge del decreto «Salva Italia» la possibilità dei legali dell'ex INPDAP e dell'ex ENPALS di continuare a rappresentare tali enti, in modo tale da non avere buchi che avrebbero consentito ai legali della controparte di avere un momento in cui l'ente non era ancora INPS, né più INPDAP, il che avrebbe alimentato un ulteriore contenzioso.
In data odierna, dopo aver fornito ai professionisti legali degli enti soppressi strumenti per il periodo transitorio, sono in studio le misure che dovranno essere adottate in tema di rappresentanza in giudizio dell'Istituto, sempre dopo l'emanazione dei decreti attuativi. Questo era il primo punto della richiesta.
Un secondo punto riguarda gli effetti della recente riforma in materia pensionistica. Sicuramente la Commissione conosce il decreto «Salva Italia» e tutte le sue particolarità.
Mi sono limitato, in questa parte, a riassumere la circolare dell'INPS, che ha assunto diversi interventi, perché alcuni sono stati compiuti anche con provvedimenti successivi. La circolare che è stata emanata il 14 marzo, pochi giorni fa, riassume di fatto tutta quella che a oggi è la riforma delle pensioni, nonché le istruzioni che l'Istituto ha fornito. La stessa circolare è stata adottata per INPDAP ed ENPALS, perché oggi comunque c'è una situazione nella quale va sempre chiarita la storia della gestione previdenziale di INPS, INPDAP ed ENPALS.


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In questo modo si è fatta chiarezza, perché molti dubbi erano sorti nei primi giorni del decreto. In tutte queste pagine, che è inutile che io legga, è rappresentata una sintesi di massima della circolare e delle iniziative che l'Istituto ha attuato per quanto riguarda l'applicazione del decreto «Salva Italia» e successivi provvedimenti.
Il terzo punto, invece, riguarda il trasferimento oneroso. Ci sono due pagine in merito. Se il presidente lo permette, provo a leggerle velocemente. La legge 7 febbraio 1979, n. 29, consente il conseguimento di un'unica pensione da parte dei lavoratori che siano stati iscritti a diverse gestioni pensionistiche mediante il trasferimento di tutti i periodi contributivi presso un'unica gestione. La facoltà di ricongiunzione può essere esercitata in alternativa presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, gestito dall'INPS ai sensi degli articoli 1 e 4 della legge citata.
Fino al 30 giugno 2010 la ricongiunzione nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici alternativi avveniva senza oneri per il richiedente. Esisteva solo l'obbligo a carico delle predette gestioni di trasferire nel Fondo la contribuzione relativa ai periodi ricongiunti, maggiorata di interessi al tasso annuo del 4,50 per cento.
Era, invece, onerosa sia l'operazione che riguardava periodi contributi provenienti dalle gestioni speciali per i lavoratori autonomi, ossia artigiani, commercianti e coltivatori diretti, sia la ricongiunzione richiesta ai sensi dell'articolo 2.
L'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010 dal 1o luglio ha reso, invece, oneri a carico dei richiedenti anche per tale tipologia e conseguentemente, con effetto sulle istanze presentate a partire da detta data, la ricongiunzione del Fondo pensioni avverrà sempre a titolo oneroso, qualunque sia la


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gestione di provenienza dei periodi interessati, a prescindere dalla natura dell'attività alla quale si riferiscono i relativi contributi.
L'onere di ricongiunzione è determinato in relazione alla collocazione temporale dei periodi ricongiunti alla loro valutazione ai fini pensionistici e precisamente ai periodi che rientrano nel calcolo retributivo della futura pensione, secondo i criteri stabiliti dall'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 184 del 1997, in termini di riserva matematica e per i periodi valutati nella quota di pensione contributiva, al contrario secondo i criteri fissati al comma 5, articolo 2, del medesimo decreto legislativo, sulla base di retribuzione di riferimento e dell'aliquota contributiva IVS vigente alla data di prestazione relativa a alla domanda.
Da ultimo, sulla materia consta a questa presidenza l'attivazione, nel corso del 2011, di un tavolo tecnico congiunto tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Ministero dell'economia e delle finanze, nella fattispecie anche con la Ragioneria generale dello Stato, per la disamina della disciplina della ricongiunzione e della totalizzazione dei periodi assicurativi con il coordinamento della Direzione generale per le politiche previdenziali e assicurative del dicastero del lavoro, alla quale ultima appare opportuno rinviare per gli eventuali ulteriori approfondimenti.

PRESIDENTE. Ora dobbiamo organizzare gli interventi, che sono numerosi. Prima, però, visto che lei ha cortesemente voluto fornirmi una risposta immediata alla richiesta preliminare che avevo posto...

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. La presidenza è a disposizione.


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PRESIDENTE. So che la presidenza è a disposizione, però non mi risulta che da parte nostra ci siano state se non richieste rivolte alla presidenza o comunque dalla segreteria della presidenza orientate verso i relativi uffici.
Se ho posto questo quesito, evidentemente è perché sottolineo una difficoltà operativa che testimonia da parte nostra la necessità di un raccordo più immediato, atteso che i dati non vengono richiesti in termini generali dal Parlamento o dalla Camera, ma dalla Commissione lavoro, che si occupa anche, come lei sa, di previdenza. Volevo soltanto rappresentarlo ulteriormente.
Do la parola ai deputati che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

MAURIZIO TURCO. Grazie, presidente. Vorrei soffermarmi su questa questione dei dati, che non è una questione personale di un deputato. Esiste un numero considerevole di interrogazioni, cui chiaramente non spetta al presidente Mastrapasqua rispondere, ma che attendono comunque risposta.
La prima domanda è se l'INPS riceve dal ministero queste richieste di informazioni o no.
Passo alla seconda. Circa un anno fa, quando lei è venuto in Commissione e le abbiamo chiesto i dati relativi a tutti gli iscritti alla gestione separata, a tutti i subordinati, a tutte le persone che oggi chiameremmo precarie rispetto alla pensione, ossia i contributi silenti, lei aveva affermato che li avrebbe inviati molto presto, ma non sono mai arrivati.
Poiché lei già il 6 ottobre 2010 aveva sostenuto che, se dovessimo effettuare la simulazione della pensione ai subordinati, rischieremmo un sommovimento sociale, evidentemente questi numeri per il Parlamento e per i deputati sono molto importanti, come lo sono per lei.


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Non si capisce, dunque, perché lei può essere in condizioni di decidere delle politiche e il Parlamento no, ossia non si capisce perché lei abbia segretato di fatto questi dati. Noi li abbiamo chiesti espressamente, perché la soluzione esiste.
Credo, presidente Moffa, che non possiamo continuare ad aspettare la prossima interlocuzione fisica col presidente Mastrapasqua per far presente che si pone un problema, che è sempre lo stesso, quello della trasparenza, soprattutto nei confronti dei deputati e del Parlamento.
Se non abbiamo contezza dei dati in tempi brevi - non possiamo aspettare la prossima legislatura - bisognerà assumere un'iniziativa semplice, quella di una Commissione d'inchiesta con poteri giudiziari, con un solo obiettivo: ottenere i dati dell'INPS.

