• Testo Audizione

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Atto a cui si riferisce:
Seguito dell'audizione del Ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, in merito alle linee di azione del suo Dicastero.



PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, il seguito dell'audizione del Ministro del turismo, Michela Vittoria Brambilla, in merito alle linee di azione del suo Dicastero.
Do quindi la parola al Ministro Brambilla, il quale risponderà ai quesiti posti dai colleghi commissari nella precedente seduta, con la riserva, per me e per i colleghi, di rivolgere al termine dell'intervento eventuali ulteriori domande o formulare osservazioni.

MICHELA VITTORIA BRAMBILLA, Ministro del turismo. Grazie presidente e onorevoli colleghi. Ringrazio senz'altro tutti i deputati che sono intervenuti. Ho preso nota delle questioni sollevate e ho formulato risposte anche indirizzate ai singoli colleghi, che credo siano complete. Qualora non lo


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fossero sotto qualche profilo, ovviamente vi prego di segnalarlo e sarà mia cura approfondire ulteriormente le questioni poste.
Per ciò che concerne il rapporto con gli assessori regionali - tema sollevato dall'onorevole Abrignani - a fronte di una ingiustificata prevenzione rispetto alle competenze statali, peraltro individuate e garantite, oltre che dalle esigenze del settore, dalla stessa giurisprudenza costituzionale, ampiamente riportata anche nella relazione illustrativa del Codice del turismo, molto si è fatto già a livello operativo e molto si farà anche in prospettiva.
Entrando nel merito, sotto il primo profilo, il coordinamento con le regioni è ormai assicurato dalla costituzione del Comitato turismo presso la Conferenza Stato regioni, presieduto dal Ministro del turismo e composto dai presidenti di regione, che possono farsi sostituire dagli assessori competenti, sulla falsariga dell'analogo organismo che, da qualche anno, consente il coordinamento in materia di agricoltura, frutto di uno specifico accordo, del novembre del 2009, tra Governo e regioni. Inoltre, il suddetto coordinamento è assicurato dal proficuo avvio di numerosi tavoli tecnici in sede di Conferenza, al fine di arrivare a soluzioni condivise rispetto a questioni ampiamente dibattute. Vi faccio solo qualche esempio: la legge quadro sulle professioni turistiche, oppure la soluzione della questione concernente il rinnovo delle concessioni demaniali marittime a finalità turistica.
Sotto il secondo profilo, lo stesso Codice del turismo contiene, all'articolo 58 del testo provvisorio, la previsione di uno strumento fondamentale al riguardo, che è rappresentato dal Comitato permanente di promozione del turismo in Italia.
Mi fa piacere ricordare che il Consiglio di Stato ha espressamente apprezzato proprio la norma su questo comitato,


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sottolineando come finalmente si sia venuti incontro a quanto indicato dalla Corte costituzionale, che nel 2006 annullò una precedente formulazione.
Vengo adesso alle domande poste dall'onorevole Gava. Premesso che il Codice del turismo ha per oggetto materie di competenza esclusiva dello Stato, evidenzio come lo stesso miri effettivamente a rafforzare la tutela del turista consumatore. I nuovi strumenti risarcitori intendono anzitutto valorizzare la particolarità dei servizi turistici, nei quali gli standard qualitativi promessi dall'operatore hanno di regola notevole incidenza sul prezzo del pacchetto turistico.
L'articolo 44 del Codice legittima, pertanto, il turista ad essere indennizzato per qualsiasi difformità dagli standard qualitativi promessi o pubblicizzati in opuscoli informativi, cartacei o telematici. Per i casi di inadempimento più gravi, l'articolo 49 del Codice introduce, per la prima volta nel nostro ordinamento, il risarcimento del cosiddetto «danno da vacanza rovinata».
Ciò nella duplice prospettiva di salvaguardare, da un lato, il turista, reso consapevole dei margini di proponibilità dell'azione giudiziaria e, dall'altro, gli operatori turistici, non esposti così al rischio di dover corrispondere al turista risarcimenti esorbitanti per lievi difformità nell'esecuzione della prestazione che, non avendo affatto frustrato le sue aspettative di riposo e di vacanza, risultano estranee al concetto giuridico stesso di «vacanza rovinata», emerso nelle prime applicazioni giurisprudenziali. La limitazione dell'azione di risarcimento per «danno da vacanza rovinata» ai casi in cui l'inadempimento o l'inesatta esecuzione delle prestazioni, che formano oggetto del pacchetto turistico, presentino i requisiti di importanza richiesti dall'articolo 1455 del Codice civile ai fini della risoluzione del contratto, è esattamente conforme