ANGELO SANTORI. Grazie, presidente. Ringrazio il presidente Mastrapasqua per la sua presenza in Commissione.
Faccio riferimento, presidente Mastrapasqua, alla deliberazione n. 77 del 2011 della Corte dei conti, quella che ha formalizzato il controllo a seguito della gestione finanziaria dell'INPS e dell'esercizio 2010.
In merito pongo un primo problema: sono emersi diversi aspetti che andrebbero chiariti, primo fra tutti quello per cui c'è stata una valutazione negativa riguardo al processo di riorganizzazione effettuato con l'ausilio di una società specializzata, che sembra essere stato compiuto senza un piano complessivo unitario e un'adeguata valutazione interna. Che cosa ci può riferire rispetto a questo tema?
Un altro aspetto negativo è l'allargamento dalla forbice reddituale fra le aree professionali e quelle dei dirigenti e dei professionisti.
Presidente, volevo anche aggiungere che mi capita spesso, come cittadino utente, ma anche come deputato del territorio,


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di ricevere proteste da parte degli utenti che accedono agli sportelli dell'INPS, che vengono quasi totalmente scaricati dagli sportelli e inviati direttamente ai patronati, come se l'ente non fosse più deputato a fornire risposte dirette ai cittadini. I patronati hanno una funzione storica, che tutti riconosciamo, però credo che prima di tutto debba essere lo sportello, ossia il dipendente dell'INPS, a fornire le risposte adeguate ai cittadini che chiedono informazioni per la propria posizione pensionistica all'interno dell'Istituto.
Se il presidente me lo permette, c'è anche un altro aspetto che riguarda da vicino il settore dell'agricoltura. Con l'articolo 1 della legge n. 81 del 2006 fu stabilito che dovesse esistere, a livello centrale, ma anche territoriale, uno sportello dedicato al settore dell'agricoltura. Credo che sia stato fatto poco o nulla rispetto a questo, anzi, sembra che l'INPS stia andando nella direzione opposta rispetto a ciò che prevede la legge.
Uno sportello del genere è molto importante, perché persone specializzate che seguono in modo particolare il settore dall'agricoltura consentirebbero un controllo maggiore, costante e continuo non solo sulle contribuzioni, ma anche sui famigerati rapporti fittizi che ci sono stati e che ci sono tuttora nel settore dall'agricoltura, che andrebbero scoraggiati con un maggiore controllo.

GIULIO SANTAGATA. Ringrazio il presidente Mastrapasqua per la corposa relazione e mi soffermo solo sul primo punto, la questione dell'integrazione.
La complessità delle linee-guida e il raggiungimento di un'unificazione di un ente che manovra circa 290 miliardi di euro mi portano a porre due domande.
La prima è nel merito delle modalità di implementazione e dei risultati attesi da questa implementazione. Sono convinto che non basti un cronogramma per rendere chiaro ciò che si


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intende conseguire. Capisco che il presidente, con le sue direttive, si possa limitare a emanare alcune linee guida, ma mi piacerebbe sapere se e quando è prevista l'elaborazione di un vero e proprio piano industriale che ci porti a capire meglio gli impatti.
Mi sembra evidente che, quando il Parlamento ha votato la legge che prevede l'unificazione, forse non credendo neppure fino in fondo alla praticabilità di alcuni percorsi, si sia limitato a individuare risparmi di costi molto limitati. Parliamo di 100 milioni a regime.
Avremmo potuto risparmiare 100 milioni su 290 miliardi chiedendo agli uscieri dell'INPS - mi si perdoni la battuta - nel senso che l'operazione, a mio avviso, deve valere molto di più, in termini sia di risparmio, sia, soprattutto, di raggiungimento di un servizio più adeguato, che forse è ancora più importante del risparmio. Vorrei sapere se è prevista questa elaborazione.
La seconda questione riguarda il fatto che la gestione a regime di un ente di questa complessità, a nostro avviso, non è affidabile a un organo monocratico, chiunque lo rappresenti e chiunque lo costituisca. Stiamo parlando del 25 per cento del bilancio dello Stato. Non possiamo pensare di affidare a un organo monocratico la gestione di queste dimensioni e, quindi, chiedo se, alla fine, nei piani del Commissario non ci sia anche, fra gli obiettivi, quello di consegnare al Governo e al Parlamento un'ipotesi di modello di governance che abbia la funzionabilità adeguata.

BARBARA MANNUCCI. Buongiorno, presidente. Vorrei avere alcuni chiarimenti in merito ai benefici sociali rivolti sia ai giovani, sia agli anziani. Lei sa che l'ex INPDAP è il secondo ente previdenziale che, oltre alla riscossione dei contributi e alla corresponsione delle pensioni, aveva nella sua mission


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istituzionale una funzione di welfare integrativo a sostegno dei propri iscritti, dei pensionati e dei loro familiari, per una popolazione complessiva di circa 11 milioni di persone.
Si parlava di circa 200 milioni di euro che venivano canalizzati verso il settore del sostegno ai giovani e agli anziani, oltre a tante altre iniziativa, tra cui circa 6.000 borse di studio per i giovani dei diversi ordini e gradi della scuola secondaria, erogate sulla base dell'indicatore ISEE, 31.500 partenze per vacanze studio in Italia e all'estero, 730 soggiorni senior per gli anziani, che consistono nella sistemazione in residenze sia al mare, sia in montagna, 34 convenzionamenti con le RSA per i malati di Alzheimer e per coloro che hanno patologie neurovegetative, per non parlare dell'assistenza domiciliare, del telesoccorso e di numerosi altri progetti anche elaborati insieme al comune di Roma, tra cui Nonno House.
Vorrei capire se, in seguito all'accorpamento di questi due enti, le funzioni di welfare integrativo verranno mantenute e come verranno mantenute, perché si tratta sempre di 11 milioni di persone, che non sono pochi. Ci può fornire chiarimenti?

MARIALUISA GNECCHI. Non so se questa sia l'audizione che avevamo chiesto per capire i dati che la Ministra Fornero ci aveva fornito rispetto alle ricongiunzioni onerose, rispondendo a una nostra interrogazione su questo problema.
Non so se questa sarà l'unica audizione o se ce ne sarà un'altra specifica, ma svolgo almeno due considerazioni. Noto che le pagine 22 e 23 di questa relazione erano già apparse sul Corriere del 15 febbraio 2012 a firma di Elsa Fornero, la quale aveva affermato esplicitamente che non rispondeva come ministra, ma come esperta dei sistemi previdenziali. Ovviamente immagino che anche il presidente Mastropasqua ci scriva come esperto.