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alla soluzione accolta nel Codice civile tedesco. Inoltre - sempre per quanto riguarda l'intervento dell'onorevole Gava - premesso che la semplificazione nel rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione è uno degli obiettivi primari dell'azione del Governo, con riferimento agli ostacoli di cui l'onorevole Gava ha parlato, spesso frapposti alla realizzazione di impianti per la pratica del golf, ricordo che attualmente è all'esame della Commissione X del Senato il disegno di legge a mia firma (S. 2367) recante «Legge-quadro per la promozione del turismo sportivo e per la realizzazione di impianti da golf».
Si tratta di un testo concepito per incentivare la realizzazione di impianti con finalità turistica, combinando il rispetto della tutela ambientale e paesaggistica - le norme vengono, infatti, integrate nei relativi codici - con la semplificazione delle procedure, in maniera tale che anche un eventuale diniego sia reso in tempi compatibili con la predisposizione di importanti investimenti e possibilmente indicando valide alternative.
Passo adesso alla domanda relativa alla crisi del Nord Africa. A questo proposito, la posizione del Ministero degli esteri che sconsigliava di recarsi a Sharm el Sheik è stata superata e i primi turisti italiani sono tornati in tale destinazione il 25 di febbraio scorso. L'avviso emesso il primo marzo conferma che, anche nelle zone turistiche del Mar Rosso, Luxor ed Assuan, la situazione appare tornata alla normalità ed è sotto controllo. Il Ministero degli esteri, con il quale ovviamente siamo in stretto contatto, segue attentamente l'evoluzione della situazione in tutta la regione e nei Paesi tradizionalmente meta del turismo italiano, avendo ben presenti i problemi dei nostri operatori turistici e non eccedendo assolutamente in prudenza. Con gli operatori italiani interessati


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possiamo e dobbiamo mantenere un continuo dialogo, al fine di conciliare le esigenze della sicurezza, che sono assolutamente importanti, con quelle altrettanto importanti del business. Questo è quanto stiamo facendo.
Passiamo adesso alla questione del portale Italia.it, di cui hanno chiesto gli onorevoli Gava Marchioni e Vico. Vi confermo che lo considero uno strumento di importanza strategica, volto a favorire - come sapete - l'incontro tra domanda e offerta di prodotti turistici. Il portale ha registrato, tra l'agosto e il dicembre del 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009, un incremento medio del traffico del 53, 6 per cento e un aumento delle pagine lette del 45, 5 per cento.
I contenuti - come avrete modo di appurare voi stessi, visitandolo - sono in continua implementazione e periodico aggiornamento. Ci avvaliamo anche dei contributi degli enti locali, ovvero di tutti coloro che hanno risposto alla nostra richiesta di offrire contributi. Le risorse finalizzate alla realizzazione e gestione del portale Italia.it fino al 2012 - ovvero un periodo di tre anni - in tutto ammontano a 9 milioni 425 mila euro ripartiti per tre anni, su un totale di 10 milioni di euro che abbiamo ricevuto nel 2009 dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, dopo la firma del protocollo d'intesa.
Desidero ricordarvi che, a sole due settimane circa, dal trasferimento delle competenze al Ministero del turismo - quindi, dalla sigla di questo protocollo d'intesa - il portale è stato messo online, quindi in un tempo veramente breve, proprio in considerazione della grande valutazione che noi attribuiamo a questo strumento.
Devo qualche altra risposta all'onorevole Marchioni, innanzitutto sull'opportunità di intraprendere un'iniziativa come quella del Codice del turismo. Vorrei osservare che l'onorevole