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Le segnalo che da pagina 22, dalle parole «la disciplina in materia di ricongiunzione onerosa» fino a tutta la pagina 23, tranne per una frase che mi sembra molto provocatoria, su cui poi le chiederò, l'articolo è identico a quello del Corriere.
Forse l'avete pensato insieme. Poteva essere Fornero o Mastrapasqua, mi sarei irritata nello stesso modo, perché sentire da due persone esperte che la legge n. 122 del 2010 aveva l'obiettivo di ridurre la frammentazione e il particolarismo delle tutele offerte alle diverse categorie di lavoratori, avendo io applicato la legge n. 29 del 1979, che è stata la legge per raggiungere questo obiettivo, mi «carica» in una maniera incredibile.
Mi indigno veramente se leggo che si tratta di portare equità. Vado a leggere l'articolo 12 della legge n. 122 del 2010, il quale dispone che «l'onere da porre a carico dei richiedenti è determinato in base ai criteri fissati dall'articolo 2, commi 3-5 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184»; non lo sostengo io, ma l'ufficio studi della Camera, parlando delle disposizioni in materia di riscatto dei corsi universitari di studi. Si parla di riscatto e non di ricongiunzione.
Poi lo si trova anche a pagina 46 del Corriere e anche a pagina 6 della guida di Bonalda del Sole 24 Ore. Voi capite che io, che ho applicato queste leggi, mi sento veramente presa in giro, perché non è equità. Era un modo per far pagare in modo doppio i contributi ai lavoratori e alle lavoratrici. Si tratta, quindi, di un furto a lavoratori e lavoratrici, non di equità.
Se affermiamo che era un modo per far cassa, se svolgiamo un'altra considerazione, vi vengo dietro, per carità. Subisco la legge, perché non ero in maggioranza nel luglio del 2010, ma vi invito a dire le cose come stanno.


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Per di più, in quella risposta la ministra non ci ha consegnato due tabelline, che sono, invece, finite per sbaglio allegate all'interrogazione della collega Bellanova e poi, su richiesta specifica, non ci ha permesso di allegarle alla risposta all'interrogazione sulle ricongiunzioni.
Sottolineo tali fatti, perché si vede come le ricongiunzioni gratuite verso l'INPS siano di gran lunga inferiori rispetto alle ricongiunzioni da AGO, da INPS a Stato. Come tutti sappiamo, le ricongiunzioni erano onerose quando si trasferivano i propri contributi a una gestione che avrebbe offerto una prestazione migliore.
Se poi vado a vedere che cosa hanno scritto la ministra, nonché il presidente dell'INPS in questo articolo e il PDF della trasmissione Report, che mi sono stampata, e leggo nero su bianco che se si sta in un regime che dà 100 e poi si passa a un altro che dà 120, ci si chiede se qualcuno paga il 20 di differenza.
Si leggono dichiarazioni del tipo «si vuole passare a un altro regime? Padronissimo, però si paga. Lei sostiene che prima era gratuito. Io posso condividere con lei, ma guardi quelli che si sono avvantaggiati di qualcosa.» Vedo che le pensioni medie, e lo rilevo dai dati dell'INPDAP, non me lo invento, liquidate nel 2010, sono di 27.408 euro annui, mentre quella dell'INPS è meno della metà e capisco che, se si trasferiscono i contributi verso l'INPS, si paga.
Se poi vado a vedere quella del Fondo volo e quella di elettrici e telefonici, che sono il doppio rispetto anche all'INPDAP, certo che si paga e si pagava. Invece l'INPS, che è il grande ente di previdenza pubblica, serviva per garantire una pensione a tutti e, quindi, ricongiungere verso l'INPS era gratuito, con la legge n. 322 del 1958 e, per raggiungere un'unica pensione, con la legge n. 29 del 1979.


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Capisco che non si debba perdere la pazienza, ma, quando si vede veramente, rispetto a situazioni che si conoscono bene, come si riesce a mistificare la realtà, io mi «imbestialisco».
Abbiamo la risposta in Aula del Sottosegretario Bellotti, il quale ci comunica che è vero che la legge è andata oltre quello che intendeva e che, quindi, il ministro poteva impegnarsi a un'interpretazione autentica anche per aggirare i costi (400 milioni di euro, dati forniti dalla Ragioneria). È ovvio che si tende a rischiare di perdere la pazienza.
Poiché sempre questi signori vogliono il 120 invece che il 100, osservo che una povera disgraziata, che ha anche un nome e un cognome, si chiama Giovanna Carbone, scrive a noi, a tutti, perché ha scritto a tutto il mondo, che sta pagando una ricongiunzione verso l'INPS di 1.051 euro al mese per 87 rate, perché ha avuto la disgrazia di stare 26 anni e 5 mesi all'INPS e 14 anni e 4 mesi all'INPDAP e, se non avesse effettuato la ricongiunzione, non avrebbe avuto il diritto per andare in pensione. Non lo fa, dunque, per prendere 120, ma solo per poter andare in pensione.
Voglio solo sapere se questa audizione riguarda anche il tema delle ricongiunzioni onerose, vista la necessità di ottenere spiegazioni sui conti (anch'io ho eseguito i conti con tutti i pensionati, elettrici, telefonici, volo e anche con tutti i pensionati INPDAP).
Ci è stata fornita una risposta a proposito dei possibili risparmi: in questo modo, se la gente non ricongiunge, ci è stato detto che «gli oneri sono stati valutati in termini di periodo medio di anticipo del pensionamento in relazione al riconoscimento gratuito di periodi assicurativi altrimenti non utilizzabili ai fini della maturazione dei requisiti». Se la logica deve essere, come sostiene il collega Turco, quella di creare


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contributi silenti, ovviamente non sono d'accordo. Non lo affermo da esperta in materia di pensioni, ma da persona che le ha liquidate.

PRESIDENTE. Comunque, questa è anche la sede per parlare di ricongiunzioni, atteso che il presidente ne ha fatto un cenno anche nella sua relazione.

CESARE DAMIANO. Naturalmente i miei colleghi hanno toccato argomenti dei quali non parlerò. Ci siamo un po' divisi i compiti.
Per me l'occasione della presenza del presidente è preziosa per formulare una domanda sul tema relativo ai lavoratori in mobilità, i licenziati individuali, gli esodati. Sui soprannumerari è già stata fornita una risposta.
Affronto questo argomento, attendendo poi nel tempo necessario alcune risposte, che il Governo si incaricherà di fornire, con l'aiuto dell'INPS per i dati, perché su di esso noi stiamo entrando in una situazione estremamente difficile e complessa, nonché di elevata tensione sociale.
La prima questione che a noi interessa capire è quanti sono tali soggetti. Abbiamo chiesto, pressoché in modo unitario in questa Commissione, di effettuare un monitoraggio rapido, anche perché il Ministro Fornero ha promesso, e noi siamo sicuri che manterrà la promessa, un decreto ad hoc entro il mese di giugno. Siamo in un tempo vicino, anche se ci sono alcuni mesi ancora, e si sa che queste questioni presentano particolari complessità.
Già nel mese di dicembre, quando si parlava ancora del decreto «Salva Italia», con appositi ordini del giorno noi avevamo segnalato al ministro e all'INPS il problema. Il nostro