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ha fatto una citazione parziale dal parere del Consiglio di Stato, nel corso del nostro ultimo incontro. Infatti, il parere dice quanto segue e cito testualmente: «L'analisi puntuale del quadro delle competenze legislative dello Stato e delle regioni, operata nella relazione illustrativa del codice, trova i suoi precedenti nella giurisprudenza costituzionale ed è condivisa dalla sezione. Esistono, infatti, condizioni tali da giustificare, a vario titolo, per sussidiarietà ascendente, per ragioni di semplificazione e per l'esistenza di titoli specifici di competenza dello Stato, un intervento unitario dello Stato anche nella materia del turismo». Queste sono le parole del Consiglio di Stato, che vi ho riportato fedelmente.
Dunque, il Governo, nella sua autonomia, ha ritenuto opportuno esercitare la delega di semplificazione e riordino, per le molte ragioni che ho spiegato durante il mio intervento, non ultima una maggiore conoscibilità della materia. Come potete constatare, abbiamo agito assolutamente «sotto l'ombrello» della Costituzione e il Consiglio di Stato ce ne dà atto, limitandosi ad evidenziare il rischio di impugnativa da parte delle regioni. Tuttavia, non dimentichiamo che tale diritto di impugnativa è stato spesso esercitato delle regioni, anche rispetto a testi sui quali la stessa Conferenza Stato regioni aveva dato parere pienamente favorevole. Un esempio per tutti è rappresentato dai correttivi al Codice dei beni culturali, con ricorso respinto dalla Consulta.
In ogni caso, come dimostra la nostra prassi costante, non abbiamo alcuna intenzione di eludere, men che meno in un quadro di progressiva evoluzione in senso federale dello Stato, la normativa vigente, laddove sia prevista l'intesa con le regioni e il mondo delle autonomie.
Veniamo al punto delle risorse. Vorrei, innanzitutto, richiamare due concetti. Il primo è rappresentato dal fatto che


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il turismo in Italia è un settore privatistico. La mano pubblica ha il compito di creare un ambiente - chiamiamolo così - favorevole allo sviluppo dell'iniziativa privata, rimuovendo gli ostacoli normativi e attuando politiche di sistema che coinvolgano le responsabilità di più amministrazioni - basti pensare all'ambito della promozione o dei trasporti - e ovviamente rispettando le regole europee sulla concorrenza. Da questo punto di vista, la strada degli incentivi appare chiaramente molto scivolosa.
L'altro concetto è il seguente: l'amministrazione centrale dello Stato non è, né il principale, né l'unico gestore delle risorse destinate al turismo. Oggi, diciotto anni dopo l'abolizione del Ministero del turismo nel 1993 e dieci anni dopo la riforma costituzionale del 2001 stiamo ancora cercando di capire chi, come, dove e quanto si spende per il turismo in Italia.
Stiamo ancora cercando di capirlo. Vi assicuro, colleghi, che questa è una delle imprese più difficili per i miei uffici, che stanno preparando il piano strategico per il turismo. Infatti, anche insieme con le regioni e le autonomie locali, stiamo cercando di operare questa ricognizione, ed è veramente difficile.
Peraltro, bussare solo alla porta del Ministero del turismo in merito a questo tema, oltre che essere improprio, non conviene. Sapete tutti, infatti, con quali vincoli esterni, per effetto della congiuntura internazionale, questo Governo - come lo sarebbe qualsiasi altro Governo in questo momento - è chiamato ad operare. Abbiamo dovuto fare grandi sacrifici, come tutti. Già nel 2010 le risorse sul capitolo 2107, cioè «interventi ed investimenti», sono passate da 42 a 35,9 milioni di euro e quelle per l'ENIT da 33,3 a 29, 2 milioni.


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Nel 2011 disponiamo di 16,1 milioni di euro per la prima voce e di 20, 5 per la seconda. Ciò non vuol dire che non abbiamo «soldi da spendere». Abbiamo destinato, infatti, 118 milioni di euro per finanziare progetti d'eccellenza che le regioni presenteranno sul fronte del turismo. So che su questo versante si sta facendo un grande lavoro e i 118 milioni comunque permetteranno degli interventi di buon livello.
Altri 10 milioni di euro sono stati destinati al finanziamento per la realizzazione e la diffusione di servizi innovativi per i turisti, organizzati e gestiti dagli enti pubblici territoriali.
Abbiamo, inoltre, impegnato risorse per Easy Italy e i buoni vacanza per un totale di 15 milioni di euro nel triennio 2009-2001. Da un punto di vista operativo, questo strumento di turismo sociale, rappresentato dai buoni vacanza, che può dare un contributo significativo alla destagionalizzazione dei flussi, è partito con una discreta accoglienza da parte dei possibili fruitori. Il codice contiene la riformulazione della disciplina, proprio al fine di rilanciare l'operatività dei buoni, attraverso una chiara indicazione della provvista finanziaria. Per quanto riguarda le risorse, dunque, la nostra azione deve essere intesa nell'ambito delle premesse che ho fatto e anche dei limiti che ho indicato.
Per quanto concerne la tassa di soggiorno, non posso che ribadire quanto già detto nel corso della precedente audizione, ovvero che l'introduzione di questo tributo è stata una delle condizioni irrinunciabili poste dall'Associazione nazionale dei comuni italiani per dare il suo assenso allo schema di decreto legislativo sul federalismo municipale, che è uno dei pilastri della grande riforma chiamata federalismo fiscale. Partendo da questo dato politico, ribadisco che mi sono impegnata per far sì che la tassa fosse, non solo facoltativa e flessibile, ma anche effettivamente una tassa di scopo. In altre parole, i comuni


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capoluogo di provincia, le unioni di comuni o i comuni a vocazione turistica potranno decidere se applicarla oppure no. Alcuni sindaci, per esempio quello di Milano, hanno già annunciato che non intendono applicarla. Inoltre, l'importo della tassa varierà secondo il prezzo, fino a un massimo di cinque euro e, con proprio regolamento, i comuni potranno prevedere esenzioni o riduzioni per particolari categorie o per determinati periodi di tempo.
L'aspetto più importante, come dicevo, è rappresentato però dalla destinazione del gettito. A questo proposito, sono riuscita ad ottenere, d'accordo con il Ministro Calderoli, che questa tassa vada a finanziare interventi in materia di turismo, con particolare riferimento ad interventi di sostegno alle strutture ricettive. In tal modo, parte delle risorse generate ricadrà sulle imprese e con la tassa saranno finanziabili anche iniziative di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, che in generale sono mete dei turisti, ed i relativi servizi pubblici. Sono convinta che intorno alla tassa di soggiorno si aprirà un forte dibattito nelle singole realtà locali, sulla vocazione del territorio e sulla possibilità di fare veramente del turismo il volano dell'economia.
Come forma di ulteriore garanzia per le imprese, ho ottenuto che nella fase della redazione dei regolamenti applicativi nazionali e comunali sia previsto il coinvolgimento delle associazioni di categoria. Aggiungo che la tassa di soggiorno, già in vigore nella capitale da più di un mese, non sembra aver intaccato i flussi turistici, almeno secondo le dichiarazioni della Federalberghi di Roma. Sarà, comunque, nostro impegno e nostra cura monitorare con la massima attenzione gli effetti dell'eventuale applicazione del tributo, per poter poi intervenire


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tempestivamente, in accordo con i comuni e con gli operatori, laddove si manifestino eventuali conseguenze negative.
Per quanto riguarda la questione ENIT, questa agenzia è impegnata in un processo di razionalizzazione, fondato sul contenimento dei costi, soprattutto nella sua sede centrale, e su un più efficiente impiego delle risorse.
Nessuno dei mercati tradizionali è stato lasciato senza presidio. In più, è stata invece aperta una sede in Cina. Tendiamo, ovviamente - come pare di buonsenso - a concentrare gli sforzi e le risorse disponibili sui mercati in grande espansione, quindi Brasile, Russia, India e Cina. Per il piano di promozione destinato a questi Paesi, che stiamo mettendo a punto con ENIT, il Ministero del turismo ha stanziato 7 milioni di euro.
Quanto ai collegamenti aerei con la Cina - altro tema sollevato - forse è sfuggita la notizia dell'accordo tra Alitalia e China Eastern Airlines, che è stato presentato il 16 febbraio, quindi molto recentemente. Dal mese di giugno, saranno operativi quattro voli settimanali diretti Roma-Pechino, e anche altri quattro voli settimanali diretti Roma-Shanghai in code sharing. L'accordo siglato prevede l'estensione del code sharing alle principali destinazioni domestiche italiane e cinesi, e individua ulteriori aree di collaborazione. Quindi, direi che questo è senz'altro un attimo risultato per il nostro interscambio di flussi con questo Paese.
Veniamo al tema dei lavoratori del turismo. Questi ultimi, come sapete, rappresentano, tra diretto e indotto, oltre 2 milioni di persone. In questo campo il Governo ha fatto molto per incentivare l'occupazione. Sono state realizzate misure di deregolazione e semplificazione nella gestione documentale dei rapporti di lavoro (abrogazione di libri paga e matricola) e