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avvertimento era che le risorse messe a disposizione non potevano coprire la quantità di persone coinvolte. Ciò era chiaro. Siamo, quindi, fermi a questo punto.
Vorrei poi una conferma. Le risorse servono per 65.000 soggetti. Voci che abbiamo captato, giornalistiche e non giornalistiche, parlano - ne discutevo stamattina con l'onorevole Cazzola - di 357.000 persone e altre voci di 200.000. In ogni caso, la distanza è enorme, ragion per cui noi vorremmo sapere se è in corso un monitoraggio da parte dell'INPS, se il ministro ha promosso questo monitoraggio e quando avremo una risposta. Ci rendiamo perfettamente conto che il gioco del mantenere le risorse stanziate per coprire un fabbisogno superiore non funziona e che, quindi, bisogna trovare le risorse, a meno che non si intenda spalmare un diritto: se si ha diritto a 100, eroghiamo 33 a testa e moltiplichiamo per 3, ma non mi parrebbe la soluzione giusta.
Naturalmente, quando chiedo quanti sono, mi riferisco ai lavoratori coinvolti nella mobilità, che sono una fattispecie, ai lavoratori che si sono licenziati individualmente nelle piccole imprese, ai lavoratori esodati di Poste, ENI, Telecom e via elencando, di cui abbiamo più volte parlato.
La seconda questione è la seguente: noi ci aspettiamo dal Ministro Fornero, nel decreto, non solo risorse, ma anche un'interpretazione che finalmente ci consenta di stare tranquilli. Questa Commissione ha votato, anche in questo caso pressoché all'unanimità, una risoluzione che io ho elaborato, frutto di un ordine del giorno che poi abbiamo approvato anche alla Camera e che affronta due questioni.
La nostra prima richiesta è di spostare la data della validità degli accordi di mobilità dal 4 dicembre - prima era il 31 ottobre - a 31 dicembre 2011. Vorrei che fosse chiaro che noi rivolgiamo questa richiesta unanimemente per avere la certezza


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che anche gli accordi sottoscritti persino in sede ministeriale, dal Ministro Passera o dal Ministro Fornero, con un timbro autorevole di governo, rientrino nella normativa che consente a queste persone di vedersi applicato il vecchio sistema pensionistico.
La seconda richiesta che avanziamo è relativa all'interpretazione della platea per quanto concerne l'inclusione nel vecchio sistema di coloro che maturano il diritto all'assegno pensionistico entro i due anni successivi al 6 dicembre 2011.
L'assegno pensionistico non è la maturazione della pensione. La nostra è una richiesta precisa, perché sia chiaro anche al presidente, il quale si farà carico di riferirne al ministro - ne abbiamo già parlato al ministro, che però non pare abbia ancora inteso questo punto - che la questione nella sua interpretazione è diversa: due anni validi per la maturazione sono diversi da due anni validi per percepire l'assegno. Noi riteniamo unanimemente che quei due anni siano puliti e che, quindi, la finestra e l'aggancio all'aspettativa di vita sia oltre quei due anni. Sappiamo perfettamente che, se così non fosse, il 6 dicembre 2013 diventerebbe 6 dicembre 2012, meno tre mesi circa, il 6 settembre 2012 e che, quindi, soltanto coloro che avessero maturato il diritto entro il 6 settembre potrebbero ricadere nelle vecchie regole, con restrizione evidente della platea dei beneficiari. Questo per noi sarebbe estremamente riduttivo.
Alla luce della domanda che ho posto all'inizio, ossia quanti sono, stante l'attuale normativa, corretta con il Milleproroghe, quanti saranno con l'eventuale acquisizione delle modifiche da noi richieste, in ordine alla mobilità e all'interpretazione dei due anni?
A ciò bisognerà aggiungere l'altra domanda: quanto costa? Sul quanto costa, noi a volte - ciò vale per il problema degli


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esodati, ma anche per il problema delle ricongiunzioni - ci troviamo di fronte a circostanze nelle quali la Ragioneria, quando si arriva a risparmiare, effettua una stima al ribasso e, quando si chiede di conquistare un diritto, una stima al rialzo.
Io non capisco mai perché la stessa cifra, se la si risparmia, vale 100, se, la si chiede, vale 500. Noi chiediamo, da questo punto di vista, un parere pro veritate da parte dell'Istituto.
Concludo osservando che a pagina 17 - non so se ho capito male io - per quanto riguarda la questione della pensione anticipata rispetto ai 62 anni c'è una formula che pare non tenga conto delle modifiche intervenute a correzione di tale formula. Sembrerebbe la formula d'origine, ma voi sapete che abbiamo temperato quella punizione.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. È scritto nella circolare!

CESARE DAMIANO. Per come è scritto sembrerebbe che non ci sia il recepimento della nuova versione che abbiamo conquistato con una dura battaglia con il ministro e con la Ragioneria generale dello Stato.

GIULIANO CAZZOLA. Ringrazio i nostri ospiti. Porrò delle domande piuttosto tecniche e anche piuttosto semplici.
La prima riguarda il sistema informativo. L'INPS è indubbiamente all'avanguardia in questo campo, nel senso che ha cominciato molto presto a investire, ha investito molto ed è in condizione, quindi, di avere una rete di collegamento molto ampia ed efficace, che, peraltro, dovrebbe servire anche a gestire gli istituti che devono essere atti a comprendere il fenomeno della previdenza e il mercato del lavoro (i casellari), mentre l'INPDAP non solo ha iniziato più tardi quest'attività,


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ma ha sempre avuto difficoltà nell'impostare un sistema informativo adeguato, soprattutto perché non è mai stata in grado - non ho, però, informazioni recenti - di trasferire i dati che erano presso le amministrazioni pubbliche nell'ente previdenziale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI BOBBA

GIULIANO CAZZOLA. Vorrei capire se nella nuova situazione ci si è già resi conto di come affrontare questo tema e se il commissario si è formato un'idea in proposito.
Le altre domande, invece, intervengono sulle questioni che ponevano gli onorevoli Gnecchi e Damiano. Sulle ricongiunzioni credo che sarebbe utile, per esempio, se si potesse scorporare il dato delle lavoratrici che passano da un ente all'altro per godere, fino a quando non ci sarà l'unificazione dei trattamenti di vecchiaia, di un requisito più ridotto per quanto riguarda le lavoratrici private rispetto a quello relativo alla ricongiunzione onerosa per alcune categorie di lavoratori.
Voglio poi ricordare che c'è stata una circolare dell'INPS su questo aspetto delle ricongiunzioni che avrebbe dovuto sortire alcuni effetti. Se la Commissione fosse informata anche sugli effetti che ha avuto questa circolare, questa correzione amministrativa di una questione di carattere legislativo che è stata denunciata da tutti, probabilmente ciò sarebbe utile.
Stralciamo, dunque, il caso delle lavoratrici che cercano di entrare prima in pensione di vecchiaia e focalizziamo, se possibile, quello dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno un problema di ricongiunzione.
Per quanto riguarda, invece, la questione dei derogati, io sono curioso di capire come si sia potuto calcolare e monitorare


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l'ammontare di coloro che avevano stipulato con le imprese esodi anticipati. È più facile vedere le ricadute dagli accordi di mobilità, ma gli accordi di esodo previsti dalla legge sono quelli stipulati attraverso accordi sindacali, a cascata, davanti al giudice, davanti all'Ufficio regionale del lavoro e in sede sindacale. Credo che sia anche possibile stipulare accordi in sede sindacale, anche se questi non derivano dall'applicazione di un accordo di mobilità.
Veramente mi domando come sia stato possibile riuscire a inseguire queste situazioni e monitorarle sulla base di dati certi.