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misure di semplificazione e razionalizzazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nell'ottica del sostegno alle piccole imprese. È stato ripristinato il lavoro a chiamata, che io vi ricordo essere fondamentale nel settore turistico, ed è stato semplificato il lavoro a tempo parziale, che è ulteriormente importante. È stata, inoltre, reintrodotta la normativa sul lavoro a termine, ora non più limitato a esigenze temporanee, quale eccezione alla regola del contratto a tempo indeterminato. È stata ripristinata la percentualizzazione dell'apprendistato ed è stata legittimata la richiesta, avanzata con forza dagli operatori del settore, di potere impiegare gli apprendisti per i cicli stagionali. Anche questo è un elemento davvero importante per questo settore.
È stata poi incentivata l'occupazione giovanile attraverso i buoni lavoro, che possono ora essere utilizzati in tutti i settori produttivi, anche per i giovani con meno di 25 anni, regolarmente iscritti alla scuola o all'università. L'uso dei buoni è stato, inoltre, esteso alle imprese familiari in tutti i settori. Con il sistema dei buoni lavoro è possibile impiegare, entro un certo limite, i percettori di sostegno al reddito.
Andando oltre, la nostra industria del turismo, come tutte le altre attività produttive del Paese, ovviamente continua a risentire della congiuntura economica attuale. Purtroppo, devo dire che i risultati di altri settori di attività produttive hanno francamente delle difficoltà e degli arresti sui quali si sta cercando di lavorare, ma che ovviamente sono considerevoli, per una serie di ragioni.
Malgrado la congiuntura economica attuale, il nostro Paese è riuscito ad attirare un considerevole flusso di turisti stranieri. In particolare, ad esempio, nel circuito delle città d'arte sono stati confermati andamenti molto positivi, in termini di flussi turistici e di occupazione camere. Stiamo parlando del


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più 5 per cento rispetto al 2009, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale del Turismo (ONT). Quindi, si confida che questo essere riusciti, già l'anno scorso, ad attirare un considerevole flusso di turisti stranieri possa avvenire in misura ancora maggiore quest'anno. Ciò di cui occorre tenere conto, anche nelle valutazioni dei risultati e del quadro d'insieme, è il mutamento di abitudini degli italiani, oggi più orientati, rispetto al passato, ad evitare l'alta stagione e a distribuire in maniera più attenta i soggiorni e i weekend. C'è stato veramente un mutamento di abitudini e di valutazioni, che ha caratterizzato in questi ultimi anni le tendenze del turista.
Per quanto riguarda l'Expo, noi riteniamo molto importante che vi sia uno standard applicativo comune, per fornire servizi integrati per l'accoglienza. Occorre rendere facile la vita ai turisti e consentire loro di prenotare treni, aerei, i servizi della mobilità cittadina e quelli alberghieri navigando nello stesso ambiente. So che, grazie all'impegno del sistema locale delle imprese, sono state create le premesse per avere in tempo una piattaforma informatica adeguata.
L'esperienza degli Expo precedenti ci dice che Milano, la Lombardia e l'Italia tutta per sei mesi saranno meta di flussi turistici da tutto il mondo - sapete che sono attesi diversi milioni di turisti - e avranno la possibilità, quindi, di mostrare le proprie eccellenze. Sarà un'opportunità per Milano, la Lombardia e l'Italia.
Se ben gestito, il grande evento porterà benefici permanenti al territorio, non solo in termini di infrastrutture ovviamente, ma anche di marketing. Quindi, in conclusione, voglio sottolineare che si rende necessario far leva sull'evento Expo non solo per richiamare i turisti, ma anche per trattenerli negli anni a venire, con quella che può essere una lungimirante


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politica di promozione, per la quale stiamo lavorando. Credo di avere risposto a tutte le domande che mi erano state poste. Vi ringrazio per l'attenzione.

PRESIDENTE. Grazie, Ministro. Le chiederei di far pervenire affinché restino agli atti della Commissione risposte scritte alle domande che saranno poste. Resta comunque inteso - come ha precisato all'inizio del suo intervento - che è disponibile ad ulteriori chiarimenti.
Do la parola ai colleghi che vogliano intervenire per porre domande o formulare osservazioni.