LUCIA CODURELLI. Pongo due domande su temi in merito ai quali, leggendo velocemente, non ho trovato indicazioni.
Una è riferita alla campagna dei falsi invalidi, ai risultati e anche a quanto è costato all'ente. Non ho trovato il dato. Se mi è sfuggito, mi indichi la pagina.
Inoltre, nelle prime pagine, dalla 3 in avanti, che sono molto descrittive, si parla dell'accorpamento degli enti. Manca, però, assolutamente un riferimento rispetto a quelli già passati, come nel caso dell'IPOST, che è stato soppresso con la legge n. 78 del 2010 (esiste una circolare dell'INPS dell'11 febbraio 2011, n. 35, che avrebbe dovuto far seguire tutta l'informazione relativa).
A oggi, marzo 2012, non esiste nulla. L'INPS non eroga alcun servizio, non erogando servizi in uscita e non percependo introiti. La vicenda IPOST è a un punto che veramente lascia perplessi: da due anni ormai, l'INPS non eroga alcun servizio in questo senso, dopo l'accorpamento avvenuto per legge.
Svolgo un'altra considerazione su un argomento affrontato da un altro collega all'inizio dell'audizione e in una precedente audizione svolta con il presidente. Tengo veramente a sollecitare


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il tema, perché su di esso abbiamo presentato numerosi atti di sindacato ispettivo e di indirizzo: il cittadino utente, che è quello che di fatto finanzia l'ente, non gode oggi più di alcuna cittadinanza individualmente, per via del sistema informatico o di altre ragioni. Questo non è assolutamente accettabile.

FIORELLA CECCACCI RUBINO. Ringrazio il presidente Mastrapasqua per la sua relazione e vorrei porgli alcune brevi domande per avere chiarimenti sull'accorpamento degli enti.
Considerata la specificità dei nuovi settori inglobati, con riferimento soprattutto all'ENPALS, quindi allo spettacolo e allo sport, volevo capire se l'INPS intende definire una gestione separata dei rapporti previdenziali e assistenziali, anche considerando che la normativa in essere, in particolare quella che riguarda il personale artistico, prevede condizioni previdenziali, contributive e anagrafiche significativamente diverse da quelle dell'INPS stesso.
Sappiamo che l'ENPALS apporterà una disponibilità finanziaria di circa 2 miliardi di euro e io le vorrei chiedere se tali 2 miliardi di euro di avanzi della gestione ENPALS non si perderanno nelle voci generali di bilancio dell'INPS a copertura di disavanzi di altre gestioni, ma saranno specificatamente destinati alla gestione separata, anche in funzione di una maggiore rete di protezione per i lavoratori del settore dello spettacolo, iniziando, per esempio, dall'indennità di disoccupazione degli artisti, dell'estensione della quale nella futura ASPI si sta occupando il Ministro Fornero, dopo una nostra sollecitazione con un question time in Aula.
Le volevo chiedere anche se, dopo l'anticipato scioglimento del CIV dell'ENPALS, sarà prevista una presenza delle imprese e dei sindacati dello spettacolo sia nel Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INPS, sia negli organi preposti alla gestione dei


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rapporti della nuova gestione separata e, inoltre, se prima di definire il nuovo assetto siano previste consultazioni delle associazioni datoriali e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori dello spettacolo.
In conclusione, vorrei chiedere se è possibile avere una delucidazione in merito alla nascita del Super INPS, che abbiamo appreso da notizie di stampa e a proposito della quale ci sono alcune perplessità.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Condivido pienamente quanto sottolineato dall'onorevole Gnecchi e dall'onorevole Cazzola per quanto riguarda una quantificazione del costo delle cosiddette ricongiunzioni onerose. Anche in questo caso i conti che ci sono pervenuti in diversi tempi e con svariate modalità discordano in modo sostanziale l'uno dall'altro, come è successo, peraltro - in ciò devo ricollegarmi a quanto detto ad inizio seduta dal Presidente Moffa, che ha chiesto più chiarezza, se possibile, e più celerità nelle risposte - per esempio, in occasione dell'esame in Commissione della proposta di legge che affronta il tema della revisione della tabella F relativa alle pensioni di reversibilità.
Presidente, da parte dei singoli dipendenti e funzionari del suo ente c'è stata la massima disponibilità, però si tratta di una questione singola. Per quanto riguarda l'abrogazione della tabella F abbiamo avuto dal Governo - che si è confrontato con l'INPS - una quantificazione di 600 milioni di euro all'anno. Successivamente, a seguito di una sua semplice revisione - quindi non per l'abrogazione della tabella F - la cifra è stata quantificata in 750 milioni di euro all'anno. Qualcosa non funziona. Non è possibile che una revisione costi più dell'abrogazione totale della tabella F.
Concordo anche sugli esodati, ma, in particolar modo, vorrei soffermarmi sulla questione che è all'ordine del giorno


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del Consiglio dei ministri e che sarà presto all'attenzione del Parlamento, ovvero la riforma degli ammortizzatori sociali. Suppongo che il Governo, prima di avanzare una proposta, abbia voluto quantificare la stessa con l'INPS per capire quali potrebbero essere i costi.
Le chiedo, dunque, se è in grado di fornirmi questa informazione, visto che il Ministro Fornero ha affermato chiaramente che ci sarà un miglioramento degli ammortizzatori sociali, coinvolgendo più categorie (questione su cui nutro seri dubbi). Vorrei sapere, a questo punto, a quanto ammonta la differenza, secondo le dichiarazioni del Ministro Fornero, in senso migliorativo tra il complesso degli ammortizzatori sociali che attualmente, a vario titolo, dall'INPS, con il contributo regionale in alcuni casi, viene garantito ai lavoratori e quello previsto dalla nuova riforma degli ammortizzatori sociali voluta dal Ministro Fornero. Immagino che ci sia un saldo negativo per lo Stato e un saldo migliorativo per i lavoratori.

AMALIA SCHIRRU. Presidente, le chiedo se può chiarire l'informazione relativa ai buchi contributivi di cui ha parlato. Vorrei capire di che cosa si tratta e quali sono state le cause.
Anch'io sono sorpresa che nella relazione non ci sia alcun riferimento alla questione della campagna sulle verifiche delle false invalidità. Vorrei capire quali sono stati i risultati e come l'Istituto sta procedendo intorno alla programmazione del nuovo sistema.
In particolar modo, mi avrebbe fatto piacere capire se si sta procedendo anche alla questione dell'informatizzazione delle schede sanitarie delle persone invalide, attraverso la comunicazione di diverse informazioni che avevamo chiesto tempo fa, atteso che ci sono state difficoltà nel reperimento dei dati. Mi riferisco a chi ha l'assegno di accompagnamento, ai ricoveri e via elencando.


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PRESIDENTE. Svolgo solo una precisazione. La domanda è legittima, ma nella lettera del presidente questo argomento non era stato indicato. Lo rilevo solo per una precisazione.
Do la parola al presidente Mastrapasqua per la replica.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Cito nell'ordine gli interventi e, se possibile, cerco di fornire una risposta.
Per quanto riguarda l'onorevole Turco, ovviamente c'è uno scambio, quando alcune interrogazioni sono rivolte al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Alcune volte il Ministero del lavoro chiede all'INPS un aiuto nelle risposte, alcune volte no. Non esiste una prassi consolidata, perché l'ufficio legislativo del ministero di volta in volta si può servire o meno di noi. Vige, dunque, doverosamente, un'autonomia del Ministero, ma spesso ci si rivolge all'Istituto per avere aiuti dal nostro legislativo o per richiedere dati.
Per quanto riguarda i dati sui silenti e sulla gestione separata, io credo che siano tutti sul sito. Mi permetto di fornirglieli anche...

MAURIZIO TURCO. L'ha già affermato l'altra volta. Alla prossima audizione glielo richiederò ancora!