GABRIELE CIMADORO. Ministro, al di là dei buoni propositi, se fossi stato presente alla scorsa audizione, avrei sottolineato alcune situazioni e dati particolari. Non so se è vero, ma leggevo di un'indagine Istat relativa al 2010, in cui si diceva che il settore turismo ha visto un calo di 8 miliardi di euro.
Siamo poi in presenza di situazioni particolari, che lei ben conosce, perché proviene dalla mia stessa terra. Vi sono anomalie fra regioni e questo per me è un tema molto importante. Come ho detto anche in Assemblea qualche giorno fa al Ministro Calderoli, l'unica vera attuazione del federalismo sarebbe abolire le autonomie, da Trento e Bolzano fino alla Sicilia.
Come lei ben sa, esiste da noi in Lombardia un turismo invernale, così come in Trentino, in Veneto, in Piemonte e in Valle d'Aosta. I nostri operatori turistici - parlo della mia provincia e della mia regione - devono confrontarsi con un turismo molto aggressivo, che è quello fatto dalla Val d'Aosta e dal Trentino Alto Adige, che non ha confronto. Si tratta di battaglie perse, anche perché lì ci troviamo di fronte a regioni che finanziano fino al 70-80 per cento, oppure a volte al 100


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per cento, soprattutto infrastrutture e strutture per il turismo e l'accoglienza.
Al contrario, la Lombardia ha a disposizione risorse esigue, e molto spesso non le mette neanche in campo. Abbiamo visto imprese e attività messe in ordine su progetti e poi abbandonate negli anni, come nel caso dei comuni di montagna, la cui produttività dipende a volte dall'impianto di risalita, dalle seggiovie o dagli alberghi. Dunque, di cosa stiamo parlando? O aboliamo quell'autonomia che consente a queste regioni di far concorrenza a noi, riuscendo così a sopravvivere, oppure facciamo altro.
Inoltre, capisco che le concessioni demaniali non costituiscono un ambito di stretta competenza del suo Ministero, ma sicuramente sarebbe utile che il Ministro prendesse a cuore questa vicenda. L'Italia ha più di 2.000 chilometri di coste e ci sono migliaia di stabilimenti balneari, che non riescono a fare un programma serio di investimenti. Le concessioni vengono rinnovate di anno in anno o al massimo ogni due o tre anni, dunque come può un'impresa fare investimenti, sapendo che da lì a 12, o al massimo 36 mesi, scadrà il contratto di concessione? Io pregherei il Ministro di forzare in questo senso il ministero di competenza - che non è sicuramente il nostro - perché questa vicenda investe direttamente il turismo. Credo ci siano 3.000 famiglie dedite a questa attività.
In conclusione, vorrei fare un'osservazione sull'Expo 2015. Siamo tutti lombardi e conosciamo la vicenda dell'Expo 2015. Siamo nel 2011 e i dirigenti dell'Expo ad oggi non hanno ancora fatto gli espropri dei terreni. Quindi, non so di quale opportunità stiamo parlando e quale sarà alla fine il risultato.

PRESIDENTE. Vorrei ricordarvi che il Ministro oggi è presente per rispondere alle domande della scorsa audizione.


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È necessario che gli interventi siano il più possibile sintetici, perché vorrei chiudere alle 12, così che il Ministro possa rispondere all'interrogazione.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO. Come il collega Cimadoro, anch'io ho un'opinione sull'Expo 2015. Nella scorsa audizione ho formulato due domande sull'Expo, per le quali oggi ho ricevuto una risposta. Tuttavia, avevo posto un'altra domanda al Ministro, su cui invece non mi ha dato risposta. Si tratta di una domanda relativa alla Commissione per la promozione e il sostegno del turismo enogastronomico, da lei istituita in veste di sottosegretario e riunita in prima seduta presso la sede dell'Associazione nazionale circoli della libertà, il 30 marzo 2009.
Io posso capire che gli uffici non le hanno preparato una risposta su questo argomento, però visto che l'Associazione nazionale circoli per la libertà è legata al Ministro, forse mi può comunque rispondere. Su questo stesso argomento ho presentato l'interrogazione n. 4-03082 in data 20 maggio 2009, non ottenendo risposta. Poi ho posto la domanda in audizione e nemmeno lì mi è stato possibile ricevere dei chiarimenti. Siccome non intendo venir meno al mio diritto di esercitare il sindacato ispettivo, se non riesco ad ottenere una risposta in questo modo troverò un'altra maniera, quali interrogazione in Commissione, question time o interpellanza urgente.

GIUSEPPE GALATI. Si è parlato a lungo, anche sulla base delle questioni poste dai colleghi, del rapporto con le regioni. Ebbene, vorrei chiederle dei chiarimenti su una notizia specifica. Ho letto sul giornale della volontà dell'ENIT di istituire una carta dei servizi, per fornire assistenza nel campo


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della promozione internazionale, a costi di mercato, alle regioni. Vorrei conoscere il suo pensiero e il suo indirizzo su questa specifica questione.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Faccio una domanda al Ministro e poi le segnalo alcune urgenze. La domanda riguarda il tema del riordino delle professioni del turismo montano.
C'è un'iniziativa di legge parlamentare (C. 3170), assegnata presso la Commissione cultura della Camera, di cui sono firmatario, insieme alla collega Di Centa. Allo stesso tempo, una sua similare iniziativa, molto prossima al contenuto della nostra proposta, è arrivata in Consiglio dei ministri, ma poi si è fermata circa sette mesi fa e non ha più proseguito il suo iter. Noi pensiamo che sia opportuno riprendere questa materia, anche perché nella Commissione attività produttive, peraltro, si sta discutendo di riforma delle professioni non regolamentate. In questo caso, si tratta di riordinare professioni che sono vigilate dal suo Ministero (come le guide alpine e i maestri di sci) ed altre invece che debbono essere riorganizzate, anche perché sono nuove professioni della montagna, che non possono essere lasciate, senza princìpi e senza ordinamento nazionale, alla semplice iniziativa delle regioni. Questa era la domanda, e adesso vorrei segnalarle alcune urgenze.
Mi pare di capire che anche quest'anno ci sia stata un'ulteriore sofferenza per gli impianti di risalita e l'innevamento artificiale nelle zone di montagna. Bisognerebbe, signor Ministro, lavorare anche con altri ministeri, e probabilmente concordare anche in sede parlamentare la possibilità di trovare una forma particolarmente veloce per intervenire, in termini di rifinanziamento di una norma che era già contenuta nella legge del 2003 in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali.


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Infine, c'è una questione che riguarda l'uniformazione della sentieristica, soprattutto delle grandi vie storiche e culturali in Italia, materia che non può essere lasciata alle regioni. Infatti, esiste una nicchia di turismo straniero di escursionisti, non solo montani - parlando di vie storiche c'è la via Micaelica ed altre, una arriva in Puglia, l'altra a Roma e così via - però se lasciamo l'iniziativa alle singole regioni o province il turista si perde per strada. Queste iniziative non hanno grandi costi, però bisognerebbe coordinarle.
Infine, le segnalo un fatto, di cui lei non è responsabile, e che però ha una ricaduta su una nicchia dell'escursionismo esperto e dell'alpinismo. Noi, come Commissione - anche su mia iniziativa - abbiamo inserito un emendamento nel decreto sugli incentivi, che è diventato legge. Abbiamo messo in cantiere e autorizzato il Ministero dello sviluppo economico a dare vita a un fondo - che non ha bisogno di provvedimenti di attuazione e quindi non richiede molto tempo per essere attuato - che riguarda i rifugi di montagna, relativamente ai generatori elettrici. Nel 2007 è stata approvata una norma per cui tutti i generatori elettrici di piccole dimensioni - comunque azionati non solo nei rifugi, ma anche nelle baite, nelle malghe, eccetera - che una volta erano esentati dall'accisa sulla fonte energetica, adesso invece devono pagarla.
Abbiamo cercato in tutti i modi di ritornare alla normativa precedente, anche perché intanto l'Europa non considera più forme di incentivazione di questo tipo come aiuti di Stato. Non ce l'abbiamo fatta, perché non c'è stata la possibilità di incontrare la disponibilità del Governo. Tuttavia, abbiamo inserito almeno questa norma, ovvero che nei rifugi di montagna ci sia l'incentivazione dell'efficientamento della generazione elettrica comunque azionata. Purtroppo è tutto fermo. Si tratta di 2 milioni di euro, che sarebbero una


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boccata di ossigeno, soprattutto in concomitanza con l'avvio della stagione primaverile ed estiva, non secondaria soprattutto per i rifugi, sia alpini, sia di alta montagna dell'Appennino.