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Va bene.
Per quanto riguarda l'onorevole Santori, che sollevava il problema dell'agricoltura, quando la competenza relativa al settore dell'agricoltura è stata trasferita all'INPS, la legge originaria prevedeva una direzione. Gli interventi legislativi successivi hanno ridotto il numero delle direzioni. Si sono susseguiti diversi interventi che hanno ridotto il numero delle direzioni di prima fascia.
Doverosamente, quindi, l'Istituto ha dovuto provvedere all'accorpamento di direzioni. Si è pensato che, avendo un


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numero limitato di direzioni, quella dell'agricoltura potesse essere accorpata con quella delle entrate, perché oggi di fatto l'INPS è passato da 28 direzioni centrali a 12 ed è inevitabile che ci sia stata una contrazione.
Non si tratta, però, di una contrazione di competenze. L'Istituto non ha mai avuto una direzione agricoltura, ma aveva un progetto di agricoltura: si trattava di un soggetto che non aveva persone al di sotto di sé, ma che si rivolgeva a strutture dell'Istituto. Di fatto, è venuta a mancare quella persona, ma già prima le competenze dell'agricoltura erano ripartite dentro le competenze delle direzioni.
La legge ancora oggi ci vieta di incrementare le direzioni, ma io credo di poter assicurare che tutto ciò che riguarda l'agricoltura viene comunque seguito come avveniva prima. L'agricoltura non ha mai avuto una direzione, ma un progetto di coordinamento delle attività all'interno dell'Istituto complessivo. Purtroppo, le leggi ci impediscono di agire diversamente. È una questione che ci è stata sollecitata molto spesso sia dalla parte datoriale, sia dalla parte dei lavoratori, ma per noi è impossibile provvedere, considerata la normativa legislativa.
Per quanto riguarda il problema del rapporto con l'utenza, credo, o almeno mi auguro e spero, e su ciò stiamo cercando di lavorare, che anche l'integrazione contribuirà. Anche se non ci fosse stata l'integrazione, comunque, il fine principale dell'Istituto è quello di garantire la soddisfazione e il servizio all'utenza.
È indubbio quanto lei afferma e che molto spesso ci viene riportato: gli stessi nostri impiegati potrebbero avere facilità nell'invitare a non venire da noi e a recarsi da altri. So che anche nel passato la direzione generale ha invitato a non tenere questo atteggiamento, ma su quasi 1.000 sedi sul


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territorio, con 35.000 dipendenti, purtroppo succede. Lo prendo come un invito a provvedere nuovamente. Faremo di tutto perché non succeda più.
Per quanto riguarda le domande dell'onorevole Santagata, sicuramente le linee-guida non possono contenere nulla di diverso dalla competenza del presidente, che rappresenta l'indirizzo politico-amministrativo. Noi abbiamo avuto anche da parte del CIV la richiesta della redazione di un piano industriale, ma esso non è stato previsto né all'interno delle linee-guida, né nell'ambito delle integrazioni, perché abbiamo ritenuto, e credo che questo sia stato piuttosto convenuto, che le linee-guida abbiano offerto la possibilità di integrare il bilancio di previsione dell'INPS redatto a settembre.
Attraverso le linee-guida abbiamo offerto la possibilità di redigere un nuovo piano integrato di previsione 2012, altrimenti sarebbe mancato lo strumento operativo per l'Istituto di operare nel momento in cui si verificavano le integrazioni degli altri due enti.
Riteniamo che il momento nel quale si possa chiedere il piano industriale e si possa cominciare a ragionarci sopra sia, invece, quello del bilancio di integrazione. Oggi stiamo ancora lavorando, dal punto di vista proprio di contabilità pubblica, su tre blocchi separati, avendo integrato solo gli obiettivi 2012, come recita la legge.
Naturalmente tutte queste non sono scelte, ma dettami. I bilanci di previsione INPS, INPDAP ed ENPALS sono stati redatti a settembre. Le linee-guida sono state emanate a gennaio. Il 15 marzo si è effettuato il bilancio di previsione integrato dei tre enti del 2012 e il 31 marzo gli enti soppressi redigeranno il bilancio di chiusura.
A quel punto, ci sarà un bilancio integrato dei tre enti che sarà propedeutico alla richiesta di un piano industriale, il


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quale si dovrà poi espletare in un documento che non può che essere il bilancio preventivo per l'anno successivo. Di fatto, i bilanci preventivi del 2012 sono stati la somma di quelli che i tre enti avevano già deliberato e che non si potevano rinviare a un piano industriale, altrimenti i tre enti non avrebbero avuto un Piano operativo nell'anno in corso.
Per quanto riguarda i risparmi, li ha decisi il legislatore. Tengo a precisare che 290 miliardi sono la spesa delle prestazioni. I risparmi citati sono, invece, sulle spese della gestione, che sono molto inferiori. A quelli, come ho specificato poco fa, si sono sommati i risparmi che avrebbe dovuto realizzare il ministero e che il ministero girò agli enti previdenziali. Gli enti previdenziali li hanno accolti con dovere. Il risparmio si somma, dunque, a quello che il ministero dalla legge n. 183 del 2011 ha già devoluto agli enti previdenziali tra INPS, INPDAP e INAIL. Oggi INPS somma il risparmio di INAIL e INPDAP.
Per quanto riguarda la monocraticità dell'organo, convengo che qualsiasi scelta che il Parlamento compie non può che essere giusta e doverosamente da adempiere. Ciò che il Parlamento decide è giusto. Non ho nulla da eccepire.

GIULIO SANTAGATA. La soluzione si può trovare nel piano industriale?

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Se viene richiesta, si può trovare anche nel piano industriale. È chiaro che il Piano industriale riguarda la gestione dell'Istituto e la sua organizzazione. Se questa dovesse essere una delle domande del piano industriale, nulla osta. Può essere sicuramente un ausilio al Parlamento.
L'onorevole Mannucci ha posto un tema molto importante e mi fa piacere poterle rispondere, perché da molto tempo


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sussiste il dubbio che la soppressione dell'INPDAP, che è una soppressione di wording normativo, facesse scomparire le peculiarità dell'ente per quanto riguarda la parte di welfare. Ovviamente ciò non è possibile, perché ci vorrebbe una legge che abrogasse alcune attività proprie dell'INPDAP. Oggi non esiste una legge che abbia previsto tale abrogazione, né mi sembra che sia possibile prevederla.
Così come è avvenuto con Ipost, che svolgeva alcune attività di welfare - mentre l'Istituto non aveva una tradizione di welfare - noi all'epoca stipulammo una convenzione con l'INPDAP e gli trasferimmo la gestione delle attività di welfare dell'Ipost, perché l'INPS non aveva una sua struttura, né si avvertiva la necessità di crearla, potendola affidare all'INPDAP.
Oggi la struttura dell'INPDAP manterrà le attività che originariamente svolgeva e, come ho già comunicato in un'altra audizione, se e per quanto è possibile al Presidente dell'INPS, sarà efficientata e ampliata nel rispetto della normativa vigente. Si potrà trovare una giusta sinergia con le attività dell'Ipost, che prima erano svolte per via di convenzione e che oggi verranno attuate per via ordinaria.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SILVANO MOFFA

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Sicuramente la specificità di un'attività di INPDAP che è singolare rispetto al panorama del vissuto dell'INPS non solo verrà salvaguardata - non c'è nemmeno bisogno che lo affermi io, perché ci sono le leggi che l'istituiscono - ma sarà sicuramente anche valorizzata.
Per quanto riguarda l'onorevole Gnecchi e la ricongiunzione, mi preme sottolineare che quel passaggio è scritto in


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una grafia diversa perché non è del sottoscritto, ma si è ritenuto di riportare l'affermazione del ministro. Come lei può ben vedere, è presentato in maniera diversa proprio perché non era una considerazione del sottoscritto.