LUDOVICO VICO. Signora Ministro, l'economia è fatta di numeri e di dati e, per ragioni di competenza, abbiamo chiesto a lei alcuni dati e numeri. Se avessimo voluto sapere degli ammortizzatori sociali nel settore, saremmo andati in Commissione lavoro o dal Ministro Sacconi. Le sono state formalizzate domande semplici. Il PIL è cresciuto o diminuito, ovvero a quanto ammonta? Valgono i dati di Agriturist o quelli del suo Ministero?
In secondo luogo, i dati dell'occupazione a chi dobbiamo chiederli? Si tratta di un argomento di competenza del suo Ministero? Vorremmo sapere quali sono i dati specifici, indispensabili per il nostro lavoro come per il suo, relativi alla mobilità dei lavoratori e alla loro qualifica. Lei sostiene che le lauree in turismo non servano a nulla. Allora, esiste un problema di indirizzo delle università italiane.
Se ho capito bene, lei ci ha fornito solo un dato, quello relativo alle visite del portale Italia.it, ma ad essere importanti sono i numeri assoluti, non le percentuali. Lei parlava di un 45 per cento, ma questo numero a cosa si riferiva, allo zero di contatti di prima oppure ad altro? Quando si dà il numero, in genere, i portali dicono: abbiamo ricevuto 3 milioni di visite, oppure 50.000 visite e così via. Noi vorremmo avere con lei un'idea che non sia quella di una «Italia che tiene famiglia». Credo che lei capisca cosa c'è dietro questa mia affermazione.

ELISA MARCHIONI. Signora Ministro, io credo che la risposta a tutto sia quella di considerare il turismo come un vero comparto industriale di tutto il Paese, perché solo in questo modo riusciamo a cogliere tutte le istanze di questo


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settore e a rispondere a quello che ci viene chiesto. Lei dice che si tratta di un settore privatistico, ma la FIAT o i 100 milioni di incentivi che abbiamo dedicato a lavatrici e motorini hanno esattamente l'obiettivo di far crescere un settore in particolare crisi. Quindi, perché non è possibile pensare per il turismo un atteggiamento di questo tipo? In altre parole, il settore del turismo deve essere considerato come un vero comparto industriale, a cui dare complessivamente una risposta.
Inoltre, colgo bene quello che lei dice circa il fatto che è difficile avere un coordinamento reale tra tutti i soggetti (le regioni, le province, i comuni e le Pro Loco che si occupano di turismo), però questo è proprio il compito che il Codice doveva assolvere. Chiaramente, ciò era opportuno e auspicato da tutti. Proprio per questo, ci chiediamo se il codice abbia questi requisiti, dal momento che quello era un provvedimento altamente necessario, ma con caratteristiche che rispondessero ad un settore che ha assolutamente bisogno di una serie di interventi.
Poi, ben vengano i finanziamenti per i progetti di eccellenza. Spero che i regolamenti di attuazione siano emanati - vado a memoria, perché adesso non ho davanti i documenti che dicono in quali norme essi sono previsti - perché oserei dire che si tratta di fondi che derivano dall'ultima finanziaria Prodi, quindi sarebbe utile utilizzarli e bene.
Per quanto riguarda l'ENIT, capisco la necessità di razionalizzare, ma abbiamo chiuso tutte le sedi. In Germania ce ne resta una sola e anche in Russia, e lì c'è il problema dei visti, che lei conosce bene. Diventa improponibile andare in Italia, perché non c'è chi si occupa di preparare i visti. Quindi, tutti


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i turisti vanno in Spagna, dove questa operazione si fa al computer in pochi minuti e senza avere alcun genere di difficoltà.

PRESIDENTE. Essendo arrivati alle 12,20, e poiché il Ministro deve allontanarsi fra dieci minuti e rispondere a un'interrogazione in Commissione, gli chiederei cortesemente di inviare risposte scritte, che poi consegneremo a tutti i commissari insieme alla relazione illustrata questa mattina.
Ringrazio il Ministro Brambilla e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 12,25.