PRESIDENTE. Ciò che conta è la sostanza.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Per quanto riguarda invece...

MARIALUISA GNECCHI. È scritta in corsivo anche la parte «sulla materia consta a questa presidenza la creazione nel corso del 2011 di un tavolo tecnico congiunto tra Ministero del lavoro, Ministero delle politiche sociali e Ministero dell'economia...»

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Sarà sfuggito un «copia e incolla».

MARIALUISA GNECCHI. Certo, però io capisco, giustamente, anzi molto giustamente, che l'INPS si risenta di non essere coinvolto nel tavolo. Sembra così.
In un tavolo tecnico congiunto tra i ministeri citati l'INPS non c'è.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Sono io che parlo.

MARIALUISA GNECCHI. Se è lei che parla, è proprio scritto in modo sbagliato, perché è uguale a ciò che ha scritto la ministra sul Corriere della Sera.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Ho scritto io quel brano.


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MARIALUISA GNECCHI. Va bene.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. C'è stato un tavolo convocato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al quale ovviamente partecipa anche l'INPS, così come vi partecipava anche l'INPDAP all'epoca, nonché la Ragioneria generale dello Stato. Noi partecipiamo a questo tavolo, ma la materia è tutta e solamente di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al quale noi possiamo portare il contributo che il ministero ci chiede di offrire.

MARIALUISA GNECCHI. Vorrei tanto dei tecnici veri.

PRESIDENTE. Onorevole Gnecchi, lasciamo terminare il presidente.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Per quanto riguarda le domande dell'onorevole Damiano - il tema dei cosiddetti esodati - è chiaro che tra gli esodati ci sono sia quelli indicati dal decreto «Salva Italia», che quelli derivanti dall'ampliamento previsto nel decreto Milleproroghe. C'è un tavolo al ministero, al quale anche l'INPS partecipa, come sempre, con gli stessi attori, ovvero Ministero dell'economia e della finanze e la Ragioneria generale dello Stato. L'onorevole Damiano sa quanto sia molto più importante la parte del MEF che non quella del lavoro o tantomeno quella dell'INPS.
C'è stato l'impegno che pubblicamente il Ministro Fornero ha assunto di emanare il decreto interministeriale(quindi, è un po' più semplice la possibilità di redigerlo, perché è un decreto che necessita della firma di due ministri e non ha bisogno di un'approvazione parlamentare). Sicuramente resta la complessità della redazione dello stesso.
Questo tavolo sta rispondendo a tutte le domande dell'onorevole Damiano, cercando di capire la platea, la platea


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frazionata, la platea per decorrenze, le date del 4 dicembre, del 31 dicembre e via elencando.
È un tavolo in corso. Io mi posso limitare, essendo un tavolo del ministero, ad affermare che noi partecipiamo e che a ogni richiesta cerchiamo di fornire risposte. Sicuramente ci sono difficoltà, trattandosi di platee non totalmente censite dall'INPS, anche come tipologie, e di platee di appartenenza INPDAP non censite dall'INPDAP stesso, ma dal datore di lavoro INPDAP.
Gli uffici stanno lavorando alacremente col ministero. Spero e credo che il decreto, così come il ministro ha assicurato, venga emanato entro il 30 giugno e che possa contenere tutte le garanzie che il Parlamento, nei due provvedimenti che si sono succeduti, ha voluto riservare a queste categorie.
Per quanto riguarda le domande dell'onorevole Cazzola, l'onorevole conosce bene sia il mondo INPDAP, sia il mondo INPS e sa della diversità di cultura informatica tra i due enti. Sicuramente l'obiettivo, che poi è anche nel documento, è quello di tentare di convergere augurabilmente verso chi ha più capacità e ha più vissuto di notizie di tutto il mondo previdenziale pubblico italiano, perché non esistono più altri enti al di fuori della confluenza di INPDAP, ENPALS e INPS. Questo è sicuramente l'obiettivo verso il quale andiamo a tendere.
Per quanto riguarda le ricongiunzioni, occorre fare sicuramente riferimento alla circolare n. 97 del 2011, una circolare specificatamente per gli elettrici e i telefonici, che ha colmato la sfasatura temporale esistente tra la legge e la norma, spostando il termine previsto dalla legge n. 322 del 1958 per elettrici e telefonici al 30 luglio del 2000.


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Abbiamo colmato un problema interpretativo con l'avallo del ministero. La circolare è stata emanata per evitare contenziosi, ma era semplicemente relativa allo sfasamento temporale che si era creato nel decreto n. 78 del 2010 e nella relativa legge di conversione.
Per quanto riguarda la domanda dell'onorevole Cazzola su come si sono calcolati gli accordi da esodo, sono numeri che abbiamo avuto in riunioni congiunte tra ministero, INPS e soprattutto Ragioneria generale dello Stato. Sono numeri che provengono da questo contesto.
Onorevole Codurelli, per quanto riguarda i falsi invalidi, mi permetto di osservare che oggi l'audizione era sull'integrazione, non sui falsi invalidi. Se poi la Commissione vuole, sicuramente potremo portare tutti i dati sulla falsa invalidità, che però oggi non ci erano stati richiesti.

PRESIDENTE. È chiaro, anche perché non è materia di esclusiva competenza di questa Commissione, però vedremo se possiamo acquisire ulteriori dati.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Per quanto riguarda l'accorpamento dell'IPOST, la circolare n. 100 ha disciplinato l'integrazione dell'anno scorso. A quanto mi consta, oggi l'integrazione è a livello sia contabile, sia di prestazioni.

LUCIA CODURELLI. Non c'è nulla!

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Ne prendo atto. Valuterò e svolgerò un approfondimento su questo punto.
Per quanto riguarda il problema INPS, cittadini e utenti, come rilevava l'onorevole Santori, sicuramente l'Istituto farà di tutto per accentuare il rapporto con l'utente e la soddisfazione dello stesso.


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Quanto al problema che poneva l'onorevole Ceccacci per quanto riguarda l'ENPALS, se non intervengono provvedimenti legislativi diversi, l'ENPALS avrà una gestione separata all'interno dell'INPS e manterrà tutte le sue specificità e tutte le sue caratteristiche. Nulla è innovato o innovabile rispetto a ciò che esiste oggi. Queste sono assolutamente le regole e tale è il funzionamento. Tutto quanto ciò che era ENPALS nella confluenza all'interno dell'INPS rimane perfettamente.

DONATA LENZI. Non si applica la circolare n. 35 del 2011?

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. C'è una terza circolare. Le circolari sono tre: una è dell'INPS, una dell'INPDAP e una dell'ENPALS. Ogni ente ha dovuto emanare la propria circolare, perché sono ancora tre enti separati.

PRESIDENTE. Va bene, abbiamo capito. Sono tre circolari diverse. Ogni ente ha emanato la sua e tutte sono, ovviamente, raccordate.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Per quanto riguarda gli avanzi di gestione, il bilancio dell'INPS ha un saldo finale, ma una specificità dei fondi. I fondi dell'ENPALS rimangono nell'ENPALS, come la gestione separata, gli autonomi e il lavoro dei dipendenti. C'è un saldo finale di cassa, ma ogni gestione ha la propria cassa.

PRESIDENTE. Su questo siamo assolutamente tranquilli?

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Sì.

PRESIDENTE. Era una domanda che mi viene spontanea perché siamo interessati a capire dove finiscono i fondi.


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ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Come modalità di funzionamento il bilancio dell'INPS alla fine ha un'ultima riga, ma mantiene la specificità di tutte le gestioni, che sono più di 30, se non erro. È un fatto già attuale.
Come voi ben sapete, nel momento in cui una gestione ha una carenza di cassa, le altre gestioni prestano i soldi in base a una legge, remunerandola...

PRESIDENTE. Era quello che ci preoccupava.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. ...ma i soldi rimangono comunque di appartenenza della gestione. È sempre stato così in 110 anni e non è mai successo nulla.

MASSIMILIANO FEDRIGA. Presidente, mi scusi. Le chiedo le motivazioni per le quali la Ragioneria generale dello Stato, sentita l'INPS, espresse un parere contrario sull'utilizzo del fondo destinato a finanziare il sostegno al reddito dei lavoratori frontalieri (argomento sul quale abbiamo approvato di recente una legge). La Ragioneria generale dello Stato, infatti, ci riferì che non vi era copertura, nonostante in quel fondo vi fossero 300 milioni. Mi riferisco ad un fondo con il quale abbiamo potuto prevedere la copertura finanziaria per un solo anno al fine di portare avanti il richiamato provvedimento. Vorrei capire perché (in relazione all'INPS)!
Se non fosse così, mi riservo di presentare un'interrogazione presso la Commissione bilancio e mi auguro che l'INPS, a questo punto, comunichi l'effettiva disponibilità delle risorse, affinché nella votazione al Senato si aumentino gli anni di copertura della legge.

PRESIDENTE. Quello che pone l'onorevole Fedriga è un argomento che è stato al centro di un lavoro che la Commissione ha svolto. Non a caso avevo posto quella domanda,


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in quanto la risposta che ci è stata fornita dalla Ragioneria e dalla Commissione bilancio è quella dell'unicità di bilancio: questo è logico, ma è meno logico il fatto che si trasferiscano risorse da una parte all'altra.
Capisco che la coperta è corta, però ci sono casi in cui non si capisce che fine facciano i finanziamenti che erano disponibili. Questo era il senso della domanda.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Per quanto riguarda l'ASPI, la proposta del ministro e del Governo sembrerebbe includere la parte dello spettacolo. Aspettiamo il testo definitivo, che ad oggi ancora non è stato reso noto.
Per quanto riguarda l'integrazione del CIV, la legge «Salva Italia» ha previsto l'integrazione di tre membri del CIV, due di appartenenza INPDAP e uno ENPALS.

PRESIDENTE. Sono sei?

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Sono sei in tutto. Sono sei e ci sarà un decreto del ministro che stabilirà la ripartizione. Il Parlamento nella legge ha previsto un incremento di sei posti nel CIV dell'INPS, demandando poi al Governo la fissazione.
Per quanto riguarda le consultazioni, sicuramente già avvengono, non quotidianamente, ma frequentemente, con le diverse categorie, soprattutto per avviare un'azione tesa a tranquillizzare rispetto all'idea che sparisca una peculiarità e per analizzare anche i problemi veri e oggettivi della gestione di categorie, fermo restando che le strutture dell'ENPALS esistono, continuano a operare e offrono tutta la consulenza e l'aiuto che fornivano prima.
Per quanto riguarda l'onorevole Fedriga, in merito alla richiesta di dati, come ho risposto anche agli onorevoli che sono intervenuti in precedenza, sia sulle ricongiunzioni, sia


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sugli esodati ci sono tavoli aperti al ministero che stanno lavorando per fornirli. Appena saranno pronti credo che il ministero li potrà rendere pubblici, e noi con loro.
Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, non c'è ancora un testo di legge che disponga che cosa avverrà e, quindi, non c'è ancora la quantificazione che dovrebbe essere contenuta nella relazione tecnica al testo di legge che sarà presentato in Parlamento Quando ci sarà una relazione tecnica, vedremo che impatto ci potrà essere sul piano degli ammortizzatori sociali.
Per quanto riguarda la domanda dell'onorevole Schirru sui buchi contributivi, rispondo rapidamente. Cito due numeri veloci, ma è chiaro che dietro questi numeri ci sono alcune realtà. A oggi la completezza degli archivi dell'INPDAP è all'85 per cento per il periodo 1996-2010, mentre è all'84 per cento per il periodo tra il 1999 e il 2004 e al 68 per cento per gli anni precedenti. Essendo 4.000 le amministrazioni pubbliche, se non forse 5.000, ci sono casi - mi vengono in mente la scuola e le Forze armate - specifici dove questa è la media dell'anno. Ci sono categorie che hanno molta popolazione e altre che ne hanno meno.
L'INPDAP ben conosceva questo dato, sul quale ci consta che abbia compiuto opere veramente molto forti per riuscire a integrare e a colmare le carenze delle banche dati. Oggi, sulla base dei progetti che già l'ente aveva in piedi e di quelli che possiamo fornire come aiuto - ove poi non debba necessitare, come sembra, anche un intervento normativo (perché parliamo di questioni molto datate) - l'obiettivo è quello di avere tutti con la popolazione delle banche dati.
Per quanto riguarda l'invalidità civile, non era oggetto dell'audizione odierna e, quindi, non ci sono elementi successivi da riferire.


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DONATA LENZI. Manca una risposta. Perché la battaglia parlamentare, che ben conosciamo, che ha rimosso le penalizzazioni in parte ai lavoratori precoci non è stata rispettata? È norma di legge, ma il vostro testo oggi, nonché la circolare, ignora una norma di legge.
Il lavoratore precoce, secondo quanto previsto inizialmente, se usciva prima, rispetto ai 42 anni di contributi e i 62 anni di età,, subiva la penalizzazione. Nel testo finale della legge n. 214 del 2011, all'articolo 24, abbiamo tolto le penalizzazioni fino al 2017, con una specifica disposizione. Nel testo che ci avete fornito oggi ciò non è scritto e voi continuate a sostenere che ci sono le penalizzazioni.
Non è l'unica differenza che c'è nella circolare.

PRESIDENTE. Diamo la possibilità al presidente di rispondere.

ANTONIO MASTRAPASQUA, Presidente dell'INPS. Mi sono permesso di riassumere brevemente una circolare di 60 pagine. La circolare, per tranquillizzare tutti, al punto 2.1 parla dei precoci.
È chiaro che, quando si elaborano sunti, alcuni elementi possono saltare, ma la circolare è quella che fa fede.

PRESIDENTE. Credo che possiamo terminare, anche perché c'è materia di approfondimento sulla base della relazione che è stata acquisita. Ovviamente, se c'è ancora la disponibilità del presidente per ulteriori approfondimenti, credo che possiamo aggiornarci. Ringrazio il presidente dell'INPS per la sua presenza.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,45.

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